venerdì 30 dicembre 2016

Divisioni inopportune




La conclusione non arriva tramite le parole ma con trasmissione diretta dovuta a osservazione sensazione ed esperienza. Attraverso le concezioni non si prende la vita..la vita va vissuta e spiegata con esperienze.
Il problema è che i filosofi vogliono pensare solo alla Filosofia, i Teologi solo alla Teologia, gli Psicologi solo alla Psicologia, i poeti solo alla poesia, sono scienziati che scoprono cose o pensieri che esistono, spostano la tenda per fare Luce."Eppure sappiamo tutti che siamo "UNO" con tutto. Solo insieme in piena comunione è Verità di vita Vera, dico Vita del quotidiano ... con i pensieri le intuizioni e la vita diviene umana...ma l'umanità nel mondo manca perché ci sono divisioni e non comunione..condivisione.. Gesù il Cristo era vero psicologo, filosofo ,teologo...pienamente umano...un sorriso e gioia nel cuore tanto amore sgorga in esso
Sempre più nelle chat (o forum o blog, ormai identici) s'incontrano interlocutori sconclusionati e desensibilizzati all'esame della realtà. Mentre chi parla fuori dalla chiacchiera è fuori posto, chi indaga con sottigliezza è impopolare. L'uomo che non affronta argomenti nel profondo vince sempre: pensare stanca.
Nell'epoca “liquida”, tecnologica , astrologica, spiritualistica, credulona nei maghi, ci si affilia e assimila al ribasso, cercando condivise sicurezze, narcosi evasive e surrogati di vita. La monocultura della realtà riprodotta, siano foto, cartoline o testi, detesta la scrittura sciolta, sequenziale e sensata. Il mondo della relazione si sgretola nell'afasia, negli spezzoni di frasi, di parole reticenti e smozzicate portate avanti all'infinito, come pretesto artificioso per far proseguire una comunità che altrimenti avrebbe fine.

giovedì 29 dicembre 2016

La pretesa dell'assurdo





Dopo il pensiero debole di Vattimo, dopo il secolo breve di Hobsbwam, ci tocca , essendo passati non indenni per la modernità liquida, il pensiero breve, quello dal respiro corto. L'eterno presente, dicono. L'atto del vivere involgarito dall'assenza di progetto, pensano. Tolto l'afflato del progetto di grandi dimensioni l'uomo è diventato l'animale dal pensiero corto. Le ragioni del pensiero corto sono sempre le stesse sulle bocche dei commentatori, pare che la perdita ci abbia costretto al risparmio. la perdita di cosa mi chiedo? a me pare che la storia e gli uomini abbiamo sempre attraversato tempi diversi dallo scorrere del tempo, tempi estensibili e restringibili a seconda della percezione collettiva .Circolare per i greci, tempo ultimativo per i millenaristi, a spirale per i vichiani. Il pensiero ha bisogno del protendersi nel tempo, necessita del suo svolgersi, del suo allungarsi, del suo riprodursi. Il tempo sempre uguale fa fermare gli orologi, sembrano dire. Tale fermata riduce il pensiero, lo taglia, lo accorcia, lo sospinge nello spazio ridotto del probabile e del certamente possibile. Il pensiero senza il tempo che scorre sembra annichilito.
 C'è qualcosa che non mi convince in tutto questo. Quando il pensiero è stato lungo ? Quando ha immaginato di avere davanti a sé uno spazio ed un tempo sconfinato? Tanto che il tentativo dell'impossibile ha creato mostri che a loro volta hanno mangiato il tempo rimanente come Urano che ha divorato i suoi figli?
 A me pare che il danno sia prodotto non dal tempo a venire che non viene più ma dalla frantumazione del pensiero stesso. Non esiste in giro alcun uomo, esistono :immigrati, donne, operai, precari, destri e sinistri, lavoratori dipendenti, autonomi, disoccupati, quelli del lavoro socialmente utile, ci sono i conviventi, i separati, i divorziati, i matrimoniati, i conviventi , gli omossessuali discriminati, gli islamici, gli occidentali, i globalizzati e non globalizzati.
 Non è questione di tempo, ma di sopravvenienza di categorie. Certo che il pensiero non può che essere breve e corto, persino orbo a me pare. Nessun respiro che non sia asmatico sopporterebbe una tale sfilza di attimi categorizzati.





