lunedì 31 ottobre 2016

Parliamo della coerenza

 
 

 
 
Quando un uomo è contento di essere coerente,
quando si gonfia in un "voglio essere coerente"
è distorto, perché afferma se stesso,
e perciò può addirittura commettere
un errore più grave di quello che commetterebbe
non essendo coerente: l'orgoglio di sé.
La vera incoerenza, ed errore quindi, di un uomo
sta nella presunzione di sapere, di controllare,
di presumere la propria compiutezza, che altro non
è che l'arroganza di determinare in base a quel che
“tocca” di umano, finito, tangibile, circolare al proprio sé.
Come in tutte le esperienze meramente umane,
quando si smette di “cercare”, allora si “trova”.
Quando cioè si pone un limite alla propria ragione


sabato 29 ottobre 2016

Il fallimento del socialismo reale

 
 
 

 
 
 
I condizionamenti sociali sono influenzati dal Potere attraverso i media.
Il Potere nella sua agenda colloca al primo posto l'economia e la politica è sempre di più emarginata. Perché la politica per definizione dovrebbe interessarsi del bene della collettività che governa. L'economia pensa al tornaconto, al reddito, ai soldi, ai consumi. L'io dell'uomo viene eunuchizzato per renderlo ubbidiente e incapace di percepire la violenza che subisce.
La nostra società è determinata e dominata dal moralismo. Chi aderisce ai valori conclamati dalla mentalità comune propagandata dal Potere è considerato un galantuomo, e se anche, su altri piani, commette ogni sorta di abuso, questo non viene tenuto in conto, nessuno se ne scandalizzerà.
Il Potere è sempre esistito, ma quello della società industriale è immenso perché dispone dei media. E' molto più facile scardinare l'equilibrio dell'io nella collettività.
Anche l'esperienza del socialismo reale è stata devastante.
Amici mi raccontano che una sera andarono al ristorante del "Castello" di Praga. Erano circa le nove. Dopo mezz'ora arrivò una frotta di giovani. Furono colpiti dal fatto che rimasero lì fino alla chiusura del locale, ognuno davanti al suo boccale di birra, in silenzio. Non avevano nulla da dirsi. Era l'indice del clima umano di quel Paese.
Al nostro fianco vivono generazioni mute che attraversano in silenzio la vita. E' questo l'esito dell'azione omologante e pianificante del Potere, di un Potere che si concepisce senza confini.


venerdì 28 ottobre 2016

La bellezza è una prerogativa femminile

 
 
 

 
 
 
 
S. Tommaso D'Aquino indicava tre requisiti della bellezza: integrità, simmetria e, così traduce Croce, chiarezza. Joyce invece, più intelligentemente, traduce la terza parola con radiosità, indicando la capacità che la bellezza ha di comunicare qualcosa che non si vede, il potere cioè di emanare qualcosa che nell'oggetto si annuncia, ma non si identifica con i suoi aspetti sensibili. Finalmente ho capito Tommaso quando parla del potere di emanare qualcosa che nell'oggetto si annuncia, ma non si identifica con i suoi aspetti sensibili. Tommaso parla del bello dentro, del bello interiore quando diventa speciale. Il bello fuori diventa inutile, ininfluente. Il bello fuori se non è illuminato dalla bellezza interiore diventa monotono, ripetitivo fino ad annoiare. Bellissima la parola radiosità che esprime infatti una continua speranza di luce nuova e di maggiore bellezza, di una bellezza che non muore mai, ma che si rinnova nel tempo. Infatti, quando vedi che una persona è radiosa, è bella e non ha età.


giovedì 27 ottobre 2016

Divario tra ricchi e poveri

 
 
 


 
 

