sabato, febbraio 24, 2018

L'assenza dell'affettività











In quel tempo, Pietro disse a Gesù: "Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguìto". Gesù gli rispose: "In verità vi dico: "non c’è nessuno, che abbia lasciato casa o fratelli o sorelle o madre o padre o campi a causa mia e a causa del Vangelo, che non riceva il centuplo adesso, in questo tempo, in case e fratelli e sorelle e madri e figli e campi, con persecuzioni, (Lc dice: che non riceva molto di più in questo tempo) e la vita eterna nel secolo che viene" (Mc 10,29-30; parall. Mt 19,28-29; Lc 18,28-3o).

27 commenti:

  1. Spero non sia così nera come viene dipinta.

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    1. Cara Dama, il problema è che l'atrofizzazione del desiderio aumenterà con il passare del tempo.
      Per esempio l'Europa, attualmente, non solo che non è diventata quello che aveva promesso, ma è governata nel nome delle banche.
      L'uomo avverte subito che ogni soddisfazione terrena è incompleta perché incapace di permanere nel tempo. L'uomo è debole e insegue ciò che non esiste, ovvero la felicità in questo mondo. Avviene la dissociazione dell'Io, la ragione corre verso l'alienazione e l'affettività si riduce a brandelli di false emozioni che il Potere ti propone. L'uomo a questo punto è solo un fascio di reazioni privo di qualsiasi desiderio. Per questo avviene che un agente carcerario ammazza 4 persone per una lite su un parcheggio.

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    2. Non esisterà una felicità perpetua, ma del resto non può esserlo per definizione.
      Esistono comunque attimi di felicità, che hanno un senso e un'emozione ed una vividezza tutte loro. Anche in questo mondo.

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    3. Per chi crede, ovviamente.
      Ma esiste una marea di altra gente che la felicità la cerca adesso, in questa vita, senza delegarla a quell'altra.

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    4. Il vangelo parla di centuplo per indicare una maggiore serenità. Tu ama quello che hai, non desiderare l'inutile, accetta quello che accade senza esasperazioni e la vita diventerà più accettabile
      La vita è fatta di malattie, menomazioni, morte delle persone care. Non si può parlare di felicità.
      Chi lo fa è sciocco. Tu stai bene e non devi aver paura.

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  2. La società fa le regole e i mass media veicolano queste regole. Nulla di anomalo nella sua anomalia :).

    Sta a noi mantenere la nostra coscienza, mantenendo le nostre differenziazioni. Anche se so benissimo che per tante cose anche io sono uniformato agli altri.

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    1. Volevo fare anche io un award per i non omologati. Ma non ho trovato 5 persone non uniformate in questa strana blogosfera.
      Sono arrivato a 3/4 e tu meriti il Premio.



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  3. Dice la Arendt: "L'autorità e la violenza sono opposti: dove l'una governa per il bene comune l'altro è assente. La violenza compare dove l'Autorità è scossa, ma lasciata a se stessa finisce per far scomparire l'Autorità. Questo implica che non è corretto pensare all'opposto della violenza in termini di non violenza, parlare di potere non violento è di fatto una ridondanza. La violenza può distruggere l'Autorità; è assolutamente incapace di ricrearla."

    L'Autorità si esprime attraverso la politica che è stata sconfitta proprio per l'abbandono dei giovani delusi dalla corruzione e dal luogo comune: i partiti sono tutti uguali.
    Anche se così fosse i partiti si possono cambiare solo partecipando alla loro vita. Dici che tutti sono succubi del Potere ed è questo il problema principale, perché se fossero solo i deboli a cedere non ci sarebbe problema.