martedì 27 dicembre 2016

Si comincia a pensare strano




"Ce la stiamo raccontando" di un mondo di altre cose, amici, proprio di un mondo... anche del cuore, che pompa sangue e basta.
E' tutto in testa, ma ci sono cose fantastiche e bellissime e buonissime, in testa. Oltre a una caterva di nefandezze.

lunedì 26 dicembre 2016

C'è qualcosa di molto grande




L'idea del Mistero è la percezione di un esistente ignoto cui tutto il movimento dell'uomo è destinato perché anche ne dipende. Se si spacca il rapporto uomo-Mistero si precipita nell'alienazione.
 La realtà è proprio lo stupore dell'uomo che si domanda perché vive, perché è nato, perché tutto quello che osserva è più grande di lui.
 Il mistero è anche un'ape che costruisce il suo nido con la saliva che è un collante che resiste all'acqua, al freddo e al caldo.
 Occorre un'intelligenza della bellezza, non un'intelligenza del nostro progetto. La bellezza è il fascino del vero. L'intelligenza della bellezza è per sua natura aperta, tutta protesa ad affermare qualcosa più grande di noi, che ci strappa continuamente alle nostre farneticazioni. Del resto, non c'è niente di più terribilmente deludente e disfacente di un proprio progetto che si riesca accanitamente a realizzare. La vocazione della vita è allora una sola: essere a disposizione, non sistemarsi o possedere.






venerdì 23 dicembre 2016

Il dono che Cristo fa di sé a noi





Il risvolto più immediato di quanto è avvenuto
- la riscoperta dell'origine-
è un'urgenza di cambiamento
che ci fa sentire più sproporzionati che mai.
Il segno primo della percezione della novità
che sta accadendo tra di noi è che ci si sente poveri
e bisognosi di una risposta.
Occorre custodire l'esperienza di questa povertà
perché essa è l'inizio della Verità.
Può sembrare folle, irrazionale o addirittura immorale,
 ma questo cambiamento, questo miracolo che
sfida l'essere umano e il concetto di divino che l'uomo ha
produce uno strano frutto: l'uomo sperimenta di essere più uomo,
di essere umano come non aveva mai nemmeno
lontanamente immaginato.
 La povertà è un corollario della Speranza.
Se non diventi povero (l'abbandono e il superamento di sé)
non puoi sperare. La Speranza di un uomo è
che la sua Fede giunga a compimento.
Ma per sperare devi avere la certezza
su una cosa presente.
 La Speranza come certezza in una cosa
futura poggia su tutto il passato cristiano,
poggia su tutta la memoria cristiana,
poggia su tutta la certezza di quella Presenza
che è incominciata duemila anni fa
ed è arrivata fino a te.
 Se non c'è puoi solo dar spazio all'immaginazione.




giovedì 22 dicembre 2016

A chi piace il bello





E' quel pianto che gli inglesi traducono con uno magnifico “lament”.
Arianna non piange, non sono le sue lacrime che contano: è il suo dolore, tanto forte che non riesce a tenerne silenziosa la voce. E le scappa fuori un lamento. Senza singhiozzi, un lamento e basta. Lungo, sordo, cupo, grave. Ma prima di levare il suo lamento, Arianna era contenta, aveva davanti agli occhi un futuro che prefigurava felice.
Se volete arrivare al suo lamento, dovete aver la pazienza di attraversare i suoi occhi sorridenti, allegri, "luccicosi". Occhi che ballano. Occhi fatui. Passateci dentro senza fretta e resistete alla tentazione impaziente di arrivare subito al lament. Aspettate, lasciate che tutto si compia. Sedetevi, concentratevi e dimenticate tutto, lasciate che le vostre orecchie diventino la metafora del mondo.
Le leggi e le norme non ammettono bontà. Non hanno cuore od occhi o diversità da raccontare, né persone da proteggere, né verità da sostenere. la norma è un buco cieco, un limite inventato, una spada sguainata contro l'impossibile. Antigone non aveva bisogno di norme, perché lei come Arianna il lament lo sentiva e lo parlava ogni notte come una lingua antica.
A volte temo che ogni volta che ci ritroviamo a vantare un diritto da qualche parte in verità ci sia stata una terribile una sconfitta.