Non metto in dubbio la necessità, dato come chi ci ha governato e chi non si è opposto come avrebbe dovuto ci hanno ridotto, a fare sacrifici per pagare un conto dovuto ai "consumi" altrui (leggi sprechi, furti, corruzione, clientele, arricchimenti illeciti, evasione fiscale milionaria ecc. ecc.).
Se il paese in cui vivo è sull'orlo della bancarotta non è solo amor di patria o senso del dovere ma mio precipuo interesse come interesse di tutti fare tutto il possibile perché non si arrivi al fallimento.
 Però, premesso che gli autori di questo fallimento dovrebbero avere la decenza di sparire e di non impartire lezioni, come invece fanno in lungo e in largo, e questo irrita leggermente chi deve pagare il conto delle loro gozzoviglie, non vedo perché chi non si trova nelle condizioni di pura sopravvivenza non dovrebbe inquietarsi pensando ai pensionati da mille euro al mese lordi ai quali viene tolta buona parte dell’indicizzazione che anche se data per intero non copre l'aumento del costo della vita.
Con l'astuta indicizzazione in vigore le pensioni negli ultimi dieci anni hanno perso il 30% del loro potere d'acquisto.
Ora capisco tutto, però che il conto venga fatto pagare per il 90% a chi ha le pezze in fronte non mi sembra né ragionevole né accettabile e meno mai che equo. Ed io che non sono tra quelli che hanno la pensione di 100euro lordi al mese mi arrabbio tanto che non lo potete minimamente immaginare.
E veniamo al discorso dell'equità: ti pare un dettaglio e non come io credo la base di una convivenza civile e democratica?
 Non pensate che la totale mancanza di equità alla quale siamo di fronte e non da ora sia uno dei principali motivi di degenerazione della società in cui si vive?
E che si dovrebbe fare secondo voi?
Pensare che l'ennesima manovra per riparare il malfatto non ha alternative quanto al modo in cui viene realizzata?
Continuare ad affrontare le emergenze che non smetteranno di "accadere" con spirito di collaborazione, accettando che questa profonda iniquità e questa profonda disparità di diritti che si traducono alla fine in mancanza di libertà siano le linee guida della società in cui viviamo?

 



martedì 25 ottobre 2016

A chi piace la crema tura








Nel caso in cui per un defunto venga scelta la cremazione, "non sia permessa" la conversione delle ceneri "in ricordi commemorativi, in pezzi di gioielleria o in altri oggetti, tenendo presente che per tali modi di procedere non possono essere addotte le ragioni igieniche, sociali o economiche che possono motivare la scelta della cremazione". Lo indica la Congregazione per la Dottrina della Fede in un documento che è stato approvato da Papa Francesco. Nello stesso documento si sottolinea che non è consentita "la dispersione delle ceneri nell'aria, in terra e in acqua o in altro modo". In ogni caso debbono essere sepolte nei cimiteri o in altri luoghi sacri. La Chiesa non ammette la conservazione delle urne cinerarie in casa se non in "circostanze grave ed eccezionali". Mai comunque le ceneri "possono essere divise tra i vari nuclei familiari". Se la cremazione "non è vietata" dalla Chiesa, resta comunque la preferenza per la sepoltura dei defunti.



venerdì 21 ottobre 2016

Attacco immotivato alla famiglia

 
 
 

 
 
L'uomo è un essere strutturalmente aperto, definito dal compito inesauribile di "divenire ciò che è", come diceva Nietzsche. Rispetto a tutti gli altri essere viventi ha una caratteristica del tutto particolare: ha bisogno per la propria formazione di una "educazione" eccezionalmente lunga. Mentre gli animali, in tempo breve, sono in grado di attuare autonomamente
tutti i comportamenti di cui geneticamente dispongono, per l'uomo vi è la necessità di una lunga traiettoria educativa. La stabilità della relazione generativo-educativa è richiesta dalle caratteristiche stesse dell'itinerario di sviluppo della vita umana personale.
Tale processo non implica solo la diade madre-bambino, bensì anche la figura maschile-paterna.
L'emergenza dell'identità del soggetto umano ha un essenziale bisogno di avvalersi di differenza, complementarietà e chiarezza delle figure e dei ruoli rappresentati dall'uomo e dalla donna.


giovedì 20 ottobre 2016

Nel cuore e nella mente

 
 
