martedì 28 febbraio 2017

Stupito timor sacro






Dalla ricerca accurata della tradizione mistica
e popolare,
che vedeva nei vagiti del Bambino
l'anticipo dei dolori della Passione,
Giovanni della Croce vi vede l'espressione
dell'ammirabile scambio
delle nozze mistiche,  avvenute già nella
persona stessa di Cristo,  tra la natura umana
e la natura divina.
La possibilità della beatitudine dei piangenti
è già realizzata nel miracolo stesso
dell'Incarnazione ed è già partecipata
alla creatura a cominciare da Maria che assiste
al Mistero con una sorta di stupito timor sacro.
Per mezzo di Gesù Cristo, il Padre ci si è rivelato
come il Dio di ogni consolazione.
E' l'annuncio di una speranza ben salda
con la quale si devono giudicare anche
gli avvenimenti che turbano la nostra vita
personale.
Nella partecipazione attiva e passiva dell'anima umana,
in quelle specifiche notti dei sensi e dello spirito,
san Giovanni della Croce vede prima di
tutto la preparazione
necessaria affinché l'anima umana possa
essere pervasa dalla viva fiamma dell'amore.



lunedì 27 febbraio 2017

Un rapporto prioritario con l'Altro





Dopo la guerra, Lévinas divenne un pensatore di punta in Francia, emergendo dal circolo degli intellettuali che circondavano Jean Wahl. La sua opera si basa sull'etica dell'Altro o, come direbbe Levinas, egli ricerca "l'etica come prima filosofia". Per Lévinas, l'Altro non è conoscibile e non può esser ridotto ad un oggetto per sé, come è detto dalla metafisica tradizionale (chiamata ontologia da Levinas). Lévinas preferisce pensare la filosofia come la 'conoscenza dell'amore' piuttosto che l'amore della conoscenza. Nel suo sistema, l'etica diventa un'entità indipendente dalla soggettività al punto che la responsabilità è intrinseca al soggetto; per questo un'etica di responsabilità precede qualunque 'oggettiva ricerca della verità'. Lévinas fa derivare la preminenza della sua etica dall'esperienza dell'incontro con l'Altro. Per Lévinas l'incontro faccia a faccia con un altro essere umano è un fenomeno privilegiato nel quale la prossimità dell'altra persona e la distanza sono entrambi fortemente sentiti. Alla rivelazione del volto il primo desiderio naturale di una persona è di uccidere l'Altro. Allo stesso tempo, la rivelazione del volto costringe l'immediato riconoscimento dell'incapacità di una persona di farlo. Ogni uomo deve istantaneamente riconoscere l'inviolabilità e l'autonomia dell'Altro.
"Il povero, lo straniero si presenta come eguale. La sua uguaglianza in questa povertà essenziale consiste nel riferirsi al terzo, così presente all'incontro e che, nella sua miseria, è già servito da Altri. Egli si unisce a me. Ogni relazione sociale, al pari di una derivata, risale alla presentazione dell'Altro al Medesimo, senza nessuna mediazione di immagini o di segni, ma grazie alla sola espressione del volto".
"Il nostro rapporto col mondo, prima ancora di essere un rapporto con le cose, è un rapporto con l'Altro. E' un rapporto prioritario che la tradizione metafisica occidentale ha occultato, cercando di assorbire e identificare l'altro a sé, spogliandolo della sua alterità.  "

sabato 25 febbraio 2017

E' necessaria una certa distanza







Quanto più l’essere pensante è distinto dall’oggetto del suo pensiero, maggiore è il rapporto tra i due.
Se io come persona esamino un pesce, il rapporto unitario tra noi due aumenta, fino a immaginare di essere io stesso un pesce.
Se invece penso al mio dito, oggetto parte dell’essere pensante, il rapporto con esso è inferiore. Non potrò mai identificarmi con esso.
Un po’ difficile porsi di fronte ad un altro che non ho mai conosciuto, facile invece che mi ponga di fronte a chi prediligo.
Ritornando all’inizio: quanto più la mia coscienza è avulsa da quella del pesce, tanto più capisco di non essere un pesce e lo esamino con più attenzione del dito con cui ho una certa familiarità e quindi si sfoca.
Fino a dire: chissà se il mio dito è reale o è una mia fantasia?
Poi ci sono quelli che pensano di vedere meglio avvicinandosi non sapendo che più restano distinti soggetto e oggetto tanto più è potentemente unitario il rapporto tra l'uno e l'altro.
Di fronte all'altro che non hai mai conosciuto oppure che prediligi, i due estremi, quanto più è distinta la coscienza, quanto più capisci che lui è l'altro, tanto più è profondo il nesso che si stabilisce, tanto più i terminali del tuo sguardo colgono i particolari dell'altro.
Quanto meno hai questa percezione della distinzione, tanto più è come se l'altro si sfocasse.
Tant'è vero che giungi fino a dire: "Chissà se è una mia fantasia o se è vero".
E' esattamente la posizione di tutta la filosofia contemporanea.
La ragione debole di Vattimo, i sofismi di Eco e l'ultimo nichilismo di Severino sono così.
Tu tra la folla noti un bellissimo volto femminile e ti avvicini per guardarlo meglio ,fino a sfiorare quel viso che è così vicino che vedi solo il naso o il padiglione auricolare.

giovedì 23 febbraio 2017

Francesco ci ha indicato la strada


Francesco viene subito dopo Cristo. Non è un santo come gli altri, anzi qualcuno non è mai esistito, qualcuno metteva l'acido pe simulare le stimmate. Bisognerebbe fare un riesame su questi santi. Eliminare chi è stato papa, a cominciare dal polacco, che ha sistemato in Italia preti della sua nazione, morti di fame e puttanieri. La pedofilia è dilagante. L'argentino sa benissimo che negli States 6 preti su 10 sono pedofili. Si limita a spostarli e non consegnarli alla giustizia. Sta sporcando il nome che ha scelto. Io so che ho l'obbligo dell'ubbidienza e come ha già suggerito Gesù non dobbiamo nemmeno scandalizzarci. La Chiesa veicola il divino e rappresenta il Corpo mistico di Cristo. Lui apprezzerà la nostra fedeltà in nome della sua presenza.