mercoledì 21 dicembre 2016

Se non lo provi non esiste




In crisi non è la società della tecnica , ma le forme della tradizione occidentale, che da tale civiltà sono portate al tramonto. Non solo la creazione di nuove tecnologie distrugge le tecnologie obsolete, ma la civiltà della tecnica, nel suo insieme, distrugge le forme tradizionali nelle quali si è via via presentata la " tecnica" occidentale : la religione, la morale, la politica, l'arte, la filosofia. Esse sono distrutte non nel senso che sono bandite, ma nel senso che vien negata la loro pretesa di guidare l'umanità, e questa negazione non consiste in un semplice atto teorico ma nella maggior " potenza" della razionalità scientifico-tecnologica rispetto a qualunque altra forma di razionalità. La crisi dei " valori tradizionali" è la loro impotenza rispetto alla potenza tecnologica.
Ogni critica che nella "nostra" cultura viene rivolta alla civiltà della tecnica si fonda su quello stesso atteggiamento di cui tale civiltà è la più rigorosa realizzazione. Questo atteggiamento- che compare insieme all'uomo- consiste nella persuasione di essere padroni delle proprie azioni e di essere in grado di padroneggiare, mediante l'agire le cose del mondo.
L'Oriente ha coltivato soprattutto la capacità di divenire padroni del mondo interiore, soprattutto del mondo esteriore l'Occidente. Anche i filosofi che , come Heidegger ( in cui riecheggiano alcune forme tipiche della saggezza orientale) , mettono in questione il rapporto mezzo-fine , contestano il modo in cui tale rapporto viene realizzato , non questo rapporto come tale.
L'antica arte di fabbricare una brocca è anche per Heidegger profondamente diversa da una moderna centrale idroelettrica. Eppure, nonostante ogni indubbia diversità l'antico e il nuovo modo di fabbricare le cose hanno in comune l'essenziale e il decisivo: la persuasione ( la fede) che l'uomo è capace di dominare il mondo, cioè di trasformarlo conformemente ai propri progetti.
E' così "naturale" , questa persuasione, che in genere non si vuol perdere tempo attorno a essa. La sostanza di tale persuasione rimane immutata anche quando si rileva che gli autentici attori storici non sono gli individui, ma i gruppi, gli apparati, le istituzioni, le strutture. ( si tratta della versione attuale del concetto tradizionale che l'autentico attore della storia sia il divino) è così naturale, quella persuasione, appunto perché in essa consiste la "natura" dell'uomo. La civiltà della tecnica è il pieno dispiegamento della "natura" dell'uomo.



martedì 20 dicembre 2016

Accade qualcosa che l'uomo aspettava





Che cosa effettivamente perturba una convivenza di uomini? Il semplice dire: "Dio si è incarnato", oppure: "Dio si è fatto uomo"? No. Occorre comunicare la corposa realtà di questo annuncio. Occorre comunicare esistenzialmente che ciò che si è fatto uomo è il significato della vita. Il significato del rapporto con padre e madre, col libro che leggo, con le stelle che ammiro, col mio passato e gli errori commessi, col mio momento presente, la mia curiosità e il mio destino per il futuro. Annunciare che Dio si è fatto uomo significa annunciare che la nostra salvezza si è resa presente: questo è ciò che inevitabilmente perturba quando è veramente comunicato. E' venuto tra noi un uomo che è la nostra redenzione, il significato, l'equilibrio, l'impeto, la giustizia, la bellezza, la bontà della vita. Questo annuncio buono non può non perturbare l'ambito in cui esso viene realmente portato. All'inizio ha scosso anche la struttura fisica della Madonna e la vita di Giuseppe. Ha infastidito poi il conformismo ottuso e greve della gente di fronte al potere, e il tranquillo dominio degli intellettuali e dei politici di allora; fino a far traballare il mondo intero. E', come dice Charles Péguy, il più grande disordine che sia mai accaduto nel mondo.


lunedì 19 dicembre 2016

La tenerezza è il linguaggio segreto dell'anima





La tenerezza è il linguaggio segreto dell'anima". Si esplica anche se non c'è amicizia né amore, ma anche solo con una conoscenza superficiale, un incontro improvviso.