 

 
 

L'immigrazione è una sfida vertiginosa perché mettendo alla prova la capacità di un individuo e di una società di cimentarsi con il diverso li costringe a ri-decidere su cosa si fondano, qual è la loro consistenza ultima. La condizione fondamentale per incontrare l'altro è la consapevolezza della propria identità. Ma affermare un'identità non significa brandire un'arma contro l'invasore. E' piuttosto riconoscere ciò che rende capaci di relazionarsi con l'altro. Significa affermare un io capace di misurarsi con un tu che la storia ha portato sull'uscio di casa. Solo così diventa possibile costruire un nuovo noi. Le migrazioni di massa sono un dato ineliminabile. della nostra epoca. Servono identità forti e aperte. Serve che la tentazione dello scontro lasci il posto alla logica di un incontro realista. Non bastano polizie, controlli e regole. l'immigrazione ha implicazioni di tipo culturale e sociale che esulano dalla sfera economica e che troppo spesso vengono dimenticate. Non si lascia la propria terra unicamente per un miglioramento economico o per la necessità di un lavoro, ma anche per poter godere di diritti fondamentali e spesso negati nel proprio Paese, come la pace, la democrazia, la libertà politica e religiosa, la parità tra uomo e donna. Le istituzioni devono valorizzare le esperienze maturate e dare consistenza alla parola sussidiarietà, molto evocata ma poco praticata. Il fatto è che, a differenza di quanto è accaduto nella maggior parte degli altri paesi europei, l'arrivo degli stranieri in Italia è stato un fenomeno tumultuoso con tassi di incremento annuo tra i più alti nel mondo, L'immigrazione ha portato con sé problemi socio-culturali e interrogativi lasciati marcire nei cassetti della politica e delle coscienze. Così, adesso molti italiani convivono con la paura di essere travolti da una realtà che per troppo tempo è stata poco o nulla governata.

 


mercoledì 19 ottobre 2016

Il primo piatto è la Terra

 
 
 



 