mercoledì 22 febbraio 2017

Un'amicizia diversa






Il riconoscimento della presenza di Cristo realizza l'amicizia tra due persone, un'amicizia come realtà sociale diversa, generata diversamente e diversamente proiettata nel cammino del tempo e dello spazio.
Questa amicizia è per un'opera nuova, crescente, nella storia: in essa domina lo stupore della grazia.
Questa concezione dell'amicizia è lontanissima da ogni riduzione intimistica, è priva di sentimentalismo.
Questa amicizia nasce nella fatica di rendere carne l'ideale, Cristo, Colui che più ci è caro.
Gli amici sono coloro che continuamente, anche senza dirlo, ci richiamano Colui che abbiamo di più caro, affinché nasca dalla nostra carne.
L'affezione a questa amicizia è perciò vera affezione a se stessi.
L'amicizia tra noi è una realtà sociale nuova, una realtà pensante e operativa, che rigenera il nostro modo di pensare e di operare.


martedì 21 febbraio 2017

Nuove Comunità affiancano la Chiesa







Nel nostro mondo, spesso dominato da una cultura secolarizzata che fomenta e reclamizza modelli di vita senza Dio, la fede di tanti viene messa a dura prova e non di rado soffocata e spenta. Si avverte, quindi, con urgenza la necessità di un annuncio forte e di una solida e approfondita formazione cristiana. Ed ecco, allora, i movimenti e le nuove comunità ecclesiali: essi sono la risposta suscitata dallo Spirito Santo a questa drammatica sfida . Essi sono, voi siete, la risposta provvidenziale". Papa Woytjla in un certo senso vedeva queste comunità ecclesiali come una toppa al vestito bucato, che in fondo è proprio la Chiesa, troppa rintanata tra le oscure camere del Vaticano e lontana dalla gente.
Ma nella sua disamina c'è anche la preoccupazione che queste comunità finiscano per deragliare dal cammino cristiano e invoca per loro lo Spirito Santo.
Io non sono entusiasta di queste comunità che sono anche tante In Italia, cica 170. Ho fatto qualche esperienza e ho diverse testimonianze. Queste sette hanno una ferrea gerarchia, non c'è amore nel loro interno e debordano praticando esperienze stravaganti. Per esempio nei movimenti neocatecumenali si vive la confessione di gruppo. Ebbene, durante questo rito qualcuno confessa di aver amoreggiato con una donna sposata, il tutto alla presenza del marito. Celebrano anche le messe nell'abitazione del capo. Non vedo il dono dello Spirito Santo.

lunedì 20 febbraio 2017

Gli attori storici non sono gli individui





L'uomo è libero quando è lui il protagonista della sua vita. Può scegliere la strada che preferisce. Questa libertà può venire solo dalla politica che amministra per il bene della collettività. La tecnologia, invece dà gli strumenti da vendere al Potere che nella nostra società è il Capitalismo. Il Capitalismo non ha un'etica e pensare a una morale è assurdo. L'uomo non deve pensare ma acquistare tutto quello che il mercato offre. Al Potere giova una società omologata in basso priva del desiderio di felicità e tesa solo al consumo. La gente è così confusa che non è nemmeno in grado di scegliersi un Governo. Tanto sta avvenendo in Italia.
Come è possibile riappropriarsi della libertà? Bisogna partecipare alla vita politica eliminando questi partiti che sono uguali e d'accordo a fare i propri interessi


domenica 19 febbraio 2017

Canzone di Modugno

 




                                              Farfalle colorate
Farfalle delicate
Farfalle, farfalle.
Bianche e gialle
Sono i fiori del cielo
Sono le stelle dei prati
Fra corolle e pistilli
Di mimose e lillà.
Le farfalle le, le farfalle le
Le farfalle le, le farfalle le.
Con il canto del gallo
Si risvegliano a mille
Con il trillo dei grilli
Se ne vanno a dormir.
Le farfalle le le farfalle le
Le farfalle le le farfalle le.
Farfalle silenziose,
Farfalle luminose.
Farfalle, farfalle.
Misteriose.
Sono mille fiammelle
Lampadine volanti
Fanno luce agli amanti
Là nell'oscurità.
Le farfalle le, le farfalle le
Le farfalle le, le farfalle le.
Sono i portafortuna
Di chi sogna l'amore
Sotto il chiaro di luna
Nelle notti d'està.
Le farfalle le, le farfalle le
Le farfalle le, le farfalle le.
Le farfalle le, le farfalle le
Le farfalle le, le farfalle le.
 