sabato 17 dicembre 2016

Ricchi ma non nella ragione






Secondo il mio parere, lo fanno per farsi ancora più pubblicità, e più interessi...
Come diceva quel detto? "che se ne parli bene o male basta che se ne parli" ecco, l'essenza del proprio tornaconto...

giovedì 15 dicembre 2016

L'Io la porta larga e quella stretta





L'io è quel complesso di esigenze e di evidenze che costituiscono il volto originale dell'uomo, la struttura dell'umana natura.
Nel nostro io interagiscono la ragione e l'affettività. Il blocco di questa attività di interscambio causa la dissociazione dell'io.
La ragione corre verso l'alienazione e l'affettività si manifesta con un fascio di reazioni irragionevoli. L'uomo pensa di realizzare il proprio ideale invece asseconda il volere del Potere che dopo averlo privato dei desideri originari gli impone quelli falsi.
Le esigenze di un uomo pretendono di essere esaudite. Siccome l'uomo non ha la forza e l'intelligenza per realizzarle, di raggiungere cioè il traguardo che esse fanno prevedere, l'uomo dà forma a questa pretesa secondo la consistenza fragile e ultimamente illusoria che si chiama sogno, cosa molto diversa dall’ideale che rappresenta l’oggetto di perfezione per cui il cuore dell’uomo è fatto.
Dio può vincere sul Serpente solo se l'uomo batte il Male. Si può fare e lo ha dimostrato quando si è incarnato nel corpo di Maria ed è diventato Gesù. Ha vinto non perché era diverso da noi mortali, ha vinto per la sua fede.
Dio sapeva che il Serpente avrebbe tentato Eva e Adamo e li aveva avvertiti.
Anche noi siamo stati informati:
"In quel tempo, Gesù passava insegnando per città e villaggi, mentre era in cammino verso Gerusalemme.
Un tale gli chiese: «Signore, sono pochi quelli che si salvano?».
Disse loro: «Sforzatevi di entrare per la porta stretta, perché molti, io vi dico, cercheranno di entrare, ma non ci riusciranno.
 Quando il padrone di casa si alzerà e chiuderà la porta, voi, rimasti fuori, comincerete a bussare alla porta, dicendo: “Signore, aprici!”. Ma egli vi risponderà: “Non so di dove siete”. Allora comincerete a dire: “Abbiamo mangiato e bevuto in tua presenza e tu hai insegnato nelle nostre piazze”. Ma egli vi dichiarerà: “Voi, non so di dove siete. Allontanatevi da me, voi tutti operatori di ingiustizia!”.
Là ci sarà pianto e stridore di denti, quando vedrete Abramo, Isacco e Giacobbe e tutti i profeti nel regno di Dio, voi invece cacciati fuori.
Verranno da oriente e da occidente, da settentrione e da mezzogiorno e siederanno a mensa nel regno di Dio. Ed ecco, vi sono ultimi che saranno primi, e vi sono primi che saranno ultimi».




mercoledì 14 dicembre 2016

Sempre di più








Il potere del Risorto al quale il Padre ha sottomesso ogni cosa si manifesta secondo i disegni del Padre. Noi non siamo chiamati a prevedere quell'ora e quel giorno. Sappiamo soltanto che alla fine il potere del Risorto sarà visibile in tutti e in tutto. Il cristiano è l'uomo che sa vivere il presente anticipando nella certezza e nella speranza il momento della pienezza finale. La cultura dominante, per quanto possa investire la mente del singolo e quindi della massa, ha un limite di fronte al quale è costretta ad arrestarsi: la natura dell'uomo, che è definita dal senso religioso. Una ripresa di autenticità umana rispetto alla mentalità comune, paradossalmente, è ciò che più è atteso in una realtà apparentemente omologata. Denuncio come equivoca la posizione di quanti identificano la bontà di una società nel richiamo a certi valori minimali. E' un qualcosa di mistificante perché fa gioco su una condizione umana che si aspetta ben altro e che è in tal modo strumentalizzata.
I valori minimali sono il quotidiano religioso vissuto con superficialità.
Nel Cristianesimo si deve arrivare fino in fondo, non all'altra riva, ma all'altra Vita. Lo dimentichiamo spesso che di quello che abbiamo fatto in questa Terra dovremo renderne conto.