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    1. Rileggo con attenzione i libri di Hannah Arendt e lo faccio lentamente perché in qualche modo mi sorprende.
      Mi interessa molto la discussione su violenza e potere, due termini quasi sempre associati tanto che è diventato un luogo comune affermarne la intrinseca connessione.
      Non so se ho capito bene quello che la Arendt sostiene, ma mi sembra che operi un rovesciamento di questo postulato sostenendo appunto che la violenza è solo uno strumento.
      La Arendt nota come ci sia sempre stata una generale riluttanza ad occuparsi della violenza in sé, difatti esiste un consenso generalizzato fra i politologi sulla affermazione che la violenza è "la più flagrante manifestazione del potere" e Max Weber ha definito lo stato come "il dominio degli uomini sugli uomini basato sui mezzi di una violenza legittima o quanto meno ritenuta legittima".
      E considera strano questo consenso a meno di non rifarsi alla valutazione data da Marx dello Stato come strumento di oppressione nelle mani della classe dominante.
      E' opportuno a questo punto definire cosa intendiamo per potere altrimenti non si capisce più niente.
      La Arendt dice che noi non distinguiamo fra parole chiave come "potere", " potenza" ," forza", " autorità", e "violenza".
      Le quali invece rispondono a proprietà diverse e usarle come sinonimi ( a proposito) falsano la prospettiva storica determinando una sorta di cecità rispetto alla realtà a cui fanno riferimento.
      In sostanza tutti i termini enumerati sopra finiscono per identificare un'unica cosa e cioè "i mezzi attraverso i quali l'uomo domina sull'uomo".
      La Arendt fa una distinzione sostanziale tra tutti quei termini:

      potere = alla capacità umana di agire di concerto.
      Non è mai una proprietà individuale, ma di un gruppo e continua ad esistere finché il gruppo resta unito;

      potenza: indica invece una proprietà al singolare, che può essere relativa ad un oggetto o ad una persona e appartiene alle sue caratteristiche individuali. Si può realizzare in rapporto ad altre cose o persone, ma non dipende da loro;

      forza: che viene usato spesso come sinonimo di violenza deve essere riservata solo alle "forze della natura" o " la forza delle circostanze", cioè per indicare forze sprigionate da fenomeni naturali o sociali;

      autorità: è un termine secondo la Arendt che viene più spesso usato a sproposito e la sua specificità è "il riconoscimento indiscusso da parte di coloro cui si chiede di obbedire" in assenza di qualsiasi coercizione o persuasione;

      violenza: si distingue per il suo carattere strumentale ed è quella che più si avvicina alla forza individuale poiché " gli strumenti di violenza sono creati allo scopo di moltiplicare la forza naturale finché, nell'ultimo stadio del loro sviluppo, possano prenderne il suo posto.

      Il potere dunque è caratterizzato dall'agire insieme ed ha quindi a che fare con la politica.
      Si può legittimamente parlare di politica e di potere soltanto in presenza di una pluralità di individui che agiscono insieme.
      Dove non esistono la pluralità e l'agire comune in uno spazio pubblico e libero ( in assenza di questi due presupposti si riduce alla pura naturalità) si configurano regimi autoritari in cui impera la violenza e non si può parlare né di potere né di politica.



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    2. Dipende a mio avviso per cosa si intende per autorità. Se l'autorità diventa potere, allora può diventare violenza. Se ricordo bene la Arendt visse in un certo periodo storico in cui l'autorità per detenere il potere agiva con violenza (vedi Hitler e campi di concentramento.)
      Continuo a leggere perchè i tuoi post sono una fonte di riflessioni non da poco.

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  4. Il potere implica un’energia capace di modificare la realtà e una coscienza consapevole che stabilisca delle mete. Per questo il potere attiene alla somiglianza tra l’uomo e Dio. Nella vicenda moderna del pensiero il potere si è voluto affermare come autonomo. Ma senza un riferimento alla «Trascendenza» l’uomo perde la sua dignità e il potere degenera in violenza. Lo Stato moderno è l’incarnazione del potere autoreferenziale: una realtà che si presenta come assoluta e che conferisce, essa, dignità all’uomo.
    Il cristianesimo è l’annuncio che il «Trascendente» è diventato un uomo: non si può salvare l’uomo, difendere la sua dignità, se non riconoscendo in lui il rapporto con il Trascendente.