sabato 18 febbraio 2017

La Fallaci parla di Pasolini





Diventammo subito amici, noi amici impossibili. Cioè io donna normale e tu uomo anormale, almeno secondo i canoni ipocriti della cosiddetta civiltà, io innamorata della vita e tu innamorato della morte. Io così dura e tu così dolce.
V’era una dolcezza femminea in te, una gentilezza femminea. Anche la tua voce del resto aveva un che di femmineo, e ciò era strano perché i tuoi lineamenti erano i lineamenti di un uomo: secchi, feroci.
Sì esisteva una nascosta ferocia sui tuoi zigomi forti, sul tuo naso da pugile, sulle tue labbra sottili, una crudeltà clandestina. Ed essa si trasmetteva al tuo corpo piccolo e magro, alla tua andatura maschia, scattante, da belva che salta addosso e morde. Però quando parlavi o sorridevi o muovevi le mani diventavi gentile come una donna, soave come una donna.
Ed io mi sentivo quasi imbarazzata a provare quel misterioso trasporto per te. Pensavo: in fondo è lo stesso che sentirsi attratta da una donna.
Come due donne, non un uomo e una donna, andavamo a comprare pantaloni per Ninetto, giubbotti per Ninetto, e tu parlavi di lui quasi fosse stato tuo figlio: partorito dal tuo ventre, e non seminato dal tuo seme. Quasi tu fossi geloso della maternità che rimproveravi a tua madre, a noi donne. Per Ninetto, in un negozio del Village, ti invaghisti di una camicia che era la copia esatta delle camicie in uso a Sing Sing. Sul taschino sinistro era scritto: "Prigione di Stato. Galeotto numero 3678". La provasti ripetendo: «Deliziosa, gli piacerà».
Poi uscimmo e per strada v’era un corteo a favore della guerra in Vietnam, ricordi? Tipi di mezza età alzavan cartelli su cui era scritto: "Bombardate Hanoi" e ci restasti male. Da una settimana ti affannavi a spiegarmi che il vero momento rivoluzionario non era in Cina né in Russia ma in America.
«Vai a Mosca, vai a Praga, vai a Budapest e avverti che lì la rivoluzione è fallita: il socialismo ha messo al potere una classe di dirigenti e l’operaio non è padrone del proprio destino. Vai in Francia, in Italia, e ti accorgi che il comunista europeo è un uomo vuoto. Vieni in America e scopri la sinistra più bella che un marxista come me possa scoprire. I rivoluzionari di qui fanno venire in mente i primi cristiani, v’è in essi la stessa assolutezza di Cristo. M’è venuta un’idea: trasferire in America il mio film su San Paolo».
Della cultura americana assolvevi quasi tutto, ma quanto soffristi la sera in cui due studen-tesse americane ti chiesero chi fosse il tuo poeta preferito, tu rispondesti naturalmente Rimbaud, e le due ignoravano chi fosse Rimbaud. Per questo lasciasti New York così insoddisfatto? [...]
Dicono che tu fossi capace d’essere allegro, chiassoso, e che per questo ti piacesse la compagnia della gioventù: giocare a calcio, ad esempio, coi ragazzi delle borgate. Ma io non ti ho mai visto così.
La malinconia te la portavi addosso come un profumo e la tragedia era l’unica situa-zione umana che tu capissi veramente. Se una persona non era infelice, non ti interessava. Ricordo con quale affetto, un giorno, ti chinasti su me e mi stringesti un polso e mormorasti: «Anche tu, quanto a disperazione, non scherzi!» Forse per questo il destino ci fece incontrare di nuovo, anni dopo. Fu a Rio de Janeiro, dov’eri venuto con Maria Callas: in vacanza. [...]
Nessun prete mi ha mai parlato, come te, di Gesù Cristo e di San Francesco. Una volta mi hai parlato anche di Sant’Agostino, del peccato e della salvezza come li vedeva Sant’Agostino.
È stato quando mi hai recitato a me-moria il paragrafo in cui Sant’Agostino racconta di sua madre che si ubriaca. Ed ho compreso in quell’occasione che cercavi il peccato per cercar la salvezza, certo che la salvezza può venire solo dal peccato, e tanto più profondo è il peccato tanto più liberatrice è la salvezza.
Però ciò che mi dicesti su Gesù Cristo e su San Francesco, mentre Maria sonnecchiava dinanzi al mare di Copacabana, mi è rimasto come una cicatrice. Perché era un inno all’amore cantato da un uomo che non crede alla vita. Non a caso l’ho usato nel mio libro che non hai voluto leggere. L’ho messo in bocca al bambino quando interviene al processo contro la sua mamma: «Non è vero che non credi all’amore, mamma. Ci credi tanto da straziarti perché ne vedi così poco, e perché quello che vedi non è mai perfetto. Tu sei fatta d’amore. Ma è sufficiente credere all’amore se non si crede alla vita?»
Anche tu eri fatto d’amore. La tua virtù più spontanea era la generosità. Non sapevi mai dire no. Regalavi a piene mani a chiunque chiedesse: sia che si trattasse di soldi, sia che si trattasse di lavoro, sia che si trattasse di amicizia.
Ci ritrovammo per questo, rammenti. Riprendemmo a vederci quando lui fu scarcerato e venne in esilio in Italia. Andavamo spesso a cena, tutti e tre. E mangiare con te era sempre una festa, perché a mangiare con te non ci si annoiava mai. Una sera, in quel ristorante che ti piaceva per le mozzarelle, venne anche Ninetto. Ti chiamava "babbo". E tu lo trattavi proprio come un babbo tratta suo figlio, partorito dal suo ventre e non dal suo seme.
Lasciarti dopo cena, invece, era uno strazio. Perché sapevamo dove andavi, ogni volta. E, ogni volta, era come vederti correre a un appuntamento con la morte. Ogni volta io avrei voluto agguantarti per il giubbotto, trattenerti, implorarti, ripeterti ciò che ti avevo detto a New York: «Ti farai tagliare la gola, Pier Paolo!». Avrei voluto gridarti che non ne avevi il diritto perché la tua vita non apparteneva a te e basta, alla tua sete di salvezza e basta. Apparteneva a tutti noi. E noi ne avevamo bisogno. Non esisteva nessun altro in Italia capace di svelare la verità come la svelavi tu, capace di farci pensare come ci facevi pensare tu, di educarci alla coscienza civile come ci educavi tu. E ti odiavo quando ti allontanavi su quella automobile con cui i tre teppisti t’avrebbero schiacciato il cuore. Ti maledicevo. Ma poi l’odio si spingeva in un’ammirazione pazza, ed esclamavo: «Che uomo coraggioso!» Non parlo del tuo coraggio morale, ora, cioè di quello che ti faceva scrivere in cambio di contumelie, incomprensioni, offese, vendette. Parlo del tuo coraggio fisico. Bisognava avere un gran fegato per frequentare la melma che frequentavi tu, di notte. Il fegato dei cristiani che insultati e sbeffeggiati entrano nel Colosseo per farsi sbranare dai leoni.
Ventiquattr’ore prima che ti sbranassero, venni a Roma con Panagulis. Ci venni decisa a vederti, risponderti a voce su ciò che mi avevi scritto. Era un venerdì. E Panagulis ti telefonò da casa mia, alla terza cifra si inseriva una voce che scandiva: «Attenzione. A causa del sabotaggio avvenuto nei giorni scorsi alla centrale dell’Eur il servizio dei numeri che incominciano col 59 è temporaneamente sospeso». L’indomani accadde lo stesso. Ci dispiacque perché credevamo di venire a cena con te, sabato sera, ma ci consolammo pensando che saremmo riusciti a vederti domenica mattina.
Per domenica avevamo dato appuntamento a Giancarlo Pajetta e Miriam Mafai in piazza Navona: prendiamo un aperitivo e poi andiamo a mangiare. Così verso le dieci ti telefonammo di nuovo. Ma, di nuovo, si inserì quella voce che scandiva: attenzione, a causa del sabotaggio il numero non funziona.
E a piazza Navona andammo senza di te. Era una bella giornata, una giornata piena di sole. Seduti al bar ‘Tre Scalini’ ci mettemmo a parlare di Franco che non muore mai, ed io pensavo: mi sarebbe piaciuto sentir Pier Paolo parlare di Franco che non muore mai. Poi si avvicinò un ragazzo che vendeva l’Unità e disse a Pajetta: «Hanno ammazzato Pasolini».
Lo disse sorridendo, quasi annunciasse la sconfitta di una squadra di calcio. Pajetta non capì. O non volle capire? Alzò una fronte aggrottata, brontolò: «Chi? Hanno ammazzato chi?» E il ragazzo: «Pasolini». E io, assurdamente: «Pasolini chi?» E il ragazzo: «Come chi? Come Pasolini chi? Pasolini Pier Paolo». E Panagulis disse: «Non è vero». E Miriam Mafai disse: «È uno scherzo». Però allo stesso tempo si alzò e corse a telefonare per chiedere se fosse uno scherzo. Tornò quasi subito col viso pallido. «È vero. L’hanno ammazzato davvero».
In mezzo alla piazza un giullare coi pantaloni verdi suonava un piffero lungo. Suonando ballava alzando in modo grottesco le gambe fasciate dai pantaloni verdi, e la gente rideva. «L’hanno ammazzato a Ostia, stanotte», aggiunse Miriam.
Qualcuno rise più forte perché il giullare ora agitava il piffero e cantava una canzone assurda. Cantava: «L’amore è morto, virgola, l’amore è morto, punto! Così io ti piango, virgola, così io ti piango, punto! »
Non andammo a mangiare. Pajetta e la Mafai si allontanarono con la testa china, io e Panagulis ci mettemmo a camminare senza sapere dove. In una strada deserta c’era un bar deserto, con la televisione accesa. Si entrò seguiti da un giovanotto che chiedeva stravolto: «Ma è vero? È vero?» E la padrona del bar chiese: «Vero cosa?» E il giovanotto rispose: «Di Pasolini. Pasolini ammazzato». E la padrona del bar gridò: «Pasolini Pier Paolo? Gesù! Gesummaria! Ammazzato! Gesù! Sarà una cosa politica!» Poi sullo schermo della televisione apparve Giuseppe Vannucchi e dette la notizia ufficiale. Apparvero anche i due popolani che avevano scoperto il tuo corpo. Dissero che da lontano non sembravi nemmeno un corpo, tanto eri massacrato. Sembravi un mucchio di immondizia e solo dopo che t’ebbero guardato da vicino si accorsero che non eri immondizia, eri un uomo. Mi maltratterai ancora se dico che non eri un uomo, eri una luce, e una luce s’è spenta?
Roma, novembre 1975