martedì 13 dicembre 2016

Via Verità Vita







Davanti a una realtà che dice: "Io sono la Via, la Verità, la Vita", non si può semplicemente stare a sentire, commuoversi o arzigogolarvi sopra, occorre impegnare il proprio io e accoglierla.
La presenza di sé ad una Presenza si chiama accoglienza.
E' l'assetto fondamentale dell'io che vive (può venirmi incontro una montagna d'oro, ma se non l'accetto non è mia, non la uso, è inutile). Dio vuole degli io perché vuol essere amato (Kieregaard). Dio vuole degli io perché vuole essere riconosciuto.
Di fronte allo smarrimento dell'uomo dentro il contesto sociale in cui viviamo, Dio viene, è venuto e viene, è presente: questa è la grazia.
Ma la grazia di questa Presenza ha bisogno del mio io, perché vuole essere amata. Fuori dell'accoglienza della Sua presenza c'è soltanto una vita colpevolizzata e violenta.
Ho parlato di accoglienza. Ma che significa accogliere?
Lo spiega Giovanni nel suo vangelo servendosi di una sequela.
Credere in Dio significa amare Dio. Amare Dio significa osservare i suoi Comandamenti che ci insegnano come deve essere la nostra vita. 

Cosa dobbiamo fare?

Dal libro della Sapienza  (7,7-11)
 
Pregai e mi fu elargita la prudenza,
implorai e venne in me lo spirito di sapienza.
La preferii a scettri e a troni,
stimai un nulla la ricchezza al suo confronto,
non la paragonai neppure a una gemma inestimabile,
perché tutto l’oro al suo confronto è come un po’ di sabbia
e come fango sarà valutato di fronte a lei l’argento.
L’ho amata più della salute e della bellezza,
ho preferito avere lei piuttosto che la luce,
perché lo splendore che viene da lei non tramonta.
Insieme a lei mi sono venuti tutti i beni;
nelle sue mani è una ricchezza incalcolabile.


lunedì 12 dicembre 2016

La disubbidienza è una tentazione





Nei Vangeli il diavolo è nominato nelle tentazioni a Gesù nel deserto.
Il diavolo lo invita a sfamarsi, di dominare il mondo e di usare Dio a suo piacimento. Gesù sceglierà l'umiltà.
Non tutto finisce qui perché il diavolo si allontanò da lui per ritornare al tempo fissato. Quando? Sulla croce, tentato non più dal diavolo in persona, ma per bocca di uomini. Per altre tre volte viene fatta a Gesù questa proposta: “Se veramente sei il Cristo salva te stesso, scendi dalla croce”. Dal popolo, dai soldati e dall’uomo crocifisso alla sua sinistra. E’ sempre la stessa tentazione di non essere uomo sino in fondo, ma di usare il potere divino per evitare di soffrire.
Teologicamente il diavolo è il male che forse si insinua dentro di noi.
Per quanto attiene all'Inferno io mi fermerei sulle parole del Vangelo di Giovanni.
"Io sono la Resurrezione e la Vita. Chi crede in me, anche se morto vivrà. E chi vive e crede in me, non morrà in eterno" .


sabato 10 dicembre 2016

Il significato dei colori


 
 
 
 
 





Credo che tutto debba cambiare, quasi nulla resta uguale, anche le cose si usurano col tempo, immaginiamoci gli esseri umani che per principio naturale crescono e invecchiano.
L'aspetto che mi fa riflettere è che questo ci turbi tanto. Se accettassimo il modificarsi dei nostri stati d'animo, delle nostre percezioni, delle nostre visioni con una maggiore serenità saremmo uomini felici. Gli eventi della vita cambiano le persone. Diventi un altro uomo, anche nei particolari più insignificanti. Tutto quello che succede ha un senso diverso.
Ero un tipo meticoloso. Anche se vedevo che nella cassetta della posta non c'era niente aprivo per controllare. Ora vedo che è stracolma. Non apro. Mi dà fastidio farlo. Non mi interessa chi ha scritto e quello che vuole.
Uno stato d'animo che potrebbe sembrare svogliato. Invece non lo è. Ho cose più importanti da fare. Cose più importanti cui pensare. Se un campo di grano è giallo, io lo vedo verde. Sono costretto a vederlo verde.
Potevo indicare un altro colore, ma istintivamente ho scritto verde.
Il giallo è la tentazione. La mia fede lo trasforma in verde.
Il gioco dei colori è solo questo.
Sono costretto perché la mia coscienza è scritta. Scritta da tanto tempo.
La mia vita sarebbe persa, stravolta, scegliendo il giallo.