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  5. Se vogliamo approfondire l’ambito della virtù della giustizia, secondo gli insegnamenti di Gesù Cristo, dobbiamo leggere e meditare i tre capitoli del “Discorso della montagna” nel Vangelo di San Matteo ai capitoli 5, 6 e 7. È un dovere preciso rispettare i diritti di ciascuno e stabilire nelle relazioni umane l’armonia che promuove l’equità nei confronti delle persone e del bene comune. Presento qui soltanto alcuni passi.
    “Non pensate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non son venuto per abolire, ma per dare compimento”. La legge di Dio non va osservata alla maniera degli scribi e dei farisei, cioè in modo legalista. Dio guarda il cuore, la volontà segreta, le intenzioni.
    Non basta dire: Non ho mai ucciso nessuno. Gesù soggiunge: “Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello, sarà giudicato”. Impegnati sempre a fare la pace con coloro che hai offeso, diversamente a che giovano le tue preghiere e offerte?
    Non basta dire: “Non ho mai commesso adulterio. Ascolta Gesù: “Ma io vi dico: chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel suo cuore”. Egli vuole purificare anche le nostre intenzioni e custodire i nostri sensi: gli occhi, le mani, perché non siano occasioni di scandalo.
    Non si deve spergiurare e neppure giurare. “Sia invece il vostro parlare sì, sì; no, no; il di più viene dal maligno”, dice il Signore.
    E ancora, l’antica legge del “Occhio per occhio e dente per dente” con la venuta del Signore Gesù non vale più; d’ora in avanti vale solo la legge dell’amore: “Amate i vostri nemici e pregate per i vostri persecutori, perché siate figli del Padre vostro celeste, che fa sorgere il suo sole sopra i malvagi e sopra i buoni, e fa piovere sopra i giusti e sopra gli ingiusti. Siate voi dunque perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste”.

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  6. Penso che per ogni cosa, tutto dipenda dal modo in cui guardiamo al reale, in questo caso a come leggiamo i commenti:
    noi possiamo parlare e scrivere tante cose, ma non dobbiamo mai dimenticare che esiste Qualcuno che guida i nostri passi, ascolta i nostri pensieri e ci conduce verso la Sua volontà, Egli cancella ciò che è sbagliato. Correggere un comportamento o un commento, non è necessariamente qualcosa di negativo, anzi, può aiutarci a controllare se stiamo mantenendo il cammino sulla strada intrappresa quando il cuore ha palpitato per un incontro inaspettato.
    Dobbiamo sempre prestare attenzione a quello che accade dentro di noi e tuttociò che faremo nella vita lascerà una traccia e sarebbe importante avere piena coscienza di ogni nostra parola.

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  7. Ognuno pretende di avere la propria morale:




    ma questa è la più grande e triste menzogna.




    Che ogni uomo abbia la sua morale significa




    che ognuno è dominato dalla moralità del potere,




    cioè dalla morale dei valori comuni,




    stabiliti da coloro che hanno i mezzi per farlo.




    Così per una pressione irresistibile




    tutti coloro che pretendono avere una loro morale




    finiscono sotto il dominio del potere.