venerdì 17 febbraio 2017

San Paolo di Caravaggio




In tutti gli ambiti di povertà si scoprono sempre le verità più profonde...per questo forse il nostro mondo ricco la odia tanto....
Un giorno una famosa teologa carismatica (nel senso appartenente ai carismatici) disse che un segno certo del degrado della nostra
società-progresso è che si paga per qualsiasi cosa, anche per andare in bagno ed entrare nelle chiese!
Più che dramma, qui s'annida la speranza, la tragedia della libertà. Io l'ho vista , l'ho toccata l'anno scorso quando al passare del Corpus Domini un bel maschietto con tanto di femminuccia accanto ai tavolini di un bar all'aperto , lui tentennava un po', imbarazzato da quella possente Presenza e da quel corteo, poi come Adamo ha ceduto, lei invece non gliene fotteva nulla di chi gli stava davanti neanche il minimo cenno di alzare lo sguardo, ha continuato a mangiarsi la sua granita con tanto di brioche e ridacchiando si è riempita pure la pancia.
E' un mondo scristianizzato e senza nemmeno uno straccio di valore etico. Il grande ateismo nasce con Marx e Nietzsche. Un ateismo teoretico, politico e pratico. Il punto d'arrivo è che oggi si ride di chi crede in Dio. A partire dagli anni Settanta con la crisi del gramscismo inizia la dissoluzione dei valori che accompagna il processo della società opulenta. Il marxismo abbandona l'idea di rivoluzione, sostituisce all'idea della lotta contro il capitale quella di lotta contro il clerico-fascismo. Così facendo la sinistra diviene strumento dell'ideologia borghese, neoilluminista, per la quale il progresso risiede nella critica dei valori tradizionali. Il risultato è il nichilismo da un lato e, dall'altro il trionfo di un neocapitalismo per il quale dissacrazione e mercificazione coincidono. L'accaduto è ampiamente previsto da Pier Paolo Pasolini.


giovedì 16 febbraio 2017

Il blog non è solo vita virtuale






Parliamo di reale e virtuale. Sovente rifletto sulla vita reale e virtuale dei blogger.
Per quanto mi riguarda ogni cosa che posto è espressione di un pensiero, riflessione personale o di un interesse.
Quello che dico nel reale è identico alle discussioni sul blog e quindi non vedo
differenze  tra reale e virtuale.





