mercoledì 19 luglio 2017

Il giovane teologo seduttore



Il vescovo di Chioggia: "Ci sono persone che spingono il sacerdote a mancare al suo dovere"
Il marito aveva sorpreso la moglie in intimità col prete ed era andato dal vescovo a protestare
Il marito la sorprende insieme al prete
ma il vescovo invita a "non giudicare"

VENEZIA - "Non giudicate per non essere giudicati". E' ricorso alle parole di Cristo il 75enne vescovo di Chioggia Angelo Daniel, per giustificare il sacerdote sorpreso lunedì scorso in intimità con la moglie di uno dei fedeli. E nel paese è caccia all'identità del prete fedifrago.
L'episodio. La dinamica è da "pochade": "lui" rientra a casa prima del previsto e trova "lei" a letto con un altro. L'altro è un prete, elemento anche questo né nuovo nè originale. Anzi, un intellettuale, perché il sacerdote colto in "flagranza amorosa" è docente di Sacre Scritture a Padova, alla Facoltà teologica dell'Italia Settentrionale. Il marito è sconvolto - e fin qui tutto normale" - si sfoga con il cognato e insieme vanno dal vescovo a chiedere giustizia.
E' qui che cominciano le curiosità. Innanzitutto, la Curia impedisce all'uomo di vedere il vescovo e chiama la polizia, perché "l'uomo era parso troppo agitato". Eccesso di precauzione, forse, ma vista l'età del prelato ci può stare. "Curiosa", invece, la valutazione del vescovo sull'accaduto.
Ammonisce "l'autorità morale" intervenendo sul giornale diocesano, 'La Nuova Scintilla': "non giudicare per non essere giudicati". E non dimentichiamo che "D'altra parte, pur essendo grande la responsabilità di un sacerdote che dovrebbe essere sempre per gli altri esempio e guida - rileva tra l'altro il Vescovo - non dobbiamo dimenticare che, a fronte di molti che per fortuna sostengono il prete, non mancano persone che direttamente o indirettamente, lo spingono a mancare." Insomma, lei l'ha provocato. Ma rassicura: "Se la debolezza ci accomuna - conclude - siamo certi però che c'è per tutti anche la misericordia e quindi il perdono di Dio".
Piena assoluzione per la scappatella, dunque, o un segnale di "modernità"? L'aut-aut spacca i chioggesi, che sono scatenati. Perché da lunedì è caccia al prete. C'è chi dice che "queste cose sono sempre successe e continueranno a succedere", chi si indigna perché non "lo avrebbe mai creduto", chi indulge di fronte alle debolezze umane perché e chi va al bar a giocarsi al lotto le età dei tre protagonisti. Ma lui non si è più visto: "è fuori Chioggia", fanno sapere dalle segreterie della Curia.
Non voglio contestare che la storia boccaccesca sia vera, ma come è stata riportata dai media somiglia molto a una barzelletta.
Ma secondo voi è possibile che un uomo, un cornuto, che trova la moglie nel letto a far sesso con un prete filosofo di 24 anni, la prima cosa che pensa sia quella di andare a protestare dal Vescovo?
E' possibile che un Vescovo sia così imbecille?