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  8. In Italia non esiste più l’autorità che è stata sostituita da uno sterminato potere. L’Autorità amministra per il bene della collettività, il Potere è fine a se stesso. Tutti ne hanno. Il ministro, l'industriale, l'impiegato della posta, il ladro, il giudice e il banchiere. L'immagine televisiva, il libro che finge di non avere scopo, la musica ripetuta fino all'ossessione, il disco o il vestito amato dai ragazzi di quindici anni. Il Potere non ha un volto riconoscibile: è anonimo, vuoto, gelatinoso, vischioso, e aderisce a coloro che lo desiderano e anche a coloro che non lo amano. Se tutti hanno potere, nessuno lo afferra. Così è lui che ci possiede, senza che noi lo sappiamo. Poche epoche come la nostra sono state così schiave della soggezione e del fascino del potere.
    La democrazia, invece, si alimenta di convinzioni etiche e ideali che cercano di diffondersi e di affermarsi fino a diventare forza costitutiva della società. Ciò presuppone però il libero confronto e questo, a sua volta, la libera e diretta partecipazione di coloro che vi portano le proprie convinzioni, quale che ne siano la fonte e il fondamento, laico o religioso. La democrazia è, per così dire, un regime in prima persona, non per interposta persona. Se essa è occupata da forze che agiscono come longa manus di poteri esterni, diventa il luogo di scontro e prepotenza di potentati che obbediscono alle loro regole e non rispondono a quelle della democrazia: potentati che sono, tecnicamente, irresponsabili.

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  9. Una volta ci credevo alla democrazia, ma col tempo ho capito che non c'è dittatura peggiore di questa "democrazia", perché il dittatore è anonimo, informe, ma non per questo meno potente, anzi, di un dittatore di cui conosci il volto e la voce.
    Democrazia sarebbe poter scegliere avendo a disposizione più prospettive, mentre in questa democrazia la prospettiva è sempre la stessa, solo colorata in modo diverso, In più se c'è ignoranza, come si fa a scegliere?

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    1. "il dittatore è anonimo, informe"
      Tanto informe non lo credo più. Io direi che ha la forma di uno smartphone, con tanto di Facebook.

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  10. C'è un potere che si camuffa in una dimensione malsana attirando l'attenzione e l'invidia per colmare un vuoto invece di esplorarlo.
    La forza del potere si riesce a gestire solo con un distacco, ciò vuol dire di utilizzarlo senza farsi usare mai. Richiede una leale consapevolezza ed una chiara direzione da prendere.
    Quando si perde il controllo della propria vita subentra la paura di non saper gestire quel potere di forza che nasce dalla debolezza, fonte di ricadute destinate a creare disagi interiori e di relazione.
    E non c'è nulla di peggio.

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  11. C'è un profondo bisogno che noi distruggiamo fino all'ultima pietra l'immagine di autorità o di guida robotica, quasi che si trattasse di individui chiusi dentro una torre da cui lanciano segnali, da cui guidano l'andamento delle cose. L'autorità, la guida, è il contrario del potere, non esiste in essa neanche una virgola della parola potere. Per questo, di fronte al concetto di autorità, nel popolo di Dio è assente completamente, a qualsiasi livello, ogni riflesso di timore. Al potere corrisponde il timore e uno per liberarsi dal timore deve infischiarsi del potere.
    Che cos'è questa autorità? È il luogo (anche tu sei un luogo, anche una persona è un luogo) dove la lotta della profezia e la verifica della profezia sono vissute; dove si svolge la lotta per affermare - e la verifica per convalidare - la risposta che la proposta di Cristo è per la percezione del cuore; dove Cristo è sperimentato come la risposta alle esigenze del cuore.
    È il luogo dove il senso religioso (il senso religioso è dato dalle esigenze del cuore che accusano la risposta che hanno davanti) è più limpido e più semplice; per questo la risposta non fa timore, è più pacifica.
    Pasolini in un suo brano dice che i giovani uno li educa col suo essere, non coi suoi discorsi. L'autorità è il luogo dove il nesso tra le esigenze del cuore e la risposta data da Cristo è più limpido e più semplice, più pacifico. L'autorità è un essere, non una sorgente di discorso. Anche il discorso è parte della consistenza dell'essere, ma soltanto come riflesso. Insomma, l'autorità è una persona vedendo la quale uno vede che quel che dice Cristo corrisponde al cuore.