mercoledì 15 febbraio 2017

La povertà è un distacco del cuore dalle cose



Gli errori della Chiesa erano previsti da Cristo. L'uomo sbaglia. Lui scelse Pietro che lo avrebbe rinnegato tre volte primo che il gallo cantasse. Malgrado questo noi siamo tenuti all'obbedienza perché Cristo ha dato grandi poteri alla Chiesa e ha assicurato che gli Inferi non prevarranno su di essa. Nella Chiesa si snoda tutta la vita del cristiano attraverso i Sacramenti.

lunedì 13 febbraio 2017

La tristezza di Dual Kim





Daul Kim è una modella sudcoreana che inizia  una folgorante carriera nel 2006 posando per l’edizione sudcoreana di Vogue. Da lì l’ascesa e le sfilate per le più grandi firme, da Chanel a Dries Van Note, passando per Alexander McQueen. E ancora una campagna per la catena di abbigliamento britannica Topshop.
Giovedì, un amico l’ha trovata impiccata nel suo appartamento del X arrondissement di Parigi.
Per me il suicidio ha qualcosa di misterioso.
Aveva un blog. (iliketoforkmyself.blogspot.com). Ha lasciato scritto come ultimo post: “Dì buongiorno all'eternità”.
Misterioso perché è un percorso univoco e assolutamente personale, e pertanto incomprensibile. Credo che anche se il suicida lascia uno scritto, resta sempre il motivo vero che l'ha portato a quel gesto. A mio parere la rinuncia alla vita si compie in un attimo ma è frutto di un percorso lungo e doloroso, il motivo vero non è mai solo l'ultimo. Resta lo sgomento di chi resta e non ha saputo o potuto capire. Il senso d'impotenza per quanto siamo vicini e lontani allo stesso tempo.
Non si sta parlando di sfortuna ma di un atto estremo.
Il suicidio è solo la sintesi di un percorso che parte da lontano e che giunge a compimento laddove nella vita non si ha avuto la forza necessaria per trovare ancore. Impedimenti all'abbandono.
Quello che c'era scritto nel suo blog evidenzia il suo non amore per se stessa, il malevolo dualismo protratto fino a quel che si è compiuto.
Daul era per me un'estranea, eppure mi ha causato una sofferenza identica a quella subita per Tino e Francesco. Non so nemmeno il perché della mia sofferenza per Daul. Forse il suo volto, forse lo sguardo di chi soffre pur vivendo in un mondo apparentemente dorato.



domenica 12 febbraio 2017

Sylvia Plath






Chi era Sylvia Plath: poetessa, icona e anima triste
di Noemi Milani | 22.01.2017
Chi era Sylvia Plath, la poetessa icona, morta suicida a soli trent'anni, che ha ispirato ben due romanzi negli ultimi mesi. Spesso citata sui social, i suoi versi hanno conquistato l'immaginario pop e le ragazze di oggi.
Chi era Sylvia Plath, la poetessa morta suicida a soli trent’anni nel 1963?
Citata spesso in opere pop, perfino Lisa Simpson ha letto il suo unico romanzo, La campana di vetro. E tantissime ragazze online, da Tumblr a Facebook, hanno indicato passaggi delle sue poesie.
Negli ultimi mesi sono stati pubblicati anche due romanzi liberamente ispirati a Sylvia Plath e alle vicende che hanno caratterizzato la sua vita. Quello che non sai di me di Meg Wolitzer, pubblicato nella collana crossover de Il Castoro, e Il dolore è una cosa con le piume di Max Porter (Guanda).
L’autrice, nata a Boston da una famiglia di origine tedesca, fin dalla giovane età ha vissuto momenti di grande felicità alternati a periodi di depressione, culminati con un tentativo di suicidio. Studentessa presso lo Smith College, interrompe gli studi perché, in seguito al tirocinio in una rivista femminile, ha un tracollo nervoso che la porta al ricovero. In ospedale le viene diagnosticato il disturbo bipolare. Nonostante ciò nel 1955 si laurea col massimo dei voti e vince una borsa di studio per Cambridge.
Nell’inverno del 1962 Sylvia Plath scrive il suo unico romanzo, La campana di vetro, in cui narra la storia di una giovane donna molto simile alla se stessa di un decennio prima: studentessa brillante, tenta il suicidio in seguito a un tirocinio in una rivista e viene ricoverata in un ospedale psichiatrico.
La campana di vetro è anche alla base del romanzo young adult Quello che non sai di me. Ambientato in una scuola per ragazzi con problemi di umore e depressione, racconta di una classe di letteratura inglese molto speciale, in cui l’anziana insegnante fa leggere ai ragazzi l’opera di Sylvia Plath per catalizzare la sofferenza.
La vita inglese dell’autrice, invece, è caratterizzata dalla poesia: proprio a Cambridge conosce il poeta Ted Hughes con cui si sposa nel 1956. I due si trasferiscono per breve tempo negli USA dove Plath insegna allo Smith College e intanto frequenta un corso di scrittura creativa in cui conosce Anne Sexton.
Incinta, decide di tornare in Inghilterra col marito e vivono per un po’ a Londra per poi trasferirsi in campagna, nel Devon. Nel 1960 l’autrice pubblica la sua prima raccolta di poesie, Il Colosso. In seguito a un aborto la vita di coppia inizia ad andare a rotoli e, dopo la nascita del secondo figlio, Hughes e Plath si separano anche per via dei tradimenti di lui.
L’inverno 1962, che l’autrice dedica alla stesura del suo romanzo pubblicato con lo pseudonimo di Victoria Lucas, è molto felice: Sylvia Plath e i due figli vivono a Londra, in quella che era la casa di Richard Butler Yeats. Ma il buon umore finisce presto, solo un anno dopo, nel 1963, Sylvia Plath si toglie la vita, lasciando i due figli e l’ex marito. A questo fatto è ispirato il romanzo di Max Porter, in cui è narrata la storia di uno studioso di Ted Hughes da poco rimasto vedovo e con due figli ancora piccoli da crescere.