martedì 18 luglio 2017

Quando la gioia si nasconde







"Noi sappiamo bene che tutto il creato soffre e geme come una donna che partorisce".
Questa celebre affermazione di Paolo, che basta da sola a dar senso e spiegazione ad ogni dolore umano, non è radicata tanto su una concezione ottimistica della storia e della sua evoluzione, ma su un sapere irriducibile ad ogni scienza: quello di chi possiede già in sé un germe che anticipa e promette tutto il positivo sviluppo futuro.
Anche noi che abbiamo le primizie dello Spirito gemiamo in noi stessi perché aspettiamo l'adozione a figli di Dio, la redenzione del nostro corpo".
E' questa primizia coscientemente posseduta che mette oggettivamente tutto l'universo in uno stato di impazienza.
Abbiamo così due affermazioni fondamentali.
La prima è che tutto il dolore umano e cosmico contiene in sé un'attesa impaziente di liberazione che, da un lato aggrava lo stesso dolore, ma dall'altro gli apre uno sbocco.
La seconda è che tale attesa è vissuta solo da coloro che hanno le primizie dello Spirito e perciò non ritengono più paragonabili alla gloria futura le sofferenze del momento presente.
"La gioia è causata dall’amore" (s. Tommaso d’Aquino). Gioia e amore camminano insieme. Chi non ama non può essere gioioso. La gioia è assente dove sono presenti l’egoismo e l’odio. La disperazione nasce dall’assenza dell’amore.
La gioia cristiana è una ridondanza dell’amore di Dio: non è una virtù distinta dall’amore, ma è un effetto dell’amore. Questa precisazione non è inutile ma indispensabile e fondamentale perché ci svela il motivo del fatto che molti cercano la gioia e non la trovano. Essi la cercano invano perché pensano che essa sia reperibile per se stessa. La gioia non ha consistenza in se stessa: ha la sua sorgente nell’amore, è un raggio dell’amore. E la sorgente dell’amore è Dio: "Dio è amore" (1Gv 4,8).

lunedì 17 luglio 2017

Vittime e carnefici







L'altra sera ho visto un bel film, La migliore offerta, di Tornatore. Il personaggio dell'antiquario era stupendo. Un uomo di successo, così tristemente distante dal mondo dei sentimenti, che ama le donne solo attraverso la loro rappresentazione dipinta e tocca le cose solo attraverso protezioni (guanti). Un uomo solo ed affezionato alla sua malata forma di collezionismo. Apparentemente intoccabile.
Pur tuttavia si lascia “toccare“ dalla realtà, altrettanto distorta e morbosa, di una donna fino ad innamorarsene.
Ma era tutto un inganno. Ma nonostante il tradimento lui esce dalla sua follia conservando la sua purezza. E attende fino alla fine quell'unico elemento di vero che ogni falso contiene.
E' una bella attesa quella che sa semplicemente di attesa, come certe nuvole cariche di promessa di pioggia. Spande nell'aria un odore di muschio, di terra, di sale. E' un momento che pretende osservazione di occhi e cuore attenti, o al contrario, disattenzione indifferente. Quel che si scorge negli altri è esattamente quel che si ricerca per sé, attraverso assonanze, similitudini. Piccoli grandi segni di alloggio emotivo, nonostante il “brutto” che ognuno reca sulle spalle.
Credo che la cosa più importante, nelle anime pure, sia conservare, nonostante i dolori, le disavventure, le delusioni, le ferite  quello sguardo magnanimo, indulgente che è l'antico sapore che ci portiamo dentro, una sorte di odore di pane caldo appena sfornato, che qualche volta ancora sentiamo nell'aria che ci accompagna in certe mattine di brina, quando si è in custodia solo a se stessi.  come tutti, inevitabilmente. Ma ci accompagna quel profumo di buono, di antico a custodia di un cuore che conserva lo sguardo puro da gettare sulle cose. E' fondamentale non lasciarsi smarrire dalla rabbia o dalle “circolarità”. Anche se esiste un solo impercettibile profumo di buono, è da inseguire come un cane da tartufo. Poiché a cristallizzarsi sugli inganni subiti o inflitti si finisce solo col diventarne vittime, ma al contempo, carnefici.


sabato 15 luglio 2017

Tu non cercare nulla






Non sempre individuare quel che va male corrisponde ad avere un'altra idea di “bene”. Ma quand'anche lo si sapesse o intuisse, per contrapporsi non bastano gli uomini di buona volontà allertati - “Devi anche sapere che negli ultimi tempi verranno momenti difficili. Gli uomini saranno egoisti, amanti del denaro, vanitosi, orgogliosi, bestemmiatori, ribelli ai genitori, ingrati, senza religione, senza amore, sleali, maldicenti, intemperanti, intrattabili, nemici del bene, traditori, sfrontati, accecati dall’orgoglio, attaccati ai piaceri più che a Dio, con la parvenza della pietà, mentre ne hanno rinnegata la forza interiore. Guardati bene da costoro  o allertati dall'idea benefit di comunanza. Il sistema e la sua modalità liquida ci ha corroso, intorpidito, asservito, addomesticato. E seguiterà per generazioni anche se dovessimo ripartire dalla clava da domani mattina. Identificare ciò che non va non sempre equivale ad avere chiarezza sul cosa si dovrebbe. E soprattutto comunicarselo in modo da trasformarlo in azione sovversiva. Tante anime di buona volontà non fanno in automatico un “pensiero” da cui una dottrina, da cui un'azione. E, conciati come siamo c'è un'unica speranza (che speranza non è) che scenda in campo (meglio in terra) un portatore sano di alternativa. Ma la logica vorrebbe che sorgesse dal basso mentre ormai siamo solo in condizione di sentire dall'alto. Perché il basso siamo noi. Che, muti e rassegnati, indignati solo a metà, continuiamo a digerire fino a farci scoppiare la bile. Sapere non basta. Desiderare nemmeno.