Da domani viaggeremo con i conti in rosso, consumeremo più risorse di quelle che la natura fornisce in modo rinnovabile. Ci stiamo mangiando il capitale biologico accumulato in oltre tre miliardi di anni di evoluzione della vita: nemmeno un super intervento come quello del governo degli Stati Uniti per tappare i buchi delle banche americane basterebbe a riequilibrare il nostro rapporto con il pianeta. Il 20 ottobre è l'Earth Overshoot Day: l'ora della bancarotta ecologica. Il giorno in cui il reddito annuale a nostra disposizione finisce e gli esseri umani viventi continuano a sopravvivere chiedendo un prestito al futuro, cioè togliendo ricchezza ai figli e ai nipoti. La data è stata calcolata dal Global Footprint Network, l'associazione che misura l'impronta ecologica, cioè il segno che ognuno di noi lascia sul pianeta prelevando ciò di cui ha bisogno per vivere ed eliminando ciò che non gli serve più, i rifiuti. Il 20 ottobre non è una scadenza fissa. Per millenni l'impatto dell'umanità, a livello globale, è stato trascurabile: un numero irrilevante rispetto all'azione prodotta dagli eventi naturali che hanno modellato il pianeta. Con la crescita della popolazione (il Novecento è cominciato con 1,6 miliardi di esseri umani e si è concluso con 6 miliardi di esseri umani) e con la crescita dei consumi (quelli energetici sono aumentati di 16 volte durante il secolo scorso) il quadro è cambiato in tempi che, dal punto di vista della storia geologica, rappresentano una frazione di secondo.
Nel 1961 metà della Terra era sufficiente per soddisfare le nostre necessità. Il primo anno in cui l'umanità ha utilizzato più risorse di quelle offerte dalla biocapacità del pianeta è stato il 1986, ma quella volta il cartellino rosso si alzò il 31 dicembre: il danno era ancora moderato.
Nel 1995 la fase del sovraconsumo aveva già mangiato più di un mese di calendario: a partire dal 21 novembre la quantità di legname, fibre, animali, verdure divorati andava oltre la capacità degli ecosistemi di rigenerarsi; il prelievo cominciava a divorare il capitale a disposizione, in un circuito vizioso che riduce gli utili a disposizione e costringe ad anticipare sempre più il momento del debito.
 Nel 2005 l'Earth Overshoot Day è caduto il 2 ottobre. Quest'anno siamo già al 20 ottobre: consumiamo quasi il 40 per cento in più di quello che la natura può offrirci senza impoverirsi. Secondo le proiezioni delle Nazioni Unite, l'anno in cui - se non si prenderanno provvedimenti - il rosso scatterà il primo luglio sarà il 2050. Alla metà del secolo avremo bisogno di un secondo pianeta a disposizione.
E, visto che è difficile ipotizzare per quell'epoca un trasferimento planetario, bisognerà arginare il sovraconsumo agendo su un doppio fronte: tecnologie e stili di vita. Lo sforzo innovativo dell'industria di punta ha prodotto un primo salto tecnologico rilevante: nel campo degli elettrodomestici, dell'illuminazione, del riscaldamento delle case, della fabbricazione di alcune merci i consumi si sono notevolmente ridotti.
Ma anche gli stili di vita giocano un ruolo rilevante. Per convincersene basta confrontare il debito ecologico di paesi in cui i livelli di benessere sono simili. Se il modello degli Stati Uniti venisse esteso a tutto il pianeta ci vorrebbero 5,4 Terre. Con lo stile Regno Unito si scende a 3,1 Terre. Con la Germania a 2,5. Con l'Italia a 2,2.
 "Abbiamo un debito ecologico pari a meno della metà di quello degli States anche per il nostro attaccamento alle radici della produzione tradizionale e per la leadership nel campo dell'agricoltura biologica, quella a minor impatto ambientale", spiega Roberto Brambilla, della rete Lilliput che, assieme al Wwf, cura la diffusione dei calcoli dell'impronta ecologica. "Ma anche per noi la strada verso l'obiettivo della sostenibilità è lunga: servono meno opere dannose come il Ponte sullo Stretto e più riforestazione per ridurre le emissioni serra e le frane".

 


martedì 18 ottobre 2016

L'omologazione dei desideri

 
 


 
 

Quando una cultura diventa dominante il suo contenuto è così sistematicamente veicolato dai media che si innesca una veloce osmosi che riesce ad informare inconsapevolmente la mentalità di tutti. Così che a un certo punto la fisionomia stessa del muoversi della società e dei singoli diventa totalmente riconducibile alle immagini e ai parametri mentali degli strumenti di comunicazione. E' molto raccapricciante vedere un individuo totalmente determinato nei suoi giudizi e nelle sue movenze dal dettato comune. L’uomo non può vivere al di là della coscienza riducendola ad un apparato anonimo come la legge o lo stato. L'irriducibilità della coscienza è minacciata dai mezzi di comunicazione di massa e dalla generale computerizzazione della società. E' molto facile per noi riuscire ad immaginare istituzioni organizzate così perfettamente da imporre come legittima ogni loro azione. Basta disporre di una efficiente organizzazione per consentire qualunque cosa. Così potremmo sintetizzare l'essenza di ciò che ci minaccia: gli stati programmano i cittadini, le industrie, i consumatori, le case editrici e i lettori. Tutta la società un po' alla volta diviene qualcosa che lo stato produce. Nell'appiattimento del desiderio ha origine lo smarrimento dei giovani e il cinismo degli adulti. E nell'astenia generale l'alternativa qual è? Un volontarismo senza respiro e senza orizzonte, senza genialità e senza spazio e un moralismo d'appoggio allo stato come ultima fonte per il flusso umano.



lunedì 17 ottobre 2016

Alla continua ricerca della Verità

 
 

 
 

Vorrei che tutti capissero che c'è un metodo

che precede e rende possibile la conoscenza.

Consiste nella capacità di cogliere i nessi

tra le cose, di andare oltre quello che appare,

di compiere il continuo percorso del segno

fino all'origine, al significato.