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  12. Riguardo a PPP, vorrei fare alcune precisazioni .
    PPP scrittore, poeta, autore e regista cinematografico e teatrale italiano. Un uomo di grande cultura e sensibilità.
    Nel 1950 si stabilì a Roma con la madre, per sfuggire allo “scandalo”, in quel tempo si definiva così, provocato dalla pubblica denuncia della sua omosessualità. Da quel momento la sua vicenda biografica coincide appieno con la tumultuosa attività dello scrittore, del regista e dell'intellettuale impegnato a testimoniare e a difendere, spesso anche in sede giudiziaria, la propria radicale diversità, fino alla morte per assassinio.
    Una sua citazione:

    “Io sono un uomo che preferisce perdere piuttosto che vincere con modi sleali e spietati”

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  13. L'intellettuale è colui che, in un corpo a corpo tra esistenza e idealità, rischia un giudizio storico calato nella vita del proprio Paese.
    Un giudizio che quando è autentico confina l'intellettuale in una scomoda solitudine.
    Intellettuali sono stati Gobetti, Gramsci, Testori e Pasolini.
    Pasolini è il grande diagnostico della rivoluzione antropologica in Italia, quella rivoluzione per cui dalla metà degli anni 50 alla metà degli anni 60 avviene un passaggio velocissimo da un mondo tradizionale fondato su una concezione umanistica e solidale a un altro in cui trionfano egoismo, apparenza, vuoto morale.
    E' il mondo del Nuovo Potere che nella sua ingannevole tolleranza persegue un'omologazione generalizzata.

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  14. Urka devo leggere tutto con calma anche se posso dirti fin d'ora che a me fa più paura il cinismo degli adulti che non lo smarrimento dei giovani. Quest'ultimo, a mio parere, deriva proprio dal cinismo degli adulti. Abbraccio, e a più tardi.

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    1. Il cinismo è la caratteristica più evidente del capitalismo "Il Potere secondo la Arendt". Agisce per i suoi interessi, cioè incrementare i consumi delle masse omologando attraverso i media i cervelli.
      Nell’attuale società i desideri sono eterodiretti e i sentimenti effimeri rapidamente consumati.
      Le emozioni pur irrinunciabili a una vita piena e alla conoscenza sono svalutate dalla supremazia tecnologica; l’insoddisfazione e la solitudine si placano con beni materiali da cui poi siamo posseduti.
      Certi stati emozionali sono negativamente percepiti come associati alla vulnerabilità della psiche e all’indecifrabilità dei processi psichici. Si vorrebbero curare con gli psicofarmaci le forme dell’infelicità esistenziale, esperienza che andrebbe vissuta e interpretata per un cambiamento, né so quando possano giovare le meditazioni orientate all’apatia del vuoto mentale o l’adeguarsi a ruoli, ideologie e false coscienze prestabilite al fine di non essere considerati devianti de-omologati.
      Non s’intraprende un processo autoconoscitivo alla ricerca di un’autentica identità in divenire e l’egocentrismo postmoderno indica solo valori da leadership.
      Si vivono insoddisfacenti rapporti con gli altri.
      Gli scambi conversazionali sono limitati a futilità e la comunicazione familiare può scadere in patologici circoli improduttivi. Spesso si disconosce o fraintende la vitalità creativa di elementi verbali come l’humour e l’ironia.
      I bisogni affettivi sono spesso spenti da uno stato di conflitto tra la chiusura individualistica e l’apertura alla condivisione sociale. Ma imparare ad amare è un’arte che si apprende sul campo.
      I sistemi di comunicazione sono sempre più raffinati ma c’è il rischio che si decomponga la capacità di comunicare dal vivo o in modo strutturato. Importa l’uso che ne facciamo: da gioco fine a se stesso a confronto delle idee e disvelamento di identità pur virtuali ma dove possono emergere anche aspetti inconsci della nostra personalità.
      L’uomo ha invano tentato di sottomettere la vita emozionale a quella razionale –realistica. Ma che vale la ragione senza il cuore? Intelligenza, sensibilità, immaginario, devono interagire. Solo le passioni sono il sale della vita che ci fa cogliere qualcosa di noi e degli altri.
      Oggi, come notò Pascal, “nessuno sa più restare solo chiuso nella propria stanza”. Per momenti meditativi che rielaborino fantasie, percezioni, impressioni ecc. Per riesaminare la propria visione del mondo da cui discende il nostro gioire e soffrire che ci rendono vitali, per conoscere i propri modi conoscitivo-emozionali, per ridefinire e affinare quelli comunicativo-relazionali strumento essenziale della vita. Domina un parlare automatico e prevedibile e le questioni serie sono tabù. Non svendiamoci con tediosi affabulatori privi di humour e lievità e ci siano care le persone con cui è possibile sintonizzarci anche per un fugace incontro. Si teme il giudizio o di ammettere la nostra fragilità e il bisogno dell’altro. Una condivisione di emozioni e sentimenti pur avventurosi sarebbe vincente per una consapevolezza non elusa con evasioni e disimpegno.