Rassegnazione per principianti 
Tu non cercare nulla. Non c'è niente da trovare,
Niente da capire. Accontentati.
Quando verrà il loro tempo fioriranno i tigli
Sopra la tomba scavata di fresco.
Quando verrà il suo tempo si dissiperà il buio,
Scintillerà la luce rinata.
Niente è concluso, tutto continua.
E tu sarai allegro. O forse no.
Tra sparire e ricominciare
L'impossibile accade.
Come e perché non è stato svelato.
Suona nuova al principiante l'antichissima melodia.
Per cercare il senso profondo, non sprofondare.
Tu non cercare. Così lo troverai.
- Mascha Kaléko



venerdì 14 luglio 2017

Il vivere è faticoso






L'avvenimento cristiano penetrando nel nostro orizzonte fa affiorare tutta la drammaticità della nostra esigenza.
Non si può dire io infatti senza pagare qualcosa, senza che un'esigenza strana che ci destina a una fatica venga indicata, senza che una sofferenza venga introdotta, e senza che un desiderio di felicità, normalmente soffocato nella distrazione, prenda corpo.
L'avvenimento cristiano porta nella nostra vita una drammaticità che altrimenti non vi sarebbe.
Può succedere, però, che l'uomo scelga di dimenticarsene, poiché esso inquieta, disturba, e preferisca abbandonarsi alla confusione, oppure oscillare nell'aria come una foglia staccata dall'albero.
La nostra incapacità secolare di eliminare gli schemi esistenziali, determina una percezione soggettiva della drammaticità dell'esistenza che alimenta la forza mistica dei poteri costituiti.
Essi propagandano il terrore facendoci temere di perdere tutto ciò che abbiamo : le nostre idee, la sicurezza economica, gli affetti, la certezza del futuro. Per i quali crediamo di aver lottato tutta una vita.
Non diamo loro ascolto, non possono farlo, perché i loro valori non sono quelli degli uomini liberi.
Ci agitano contro dei mostri, sono solo di carta.
Conosco chi ipnotizzato dal potere bramando successo e denaro ha distrutto la propria vita e annientato la felicità dei propri figli.
C'è un altra esigenza del nostro io. Il desiderio di comunicare con gli altri. Avviene. E' straordinario. Basta parlare mettendo al primo posto una verità sincera.
Ma, la voglia di comunicare deve essere rispettosa dell'altro, paziente, essa può ferire, generando chiusura al dialogo in chi è confuso ed insicuro.

giovedì 13 luglio 2017

Ricchi e imbroglioni





Alcuni ricchissimi americani, Bill Gates e Warren Buffett in testa, vogliono convincere gli altri ricchi a donare il 50% della loro ricchezza per opere di beneficenza.
 Addirittura Buffett ha dichiarato che destinerà ad opere filantropiche il 99% del suo patrimonio; costui dichiara di "non rinunciare a niente di cui abbia realmente bisogno". Aggiunge che il suo stile di vita resterà invariato e che i suoi figli hanno già ricevuto "somme significative ed altre ne riceveranno in futuro".
 In pratica, dichiarano, essi cercano di restituire una dimensione etica al capitalismo americano.
 Sono incredibili gli americani.
 Come facciano a vivere in una lacerante contraddizione che, da un lato, li vede disposti alla filantropia e, dall'altro, li vede opporsi alla solidarietà, lo sa solo quella testa di plastica che hanno.
 Come si può conciliare l'impegno filantropico a donare il 99% del patrimonio e non comprendere che è altrettanto necessario un impegno solidale come la sanità pubblica? Sono dei fenomeni! Hanno la capacità di non vedere la contraddizione violenta che esiste fra slancio filantropico e negazione della solidarietà.
 Ma che società contorta!
La beneficenza si fa nel silenzio. Evidentemente le dichiarazioni servono per spettacolarizzare la loro vera o presunta magnanimità, mentre obiettivamente, vivendo nel lusso più sfrenato, non conoscono i reali bisogni di chi è meno fortunato.