giovedì 9 febbraio 2017

Albert Einstein visto da vicino






La visione religiosa


Benché fosse stato cresciuto come ebreo, Einstein non credeva negli aspetti religiosi dell'ebraismo ma considerava se stesso ebreo da un punto di vista etnico.
A differenza di quanto a volte sostenuto, non credeva in un dio personale. Infatti in una lettera nel 1954 scriveva:
« Io non credo in un dio personale e non l'ho mai negato, anzi, ho sempre espresso le mie convinzioni chiaramente. Se qualcosa in me può essere chiamato religioso è la mia sconfinata ammirazione per la struttura del mondo che la scienza ha fin qui potuto rivelare. »
Alcuni storici hanno visto nelle parole che seguono una sorta di panteismo scientifico legato ai suoi studi di fisica:
« Io credo nel dio di Spinoza che si rivela nella ordinaria armonia di ciò che esiste, non in un dio che si preoccupa del fato e delle azioni degli esseri umani. »
Einstein era associato onorario della Rationalist Press Association sin dal 1934.


Il pensiero sulla morte


Non riesco a concepire un Dio che premi e castighi le sue creature o che sia dotato di una volontà simile alla nostra. E neppure riesco né voglio concepire un individuo che sopravviva alla propria morte fisica; lasciamo ai deboli di spirito, animati dal timore o da un assurdo egocentrismo, il conforto di simili pensieri. Sono appagato dal mistero dell'eternità della vita e dal barlume della meravigliosa struttura del mondo esistente, insieme al tentativo ostinato di comprendere una parte, sia pur minuscola, della Ragione che si manifesta nella Natura.
Ecco, è in quel percepire senza cogliere del tutto che risiede la nostra incompiutezza...ma è anche in quella percezione, seppur grossolana e fonte di dolorosi dubbi e domande assenti di risposta, che risiede il nostro potenziale mai compiuto. Ecco perché amo la vita.


Quello che mi è piaciuto di più in queste parole è ciò che concerne la ricerca di un qualcosa di più elevato, del sapere, della spiritualità (in qualsiasi forma la si voglia ricercare) e la bellezza...personalmente ricerco queste cose ogni giorno, anche solo con un volo della mente, in cose semplici, ma che elevino lo spirito dal piattume e dallo squallore di una società che ci vorrebbe sempre più appiattiti e cinici nella nostra personalità, anzi ci vorrebbe spersonalizzati e livellati in basso.





mercoledì 8 febbraio 2017

Lo stupore nasce dal Mistero





Quello che scandalizza è la relazione tra la consistenza ultima delle cose, cioè Cristo, e la forma contingente dello stesso.
Lo scandalo nasce dall'idea sbagliata del trascendente, che rende più difficile ammettere che in Cristo tutto consiste.
Senza questa visione del trascendente anche per i cristiani non ci sarebbe alternativa tra l'opzione fondamentalista, verità che si impongono alla ragione dall'esterno e l'elevazione della cultura dominante a criterio ultimo dell'agire.
Ai perché bisogna sostituire la domanda:
"Cristo è l'unica risposta alle esigenze del nostro io".
Jean Guitton, che era molto amico di Paolo VI, scriveva: "Quando Cristo percorreva le strade della Galilea il mondo era pagano; ma tanto i pagani dell'Occidente che quelli dell'Oriente avevano il senso del sacro.
Avevano il senso del mistero che circonda il mondo, la terra , gli uomini.
Un mistero che conoscevano molto male, ma che li riempiva di stupore, di sorpresa".
Tutta la vita è una tensione verso qualcosa che quieti l'animo, che lo renda perfetto.
In latino perfetto vuol dire compiuto, totale.
Soddisfatto è un'altra modulazione della stessa esperienza; ne indica il riverbero psicologico della felicità.
Oggi, l'umanità, nel suo insieme, è ateologica.
Non ha più in maniera chiara, ma direi neanche in maniera confusa, il senso di quello che chiamiamo il mistero di Dio.
Questa crisi del sacro che attanaglia l'umanità intera si è infiltrata anche nella Chiesa cattolica.
E' un giudizio che ha ripetuto anche Giovanni Paolo II in un importante discorso su "Evangelizzazione e ateismo".
Ci sono 'perché' ai quali non ci sono risposte; i semplici sanno accogliere il Mistero perché hanno quel senso di timore di Dio che è poi il timore del sacro. Per tutti gli altri c'è la saga dei 'perché' con la sequela dei tentativi di spiegazioni.

martedì 7 febbraio 2017

Sono bella e mi bacio





Le mie colleghe sono tutte donne.

Le mie colleghe sono quasi tutte madri. Di famiglia. Non in genere.

Ciò significa che sono condizionate sempre e comunque dagli umori del figlioletto di turno o dalla telefonata della maestra dell’asilo/elementari/medie che le richiama puntualmente all’ordine quando qualche misterioso virus colpisce i loro adorati pargoli.

Le mie colleghe sono quasi tutte divorziate e/o separate. Chi più chi meno in casa.

Quindi significa che devono fare tutto da sole. Tutto. Il padre (in senso generico) pensa ovviamente a spupazzarsi i figli comodamente nel fine settimana, piccola oasi di pace al riparo dallo spauracchio delle strutture scolastiche inadeguate, i malesseri occasionali e non, i compagnucci invadenti che si auto-invitano per pantagrueliche merende/pranzi/cene, i corsi della palestra, il catechismo, i compiti a casa, il corso di clarinetto e la ginnastica correttiva.

Le mie colleghe, messe tutte insieme, hanno un'età media di 45 anni (a gamba).