venerdì 9 dicembre 2016

Morte vita poesia dolore







Se la morte non ha alcun senso, perché piangiamo quando ci muore una persona cara? Ma non solo; soffriamo pure per la morte di sconosciuti (beh, non tutti) .Perché se la morte non ha alcun senso eccetto il carattere dell'ineluttabilità? Perché per provare dolore non c'è bisogno di cercare il senso. Né la poesia dà risposte a questa ricerca di senso né nessun'altra forma di arte. E' un nostro limite quello di non accettare che la vita non abbia un senso (quale oltre a quello di vivere?) o non abbia senso il dolore. Perché ha forse "senso " la felicità che vada oltre al fatto di essere e sentirsi felici? E perché nessuno si domanda che senso abbia la felicità e invece la domanda se la pone per il dolore? Vedere la poesia o qualunque altra espressione artistica sotto questa angolatura per me è addirittura la negazione dell'espressione artistica, in qualunque forma si realizzi." La poesia procede a tentoni, affonda le sue radici nel conosciuto, nel vissuto, nel dejà vu, nel già provato o sperimentato. E ne coglie spesso le incongruenze, le smagliature, il non senso, il vuoto, la contrapposizione tra il nostro amore per la vita e la sua finitezza, e qualche volta, anche frammenti di verità. Se qualcosa può "consolare" questa è proprio la ragione che non è fatta solo di fredda razionalità.

giovedì 8 dicembre 2016

Mendicanza e non lamento





Quanto più un uomo entra dentro l'avvenimento di Cristo
e percepisce l'immensità della libertà,
l'incommensurabilità tra la vita dell'uomo libero
e quella dell'uomo schiavo, e quanto più prende coscienza
del cambiamento possibile, tanto più capisce la
sproporzione fra quello che riesce a fare e l'orizzonte
che si dilata sempre di più ai suoi occhi.
Il gesto più degno che possa fare allora, con tutta
la sua umanità, anche inchiodato al letto, anche dopo aver
tradito o nell'istante in cui dice: "Ho tradito", è il grido
della mendicanza, la mendicanza di Cristo.
La mendicanza è il contrario della pretesa e quindi del lamento.
Il lamento emerge quando la vita è vissuta in modo egocentrico.
La domanda è sempre domanda di tutto: " Venga il tuo
regno, sia fatta la Tua volontà".
Si può chiedere il pane quotidiano: "Dacci oggi quelle cose
per cui possiamo sussistere" , ma attraverso il pane domandiamo
" Il Suo regno", "la Sua volontà", cioè tutto.
La dimensione della vera domanda è la totalità.


mercoledì 7 dicembre 2016

i miei pensieri







Proprio in questi giorni, pensavo a situazioni reali vissute: persone che cambiano vita e cercano di santificarsi anche come forma di riscatto dal male compiuto in passato, pensavo a tutte le lamentele generali di bisogno di persone giuste e buone, pensavo al bisogno di rispetto e verità nelle storie personali …. E pensavo ai bollini che la gente ti lascia addosso e nonostante il bene compiuto continua a vedere quello che ha nella propria testa, pensavo a quanti incontrano finalmente persone giuste e buone, ma accorgendosi che forse sono migliori di loro, iniziano competizioni senza fine per sminuire il ‘buono’ e se proprio non ci riescono, partono con le calunnie e la divulgazione di cose false difficilmente recuperabili, pensavo che il primo rispetto che si deve a sé e agli altri è la verità … quella verità che solo il silenzio nel cuore del Mistero può svelarti, rivelandoti …. E che pochissimi, in realtà, lo desiderano, perché non fa che toglierti maschere e infingimenti che pochi vogliono riconoscere anche di fronte ai fratelli.
Pensavo al bene fatto anche da Madre Teresa per anni e spesso, a causa del male altrui, quante volte abbia dovuto ricominciare da capo, senza mai arrendersi alla logica del male.