martedì 11 luglio 2017

Quando il dovere si trasforma in piacere





Parlando della consuetudine, Montaigne racconta l'aneddoto (una leggenda metropolitana del '500) di una contadina che, avendo incominciato ad accarezzare e prendere in braccio un vitellino fin dalla nascita, e continuando a farlo, giunse per l'abitudine a portarlo anche quando divenne un toro. Ma il racconto serve a M. per introdurre il discorso sulla consuetudine che è come "una maestra di scuola prepotente e traditrice" che ci impone il giogo della sua autorità e, dopo un dolce e mite inizio, mano a mano che il tempo lo rafforza, rivelerebbe "un volto furioso e tirannico", di fronte al quale non abbiamo più la libertà di alzare gli occhi e ci fa - insieme alla convenienza - persino scegliere la tirannide al posto della libertà (come dimostrava il suo grande amico La Boétie nel Discours di qualche anno prima). Ma, si potrebbe dire: dove finisce la consuetudine ed inizia la "cultura" (quando M. scrive i saggi, dalle Indie Occidentali appena scoperte arrivano notizie di popoli nuovi, dove il potere non ha le caratteristiche del dominio, rivelando un’antropologia culturale diversa da quella europea e asiatica...)? E poi, l'abitudine intorpidisce davvero i sensi o è anche una necessità? Non andremmo tutti alla malora se agissimo come ci pare e tentassimo la via della libertà? Come si fa a stare nudi e liberi, senza "abiti" o tradizioni? E se si tratta di cambiarli, quali sono quelli inadatti alla valorizzazione personale? (chi la decide, del resto?) E infine, come è difficile cambiarne qualcuno... Se penso alla mia esperienza, non vado più in là dell'abbandono del tifo calcistico, del fumo, di qualche dieta più o meno riuscita, di qualche impegno indotto dall'obbligo professionale, e di qualche rinuncia per concludere qualche lavoro. Ma quanta fatica, quanto tempo, la scelta e la decisione.



lunedì 10 luglio 2017

Arrivare a un significato completo





Anche un'azione che sembra semplice necessita di un'adeguata concentrazione.
Una volta ho provato ad appendere un quadro al muro.
Il foro è venuto troppo largo, e il chiodo ciondolando ha causato la caduta del dipinto.
Si è rotto il vetro e il quadro cadendo ha rovesciato un vaso di fiori sul tavolo, imbrattando d'acqua documenti su cui lavoravo da giorni (e notti).
Sul muro è rimasta una crepa, con quel buco a sghignazzarmi senza ritegno, e a farmi sentire un idiota completo.
Ora ho imparato come si deve fare.
Sabato, in una galleria del centro ho visto un quadro molto bello.
Non sono stato a pensarci due volte.
Un assegno bancario e il dipinto è mio.
Ma non è di questo che volevo parlarvi.
E' di quello che è successo dopo.
Sono tornato a casa.
Ho preso un chiodo e un martello.
L'operazione è riuscita e ho appeso il quadro.
Prendere un chiodo, battere con il martello fino a farlo penetrare nel muro e appendere il dipinto rappresenta una sequela importante nel segno della logica.
Qualcosa che ha un senso compiuto.
Ecco, tutto quello che facciamo dovrebbe avere un significato chiaro e preciso.
Voi agite rispettando la logica?