Non mi faccio irretire da un piccolo campo

di verità astratte e formali,

con le conseguenti applicazioni scientifico-tecniche.

Le restrizioni di questo dominio

del razionalismo scientifico portano a

una strada dove la conoscenza non ha

più rapporto con la vita, con le questioni della vita.

La questione che emerge con più forza

è quella della certezza, anche per

le caratteristiche prodotte dal tempo

in cui ci troviamo a vivere, dal nichilismo

che respiriamo, dall'incapacità di stare

alle evidenze più elementari della nostra esperienza.

Tutto ciò che non è trascrivibile,

traducibile in linguaggio matematico

e non sottoponibile alla dimostrazione sperimentale,

non è conoscibile ed è relegato

nel campo del meramente soggettivo.



domenica 16 ottobre 2016

Manca la buona volontà

 
 
 




 
 

Nel cammino della storia relazionale dell'Uomo abbiamo assistito al progressivo estendersi del raggio della sua azione prima come viandante, come portatore di se stesso e delle sue merci, e anche della sua capacità di offesa, in giro per il mondo.

La contropartita era che lui stesso era costretto a lasciare a casa i propri affetti, per mesi, magari per anni...., e gli affetti non coltivati giornalmente appassiscono.

Oggi la comunicazione non rende possibile il recupero degli affetti locali, ma anzi, duplica - decuplica - centuplica le fonti di dispersione dell'interesse e ne accentua l'aspetto centrifugo, qualora si voglia pensare di affidare a questi canali un ruolo di portatori di affetto.

Il mezzo mediatico usato come fuga da se stessi, dal presente e dal locale è totalmente pericoloso, perché altro non è che un amplificatore di inessenzialità e di incertezze su di sé.

Il mezzo mediatico è invece in grado di costruire nuove consapevolezze di sé, proprio razionalizzando tutte le innumerevoli interazioni che è possibile avere con gli altri, soprattutto da quelle erronee e conflittuali.

Capire come gli altri ti vedono è di enorme importanza per capire come si è e soprattutto come si comunica.

Infatti: questo mezzo può sviluppare l'essere e il comunicare, ma soltanto se è vissuto in maniera integrale..., cioè se si ha il coraggio di vedere chi veramente c'è dall'altra parte.

 



giovedì 13 ottobre 2016

L'intelligenza artificiale

 
 

 
 
 
 

La Terra a misura di Wi-Fi è l’oggetto di un ampio dossier dell’Economist.  Il settimanale britannico analizza il cambiamento che la diffusione della tecnologia senza cavi sta portando in vari aspetti della vita e profetizza un “ritorno del nomadismo”.
 Le nuove generazioni, specie negli Stati Uniti e in Giappone, si ritrovano infatti armate di computer portatile, cellulare, iPod e possono in buona misura “partecipare” a lezioni universitarie o lavorare in gruppo stando seduti in un caffè o in un aeroporto o da un altro Paese.
Anzi, come nell’antica cultura beduina, si creano luoghi di incontro e ristoro (appunto i bar, i parchi cittadini, le stazioni, persino gli autogrill) in tutto simili alle oasi del deserto.
Poi si riprende il viaggio. Verso dove?
Questo è più difficile dirlo: non è chiaro dove andiamo, ma possiamo comunicarlo in ogni istante e da ogni punto…

 



martedì 11 ottobre 2016

La violenza delle televisioni

 
 

 
 

La televisione generalista significa due cose: si rivolge a tutti indistintamente e     
ha come contenuto tutto.

Tutta la realtà del mondo entra nella televisione, ma subisce una

trasformazione.

E' un altro mondo, selezionato, distorto.

La televisione pretende di raccontare il mondo in modo esaustivo e con la sua

forza di verosimiglianza si arroga
 
il discrimine di ciò che può essere reale e ciò

che invece non lo è, di quello che ha la cittadinanza nella vita e quello che

invece va nascosto, al limite represso.