Vittime del post-femminismo e dello stile di vita che ti propone come modello da idolatrare una donna vincente, sempre giovane, in carriera e attiva 24 ora su 24, che tradotto vuol dire sgobbare di più, ignorare l’orologio biologico che urla disperato quando è il momento di procreare, barcamenarsi tra un lavoro che poi puntualmente verrà lasciato per un motivo o per un altro, una casa indomabile e un marito altrettanto bisognoso di cure che non esiterà a mollarti per un’altra a causa, dice lui, della tua assenza in famiglia, si ritrovano tutte, o quasi, sole, con figli a carico esageratamente piccoli in proporzione alla loro età.

Il che potrebbe anche andar bene, se prima hai avuto una vita appagante e soddisfacente.

Ma nel loro caso so per certo, visti i continui lamenti, che non è così.

Ergo, quando le nostre madri, ad esempio la mia, erano finalmente ad un passo dalla libertà con i figli quasi adulti e quasi sistemati, loro si ritrovano al principio.

Le mie colleghe, sempre in globale, hanno un peso medio di 70 chili a persona.

Questo è un altro grande problema perché aggiunge frustrazione alla disperazione in quanto sono sempre, perennemente a dieta. Chi sul serio e chi un po’ meno. La progressiva perdita di ossigeno nel cervello causata dalla mancanza di zuccheri e nutrimento sano restituisce alla realtà delle persone nervose, con i nervi a fior di pelle e con la vista annebbiata. Il che è un problema molto grave se consideriamo il fatto che una cattiva visione delle cose non porta a nulla di buono.

Le mie colleghe si ritrovano con la loro età, con il loro peso, con i loro figli e con le loro aspettative di successo ridotte al minino a lavorare dentro un call center.

I miei capi amano definirla Phone Collection. Fa più figo evidentemente. Ma questo nuova nomenclatura creata ad hoc apposta per gettare fumo sugli occhi, non cambia la realtà ne tanto meno conferisce maggiore prestigio alle loro mansioni.

Stanno comunque tutto il giorno al telefono.

A litigare con la gente.

A combattere con la gente.

A farsi insultare dalla gente.

Le mie colleghe prendono uno stipendio medio di € 700 ogni mese. Questo sulla carta perché in realtà è ogni mese e mezzo.

Allora se uno ha voglia di tirare due somme è facile capire che, se una è separata, ha due figli, piccoli o medio piccoli, che si ammalano ogni due per tre, che devono andare a scuola, fare il catechismo, fare le feste di compleanno, fare il corso di ginnastica correttiva, fare sport, fare il corso di clarinetto o quello che sia e perché no, anche terapia di gruppo infantile, alla fine del mese ci si arriva con l’acqua alla gola. Se poi il mese è allungato, come spesso capita, allora son dolori.

Le mie colleghe sono incattivite.

Questi luoghi di tortura moderna mascherati da ambienti lavorativi mirano a favorire la rivalità fra colleghi. I capi puntualmente ogni mese (e questa a differenza dello stipendio è sempre puntuale) amano affiggere una graduatoria, una classifica delle pratiche recuperate. Ovviamente chi ne ha recuperate di più e, secondo questa logica perversa, ha chiaramente vinto, non riceve gratifica alcuna. Niente. Nada de nada. Neanche la gioia di vedersi elogiare in pubblico. In compenso chi per un motivo o per un altro ha la sciagura di finire come fanalino di coda, viene additato come perdente, una schifo di persona perfettamente inutile sia dal punto di vista sociale che professionale. Una persona indegna. I capi dopo aver perpetuato sulla malcapitata una lavata di capo lunga quanto una quaresima usano togliere il saluto nonché la parola all’ultima della lista in modo che la sua autostima già precaria trovi il pretesto per annientarsi definitivamente.

Le mie colleghe si odiano fra loro.

Si fanno del mobbing. Si sabotano a vicenda. Si intralciano. In maniere a volte talmente grette che non voglio riferire qui ora in questa sede, ma che presto farò, da tirare spesso fuori il loro lato peggiore, che, credetemi, è veramente peggiore.

Le mie colleghe sono abbagliate da una prospettiva di carriera che in realtà non esiste.

Nel nostro ufficio non c’è progresso. Non c’è avanzamento. Non ci sono promozioni. Non ci sono aumenti di stipendio. Non c’è nemmeno la possibilità di essere assunte dietro regolare contratto. Non c’è nemmeno la possibilità di un giorno di malattia pagato se, che so, hai la febbre a 40 gradi o un principio di infarto. Non c’è niente di niente.

Ma loro non lo sanno. Oppure lo sanno ma fanno finta di non saperlo.

E si studiano. Continuamente. E covano rancori. E si odiano.

E si tormentano del successo di una e si gongolano sul fallimento di un’altra.

Ma non riescono a vedere la cosa per quella che realmente è.

Ossia un lavoro che è talmente annichilente, talmente abbrutente che se riesci a conservare un po’ di umanità alla fine della giornata e sorridere ai tuoi figli è grasso che cola.

Queste sono le mie colleghe. Questo è ciò che potrei diventare. Se continuo a rimanere li. Con loro.

Nel favoloso mondo del Recupero dei Crediti.

Nell’attesa di trovare una valida alternativa che non contempli un lavoro di banchista in una pizzeria al taglio, cameriera al pub o ai tavoli e commessa disperata, cerco di cavarmela al meglio. Come posso. Le ignoro.