sabato 8 luglio 2017

Il pianto è una virtù






Quando ero piccolo non mi piacevano le favole solite; mi annoiavo e me ne andavo via, lasciando il narratore, chiunque fosse, con un palmo di naso. Mi piacevano, invece, le favole paurose, quelle che mi spaventavano. I racconti gotici, per intenderci. Una, in particolare, sicuramente inventata, se non ricordo male, raccontava in mille maniere diverse sempre lo stesso accadimento: una bambina povera, moriva, ma poiché era bellissima, diventava una stella. Di solito me la indicavano pure nel cielo, se era possibile farlo. Quando, dopo le mie petulanti insistenze nel sentirlo, il racconto, che pure conoscevo, si avvicinava all’epilogo, mi mettevo a piangere e mi scagliavo, con tutta la mia rabbiosa debolezza contro chi raccontava, dimentico delle mie insistenti richieste, imputandogli la colpa del mio pianto. Ricordo che piangevo con le lacrime copiose.
Crescendo smisi di piangere. E, da allora, non ho pianto più. Mi manca il pianto, i singhiozzi, ma ormai è tardi per i rimpianti.
Che grande debolezza non piangere! Piange Achille, piange Ettore, piange Ulisse.
Forse farete fatica a crederci ma finché cadranno lacrime di commozione o compassione il mondo continuerà a girare. Sembra strano ma al pianto non si può comandare e la cosa peggiore è che i miei occhi lacrimano per il freddo o altro, ma non per un pianto, magari copioso, di commozione o di compassione.
Ma sono sicuro che da qualche parte c'è chi piange amaramente.
Ora che mi ricordo non ho mai pianto per rimorso.
Anche Gesù pianse nel vedere Lazzaro "sepolto" e vedendo Gerusalemme "tradita".
Anche Pietro pianse dopo aver rinnegato per tre volte Cristo.



mercoledì 5 luglio 2017

L'antica arte di fabbricare una brocca






In crisi non è la società della tecnica , ma le forme della tradizione occidentale, che da tale civiltà sono portate al tramonto. Non solo la creazione di nuove tecnologie distrugge le tecnologie obsolete, ma la civiltà della tecnica, nel suo insieme, distrugge le forme tradizionali nelle quali si è via via presentata la " tecnica" occidentale : la religione, la morale, la politica, l'arte, la filosofia. Esse sono distrutte non nel senso che sono bandite, ma nel senso che vien negata la loro pretesa di guidare l'umanità, e questa negazione non consite in un semplice atto teorico ma nella maggior " potenza" della razionalità scientifico-tecnologica rispetto a qualunque altra forma di razionalità. La crisi dei " valori tradizionali" è la loro impotenza rispetto alla potenza tecnologica.
Ogni critica che nella "nostra" cultura viene rivolta alla civiltà della tecnica si fonda su quello stesso atteggiamento di cui tale civiltà è la più rigorosa realizzazione. Questo atteggiamento- che compare insieme all'uomo- consiste nella persuasione di essere padroni delle proprie azioni e di essere in grado di padroneggiare, mediante l'agire le cose del mondo.
L'Oriente ha coltivato soprattutto la capacità di divenire padroni del mondo interiore, soprattutto del mondo esteriore l'Occidente. Anche i filosofi che , come Heidegger ( in cui riecheggiano alcune forme tipiche della saggezza orientale) , mettono in questione il rapporto mezzo-fine , contestano il modo in cui tale rapporto viene realizzato , non questo rapporto come tale.
L'antica arte di fabbricare una brocca è anche per Heidegger profondamente diversa da una moderna centrale idroelettrica. Eppure, nonostante ogni indubbia diversità l'antico e il nuovo modo di fabbricare le cose hanno in comune l'essenziale e il decisivo: la persuasione ( la fede) che l'uomo è capace di dominare il mondo, cioè di trasformarlo conformemente ai propri progetti.
E' così "naturale" , questa persuasione, che in genere non si vuol perdere tempo attorno a essa. La sostanza di tale persuasione rimane immutata anche quando si rileva che gli autentici attori storici non sono gli individui, ma i gruppi, gli apparati, le istituzioni, le strutture. ( si tratta della versione attuale del concetto tradizionale che l'autentico attore della storia sia il divino) è così naturale, quella persuasione, appunto perchè in essa consiste la "natura" dell'uomo. La civiltà della tecnica è il pieno dispiegamento della "natura" dell'uomo.