 Il mondo è diviso in tre fette: informazione, intrattenimento e la pubblicità.

Ma il tutto avviene dentro un unico flusso per cu i programmi entrano uno

nell'altro, si confondono, si ibridano.

Tutto avviene contemporaneamente con un unico scopo: nascondere il più

possibile la verità.

 

 


lunedì 10 ottobre 2016

La donna stenta a crescere

 
 

 
 
 

Mi convinco che le donne siano completamente fuori tempo. Intendo quelle di questa generazione e ancora qualcuna successiva.  Non sono riuscite scrollarsi di dosso l'ausiliarismo, forse perché è ancestrale e ci vorranno secoli ancora per rimuoverlo. E forse anche perché fanno i figli, procreano, e questa singolarità è un'arma a doppio taglio, non solo socialmente ma proprio biologicamente. Sembrerebbe quasi che la (sovra)struttura sociale agisca come una violazione alla genetica dei ruoli. Come se l'intelligenza dell'Uomo che lo rende capace di organizzarsi e modificare il suo ambiente sia una perla che agisca però solo in superficie, senza riuscire ad intaccare il solido sistema naturale (e darwiniano) per cui le esigenze della Vita rendono inespugnabili i ruoli. Forse l'astrazione ragionata è troppo spinta, per cui cerco di fare qualche esempio. Prendiamo la gestione delle relazioni (umane, perché per esempio quella con gli animali domestici al maschio risulta gratificante se non profittevole): è la donna a farsene carico. Dal ricordare il compleanno di tutto il parentado, proprio e acquisito, al vicinato e ormai anche al lavoro. Dalla visita in ospedale a quella al cimitero. Convenzioni, si potrebbe dire, o spartizione dei ruoli ed è proprio qui che non va più, perché i ruoli non si sono spartiti affatto.  Le donne sono sempre lì, prese dal dovere, dal ruolo atavico, dall'affettività allargata, si tengono la catena al piede da sole, perché questo ruolo (voluto o non voluto) oggi non è neanche più riconosciuto, ed il cinismo conduce a proposte alternative di questo tipo: "chi te lo fa fare? se non ti va, o ti pesa, non farlo". E con questo si sarebbe stabilito, in teoria, un principio di equità che tale non è, ma che è solo uno degli aspetti più raccapriccianti della nuova comunicazione uomo/donna. Ed è per questo che penso che siano obsolete. Nei comportamenti, nei valori, nei progetti e nelle aspettative. Non sono riuscite ad avanzare una proposta di assetto possibile e diverso. Si ostinano a non adeguarsi a questo mondo, ricevendo da questa ostinazione solo sconfitte e risultando pericolosamente conservatrici. Il secolo che vi ha regalato la cittadinanza vi ha anche spiegato per bene (e giustamente) che "l'appartenenza" non è un dogma, nulla e nessuno vi appartiene, né voi appartenete a qualcuno o a qualcosa. Nel frattempo, ancora avvinghiate alle tonnellate di cordoni ombelicali che vi avvolgono e vi nutrono, siete diventate paurosamente obsolete.

 

 

 



giovedì 6 ottobre 2016

Il susseguirsi dei perché










La Chiesa non solo è espressione di vita, qualcosa che nasce dalla vita, ma è una vita. Chi si accinge a verificare una propria opinione sulla Chiesa deve tener presente che per l'intelligenza reale di una vita come la Chiesa occorre adeguata convivenza. Io ho questa convivenza.
Io non giustifico, cerco solo di capire, spiegare, indagare. Il comportamento di Dio è il Mistero per noi impenetrabile. Se riuscissimo a farlo saremmo anche noi divinità. Io racconto la mia fede. Un cattolico ha accanto una Presenza e non è nemmeno sfiorato dal pensiero di un'analisi critica sulla dottrina cattolica che è un patrimonio, anche dei non credenti. Tutto parte e si ripropone da una domanda fatta da Cristo a Pietro: "Chi credi che io sia?". Si può rispondere con un sì oppure con un no.