martedì 6 dicembre 2016

Veleno a piccole dosi






Esiste in medicina un termine – mitridatismo – che indica il lento processo di assuefazione che può determinarsi in un organismo verso un veleno, quando esso venga somministrato ogni giorno a dosi non letali.
Questo processo di assuefazione si verifica purtroppo anche per gli organismi sociali a proposito delle ideologie del ‘politicamente corretto’. Basta proporre le idee controverse a piccole ma continue dosi, per evitare che esse vengano rigettate dal corpo sociale. Avendo questa accortezza, la società finisce per considerare anche i temi più controversi come qualcosa di normale, addirittura di già coralmente accettato e quindi, poco a poco, di indiscutibile, perdendo ogni capacità di opporsi, quasi fosse anestetizzata.
È quanto sta avvenendo per l’ideologia del ‘gender’ che le lobby Lgbt stanno instancabilmente promuovendo anche in Italia con la loro politica dei piccoli passi. Qualunque occasione è propizia, anche in Parlamento, per muoversi in questa direzione, dalla celebrazione della Giornata contro l’omofobia (evitando, ovvio, di celebrare la Giornata internazionale per la famiglia), all’assistenza integrativa per i deputati omosessuali, all’approvazione della Convenzione di Istanbul contro la violenza sulle donne, nella quale si annida – per fortuna almeno individuato ed enucleato – il rifiuto del genere biologicamente inteso, a favore appunto di un ‘gender’ fondato sulla scelta dell’individuo.
Lo stesso discorso potremmo farlo per altri grandi temi. Basti pensare all’aborto, passato in 40 anni da crimine a dramma sociale di cui prendere atto, a scelta dolorosa cui prestare assistenza, a ‘diritto’, fino a incominciare a ipotizzare persino sanzioni verso chi – come i medici obiettori di coscienza – crei ‘ostacoli’ all’aborto on demand. Anche per l’eutanasia si è scelta la via del mitridatismo. Dalla saggia opposizione a ogni accanimento terapeutico, si è passati alla rivendicazione della possibilità di sospendere la ventilazione assistita (caso Welby), poi alla sospensione di nutrizione e idratazione a una disabile (caso Englaro), quindi a mascherare l’eutanasia omissiva come ‘desistenza’ terapeutica. E ora si intensifica il pressing radicale per l’eutanasia attiva e il suicidio assistito come diritto dell’individuo.
Il filo conduttore è sempre quello del primato dell’autodeterminazione sul riconoscimento di un valore sociale per la vita dei nostri simili e sul conseguente interesse comunitario a tutelarla. Il mitridatismo del politically correct ha da tempo penetrato ciò che resta della tradizione socialista che, sconfitta dalla logica del mercato, ha preferito ritirarsi dal fronte della giustizia sociale e attestarsi sulla linea dei cosiddetti diritti civili.
Al radicalismo manca ora solo la capitolazione dell’ultima roccaforte che ancora le si oppone, quella della cultura cattolica. E anche in questa cittadella c’è chi si fa intimorire dal preteso e intollerante pensiero unico – Marcello Veneziani ha parlato recentemente di «razzismo etico») – e rinuncia a opporsi culturalmente alla marea montante. Altri all’inverso sembrano preferire un’opposizione improduttiva, convinti che lo scontro fine a se stesso abbia una sua intrinseca bellezza, dimentichi che le battaglie vanno fatte per guadagnare posizioni o, quantomeno, per non perderne altre.
A questi ultimi, impegnati talvolta più sul versante della critica agli amici che in quello dell’agone culturale con gli avversari, vorrei solo ricordare sommessamente che occorre abituarsi «a rendere ragione della speranza» che è in noi, cercando alleati preziosi sul piano della ragionevolezza, pregando ogni giorno con san Tommaso Moro: «Signore, dammi il coraggio di cambiare le cose che posso cambiare, la forza per accettare quelle che non posso cambiare e la saggezza per distinguere le une dalle altre». È quanto con altri colleghi cerchiamo di fare ogni giorno in Parlamento, nella convinzione che in politica non basti la proclamazione dei princìpi, ma occorra piuttosto la ricerca del consenso sulla nostra agenda. È quanto abbiamo fatto sul tema del ‘gender’, facendo accogliere dal Governo un ordine del giorno con cui lo si impegna, nell’applicare la Convenzione di Istanbul, al rispetto della nostra Costituzione in tema di identità di genere.
Sarà tanto più facile costruire tale consenso anche in altre occasioni, quanto più invece di sparare sui parlamentari cattolici ci si indirizzerà invece a far crescere una nuova cultura nella società, capace di premere sulle istituzioni. I radicali questo fanno, da decenni. E noi?
Gian Luigi Gigli