martedì 4 luglio 2017

Un amore distrutto






Di fronte alla mia abitazione, in una casetta ad un piano, racchiusa all’interno di una striscia di terra, abita un vecchietto. Quando questa parte di Pescara, quartiere Stadio, era campagna, il valore commerciale della zona era molto basso. Lui era il proprietario di diversi ettari di terreno. Poi sono arrivate le prime case, lo Stadio Adriatico, negozi e supermercati. L’anziano signore ha iniziato a vendere la sua terra. In ogni palazzo, e ne saranno almeno cinquanta, come controvalore dell’area edificabile ceduta, possiede almeno due o tre appartamenti. E’ senza dubbio un uomo ricco. Ma ha preferito restare nella sua piccola casa. Cucina quasi tutto alla brace. Sapori e odori antichi di buone pietanze arrivano a casa mia e un po’ d’invidia affiora nei miei pensieri. Ma volevo parlarvi di un’altra cosa. Un albero, il pioppo nero. Quando ho acquistato il mio appartamento, nel suo terreno lui troneggiava, altissimo. Le foglie del pioppo sono sempre agitate. Non stanno ferme un attimo. Solo quando all’anticiclone delle Azzorre, si sostituisce una situazione climatica, caratterizzata dalla presenza d’aria calda africana, le foglie del pioppo si riposano e restano immobili. Forse si addormentano. Ho l’impressione che per sorte malvagia potrebbero morire. Un po’ alla volta il pioppo ha cominciato ad inclinarsi e il proprietario ha tagliato diversi rami. Tutto questo non è stato sufficiente ad impedire che lo scorso anno diventasse necessario recidere quasi radicalmente l’albero. E’ rimasto un grosso tronco alto circa tre metri. Io, dal balcone di casa, ho assistito impotente e malinconico alla fine del pioppo.


domenica 2 luglio 2017

Reale virtuale età e gus






Non credo che la definizione di un blog come un momento virtuale della vita sia esatta. Per me si tratta di qualcosa che è reale. Diciamo che è come scrivere una lettera e avere delle risposte. Quello che si dovrebbe capire è come le persone interagiscono.
Ma tutti noi siamo diversi a secondo dell'ambiente e delle persone con cui ci relazioniamo.
Gli atteggiamenti comportamentali che ho allo stadio, mentre assisto ad un incontro di calcio, sono molto diversi da quelli che ho in ufficio. E anche nel posto di lavoro assumo diversi atteggiamenti a seconda che stia parlando con il direttore o con un impiegato. Anche nella famiglia parlo a mia moglie in un certo modo che è differente dal linguaggio che ho con i figli.
In realtà siamo una, cento, mille persone.
Il guazzabuglio di parole è specchio di un tipo di pensiero e le chiusure ideologiche nullificano la persona privandola della libertà di un dialettico confronto che accolga idee anche discordi.
A volte si adottano frasi irriflesse e distorsioni semantiche dove spesso manca una coerenza logico-argomentativa.
Certe dinamiche comunicative individuali e di gruppo della vita reale è possibile che si replichino nella dimensione virtuale non ancora molto indagata nella sua specificità. Nei limiti ho esaminato varie volte il problema e anche recentemente in Internet tra realtà e finzione, ecc.
Attraversando alcuni blog o forum mi è sembrato che ci sia una tendenza a preferire le astrattezze e la fuga evasiva dalle varie e contrastanti forme della vita. Se si tenta di esaminarne qualche aspetto concreto e quotidiano, anche in modi non complessi, risulta veramente fuori portata di comprensione, ma se viene percepito dissonante con una propria visione del mondo credo spesso si finga di non capire, si “fraintende”, si ricorre a digressioni, si disconferma, ecc. E' certo più facile il gioco in cui, viceversa, si finge di capire improvvisate e incomprensibili divagazioni in conniventi rimandi con l'illusione di apparire sapienti, ma in realtà incapaci di riconoscere i punti salienti o ineludibili del tema in esame.