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    2. Personalmente sul discorso dell'oramai incapacità di comunicare nel reale, credo che la tecnologia abbia la sua parte di colpe. Noi poveri mortali non eravamo preparati e ne facciamo un uso sbagliato. Si è impossessata di noi a tal punto che non riusciamo più a starne senza. Tecnologia=Potere

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    3. La tecnologia che corre verso l'intelligenza artificiale fino ridurre l'uomo a un robot ubbidiente.

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  15. concordo con alcuni concetti ,ma disserisco da altri
    il poter è in quanto tale ciò che toglie libertà ad uno in favore dell'altro ,i principi etici invece spingono ad idealizzare qualsiasi forma di potere che in tal modo diventa irrealizzabile.
    Complimenti per il tuo post che mi ha costretto a belle riflessioni.
    Ciao

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    1. Ciao Cetty.
      Nel campo della politica Hannah Arendt è la filosofa più grande.
      L'autorità amministra per il bene comune e non per propri fini.
      Quando l'Autorità è debole si creano dei vuoti che vengono utilizzati dal Potere. Il Potere non ha né morale, né etica. Agisce per i proprio fini e non per il bene comune. Degenera quasi subito in violenza. Per questo il Potere non potrà mai diventare Autorità. Se vuoi qualche nome di Potere in Italia il discorso parte dalla delinquenza organizzata: mafia, camorra, 'ndrangheta e sacra corona unita.
      Un esempio di vuoto dell'Autorità. In Sicilia se qualcuno ti ruba una bicicletta è inutile andare al posto di Polizia. Solo il mammasantissima locale può aiutarti. Ma anche all'interno delle strutture dello Stato, i Ministeri, per esempio, si formano gruppi di potere che gestiscono i concorsi. Lo vinci se porti 'na borZa piena de sordi, come diceva Previti alla Ariosto che chiedeva come si fa a vincere una causa?
      La sentenza che permise a Silvio Berlusconi di sottrarre la Mondadori al Gruppo Espresso-la Repubblica fu comprata con 425 milioni di lire forniti dal conto All Iberian di Fininvest a Cesare Previti e poi, dall'avvocato di fiducia di Silvio Berlusconi, consegnati al giudice Vittorio Metta. La Cassazione condanna definitivamente Cesare Previti, il giudice corrotto e, quel che soprattutto conta, rimuove una patacca che è in pubblica circolazione da due decenni. L'uomo del fare, Silvio Berlusconi, è l'uomo del sopraffare, del gioco sottobanco, della baratteria illegale. La sentenza dimostra la forma fraudolenta e storta della sua fortuna imprenditoriale.

      http://www.repubblica.it/2007/07/sezioni/cronaca/cassazione-previti/lodo-condanna/lodo-condanna.html?refresh_ce

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