venerdì 2 dicembre 2016

Si potrebbe parlare della donna






1) BENE: questa è la parola che usano le donne per terminare una discussione quando hanno ragione e tu devi stare zitto.
2) 5 MINUTI: se la donna si sta vestendo, significa mezzora. 5 minuti e' solo 5 minuti, o anche meno, se ti ha dato 5 minuti per guardare la partita o giocare alla playstation prima di uscire o di fare qualsiasi altra cosa insieme.
3) NIENTE: la calma prima della tempesta. Vuol dire qualcosa e dovreste stare all'erta. Discussioni che cominciano con “niente” normalmente finiscono con BENE (vedi punto 1).
4) FAI PURE: è una sfida, non un permesso. Non lo fare.
5) SOSPIRONE: è come una parola, un'affermazione non verbale che è spesso fraintesa dagli uomini. Un sospirone significa che lei pensa che sei un idiota e si chiede perché sta perdendo il suo tempo lì davanti a te a discutere di NIENTE(torna al punto 3 per il significato di questa parola).
6) OK: questa è una delle parole più pericolose che una donna può dire a un uomo. Significa che ha bisogno di pensare a lungo prima di decidere come e quando fartela pagare.
7) GRAZIE: una donna ti ringrazia; non fare domande o non svenire; vuole solo ringraziarti (a meno che non dica 'grazie mille' che il più delle volte può essere puro sarcasmo, e non ti sta ringraziando.)
8 ) COME VUOI: è il modo della donna per dire vai a quel paese!
9) NON TI PREOCCUPARE, FACCIO IO: un'altra affermazione pericolosa; significa che una donna ha chiesto svariate volte a un uomo di fare qualcosa che, adesso, sta facendo lei. Questo porterà l'uomo a chiedere: 'Cosa c'è che non va?'
Per la riposta della donna fai riferimento al punto 3.
10) CHI E'?: questa non è una domanda mossa da semplice curiosità; ogni volta che una donna ti chiede 'chi è?, sta indagando; in realtà, ti sta chiedendo: 'CHI E' QUELLA? E COSA VUOLE DA TE?' Occhio a come rispondi.


giovedì 1 dicembre 2016

Il cammino del suicidio









Sembrano persone non in grado di affrontare gli insuccessi e i cambiamenti in peggio , indipendentemente dalla responsabilità di chi vi ha contribuito .
Colpa di un'educazione iperprotettiva ? Eppure nel passato gli insuccessi in senso lato erano molto più frequenti : vita in condizioni difficili, alienazione prodotta dalle guerre, perdita o frequente cambiamento del lavoro, perdita della salute, indigenza, morte precoce di figli e di persone care . Non so se i suicidi fossero più frequenti o meno nel passato rispetto al presente : è difficile ritenere possibili paragoni fra epoche diverse . Ma la depressione sembra crescere con il benessere .
Mi colpisce anche il fatto che i suicidi ( anche in Italia ) siano in maggioranza maschi. Forse sono caricati di aspettative maggiori ?
In Italia le statistiche di suicidi vedono in testa , percentualmente : maschi , detenuti, oppure militari .
La regione col più alto numero percentuale di suicidi : Friuli Venzia Giulia.
La regione col numero più basso di suicidi : Campania.
In generale, nelle regioni del Nord ci sono molti più suicidi che nelle regioni del Sud.
Influenza del clima ? maggiore pressione sociale verso il successo ? Minore sostegno del tessuto intra familiare ?