lunedì 6 febbraio 2017

Affrontare il rischio educativo





Mio figlio ha grande intelligenza e intuito. Ci vogliamo molto bene. Da sempre. Però è un tipo che vuole essere coccolato.
Quando doveva partire presto, mi diceva: "Augusto, mi svegli alle quattro?".
Lo facevo volentieri, anche sapendo che lui si sarebbe svegliato da solo.
Me ne accorgevo quando gli portavo il caffè a letto. L'occhio socchiuso, faceva finta di dormire.
Mi abbracciava fino a soffocarmi.
Una volta gli ho detto: "Gius, non so cosa ho fatto di particolare per ricevere da te tante tenerezze".
Mi ha risposto: "Anche tu sei molto affettuoso e non te ne accorgi perché chi vuol bene fa le cose in modo spontaneo senza rendersi conto dell'amore che riversa all'altro". Gius ha detto una cosa molto semplice, ma io non sarei stato capace nemmeno di pensarla.
L'amore dovrebbe esserci sempre.
Sono, invece, sbagliati gli atteggiamenti comportamentali.
Quando mio figlio tornava da scuola e pieno di gioia esclamava" Papà, ho presso otto al compito di italiano", io gli rispondevo: "Bravo, ma ricordati che hai fatto solo il tuo dovere". Gli spegnevo l'entusiasmo perché lui voleva essere gratificato.
Non si nasce genitori, lo si diventa, imparando anche dagli errori, l'importante è rendersene conto e parlarne, essere tenero e soprattutto saper rimproverare quando serve. Il figlio vedrà il padre come una persona disposta ad ascoltarlo e aiutarlo, quasi un amico.


sabato 4 febbraio 2017

Comprendere il senso religioso






La politica, in quanto forma più compiuta di cultura, non può che trattenere come preoccupazione fondamentale l’uomo. Nel Discorso all’Unesco (2 giugno 1980), Giovanni Paolo II ha detto: «La cultura si situa sempre in relazione essenziale e necessaria a ciò che è l’uomo».
Ora, secondo Luigi Giussani, la cosa più interessante è che l’uomo è uno nella realtà del suo io. Ancora in quel discorso il Papa dice: «Occorre sempre, nella cultura, considerare l’uomo integrale, l’uomo tutto intero, in tutta la verità della sua soggettività spirituale e corporale. Occorre non sovrapporre alla cultura - sistema autenticamente umano, sintesi splendida dello spirito e del corpo - delle divisioni e delle opposizioni preconcette».
Che cosa determina, cioè dà forma a questa unità dell’uomo, dell’io? È quell’elemento dinamico che attraverso le domande, le esigenze fondamentali in cui si esprime, guida l’espressione personale e sociale dell’uomo. Brevemente chiamo senso religioso questo elemento dinamico che, attraverso le domande fondamentali, guida l’espressione personale e sociale dell’uomo; la forma della unità dell’uomo è il senso religioso.
Questo fattore fondamentale si esprime nell’uomo attraverso domande, istanze, sollecitazioni personali e sociali. Il XVII capitolo degli Atti degli Apostoli presenta S. Paolo che spiega la grande ed inarrestabile migrazione dei popoli come ricerca del Dio.
Il senso religioso appare, così, la radice da cui scaturiscono i valori. Un valore, ultimamente, è quella prospettiva del rapporto tra il contingente e la totalità, l’assoluto. La responsabilità dell’uomo, attraverso tutti i tipi di sollecitazioni che gli provengono dall’impatto con il reale, si impegna nella risposta a quelle domande che il senso religioso (o il «cuore», direbbe la Bibbia) esprime.
La politica, intesa come amministrazione, è ormai irrimediabilmente avulsa da quel necessario cordone ombelicale che è il cittadino -uomo- ridotto ad impotente fagotto trascinato su una strada antitetica al suo bisogno.
il problema è che anche il concetto di politica è ridotto a merce. La merce ha un unico bisogno: essere comprata. Anche se non ha nessuna funzione o utilità.
l'uomo è ormai relegato “pezzo” di catena di montaggio. Non gli si chiede più cuore. Ma manovalanza parcellizzata sconnessa dal contesto generale. E così si coltivano “zolle” umane, con propri personalissimi annaffiatoi, accettate (nel senso poco metaforico di ascia) sulle mani del vicino. E l'unica domanda lecita al mattino, dopo un simile vocazione, è: cosa faccio di “religioso”, di sensato, di sincrono col resto che mi circonda?

venerdì 3 febbraio 2017

L'Amore è sempre in movimento





Il matrimonio comporta un cambiamento radicale di vita. I singoli egoismi devono sparire e attraverso la ragione si deve capire che è stata raggiunta la cosa più importante della vita. La spinta propulsiva iniziale deve permanere nel tempo. Il matrimonio non è un esperimento da verificare ma una certezza.

mercoledì 1 febbraio 2017

L'amore macabro






Se c'è una cosa che ho capito è che nei momenti di difficoltà e di dubbi collettivi la chiacchiera s'impenna vertiginosamente. Chiunque chiacchiera sotto l'effetto macabro di qualcosa e propone una soluzione qualsiasi direttamente o indirettamente, una via assolutamente giusta di considerare le cose anche in buona fede, spesso sta prendendo in giro se stesso. Il vento esiziale della chiacchiera sul testamento biologico come antidepressivo giornaliero è la nuova ricompensa al vivere da guerci in cui il Potere ci ha costretto per secoli e secoli. Adesso finalmente siamo più liberi e capaci di sdoganare frasi del tipo “nei tuoi occhi vedo la luna; ho deciso di volerti bene; quando sarai moribonda, ci sarò io accanto a te”. Il primo appuntamento da innamorati si farà allo spaccio di un qualsiasi policlinico o in qualche distretto dell'Ausl ,ordinando un doppio misto di paccottiglia con salsa piccante il tutto gustato sotto forma d' alimentazione forzata .Lo scambio di sondini naso gastrici in un'atmosfera pulp servirà a dirsi “ti amo” ci si parlerà- guardandosi negli occhi- del futuro stato di coma in cui prima o poi uno dei due dovrà trovarsi. Gli argomenti piccanti e i momenti più focosi saranno su come e quando staccare la spina. Il venerdì, a lei porta sfiga e nemmeno il 17 va bene a lui, mentre il sabato sera per entrambi sarà fichissimo. Alle belle giornate non bisognerà togliere nulla e il testamentino fine-vita, servirà da passe-partout per lo stadio, o al teatro per le prime file. L'unica accortezza in tutto questo new deal dell'amore macabro è di non imprecare mai tornando a casa dopo una giornata di lavoro andata per il verso storto frasi del tipo: “Non ce la faccio più o sono stanco morto”.