Il sì corrisponde a un cambiamento radicale. Quello che è accaduto a Sant'Agostino e Saulo di Tarso. Teologicamente la volontà di Dio non è a noi conoscibile, nel senso che non possiamo capirla. Questo fenomeno viene chiamato "Mistero".

Perché Dio ha scelto di vivere come uomo utilizzando il corpo di una ragazzina di nome Maria? Poteva anche scendere sulla terra e vivere da umano e non da divinità.

Perché si è fatto crocifiggere per poi risorgere dopo tre giorni?

Perché lascia il libero arbitrio all'uomo quando potrebbe guidarlo nella via del bene? Perché non ferma la mano degli assassini, i terremoti, le inondazioni, le guerre?

Cristo, gli apostoli e la comunità dei credenti erano già Chiesa. Poi Lui è tornato dal Padre lasciando agli apostoli lo Spirito Santo. Lo Spirito Santo illumina l'uomo che è senza peccato.

Perché l'uomo pecca?




















martedì 4 ottobre 2016

Il cinque ottobre non è una data qualsiasi

 
 
 
 


 
 
Senza sacrificio non ci può essere verità in un rapporto d’amore, perché vuol dire che l'altro non è valorizzato secondo la sua natura. E’ invece affermato per il tuo gusto, per il tuo istinto. Affermare una presenza è amore, afferrarla vuol dire piegarla a te, renderla schiava. Il sacrificio non è il non andare con un'altra donna, il sacrificio è respingere tutte le negatività che sono dentro di te.
La fedeltà è solo la conseguenza dell'affermazione dell'altro, dell'amore verso l'altro.
Il sacrificio non è sospendere la volontà di qualche cosa, ma arrestare la volontà che non è secondo la natura di un rapporto. Il sacrificio è andare contro la menzogna, fare la cosa in modo vero, leale, sincero, giusto.
Per fare il vero, occorre il sacrificio: devi strapparti alla menzogna.
La fedeltà è una promessa spontanea, leale e impegnativa verso un'unione frutto di una libera scelta.
E' la conseguenza del dono di se stessi che gli sposi si fanno l'uno all'altro. Può sembrare difficile, persino impossibile, legarsi per tutta la vita a un essere umano. Bisogna superare lo scetticismo della società. Un’esperienza che la mentalità comune disistima e talvolta censura. Si ritiene che l’amore debba cessare e quindi la separazione tra gli sposi finisca per diventare inevitabile. E’ un modo per sfuggire ad una realtà che può essere fatta anche di sacrifici e rinunce. L’amore coniugale comporta una totalità in cui entrano tutte le componenti della persona. Richiamo del corpo e dell’istinto, forza dell’affettività, aspirazione dello spirito e della volontà. La fedeltà coniugale è un’esperienza ragionevole e piena di fascino. Dà un senso compiuto alla tua vita.  Potrei anche affermare che è una vocazione.


lunedì 3 ottobre 2016

Il cammino filosofico

 
 
 


 
 
 
La filosofia - affermano Deleuze e Guattari - è creazione di concetti che il filosofo non possiederà mai, ma di cui sarà l'amico. Non ci si interroga dunque sulla filosofia per assegnarle un ruolo o delle competenze, ma per mostrare come ogni domanda sulla filosofia sia una domanda posta alla filosofia, e come quest'ultima sia una ricerca in continuo divenire negli atti stessi che la instaurano. Da qui il tono paradossale di questo libro, il cui aspetto saliente è la vena pedagogica dei suoi autori, il loro procedere per 'exempla' fingendo di mimare, fin dal titolo, il linguaggio dei manuali a uso universale. Da qui anche la folla di volti, di nomi e di eventi suscitata da questo libro. Chi è ad esempio il pedagogo che ci viene incontro fin dal titolo, come l'ombra eterna e il doppio del filosofo? Deleuze e Guattari si inoltrano nell'impresa impossibile di insegnare una filosofia 'da fare'. Dove ciò che viene chiamato 'discussione' non è confronto su un problema, ma il problema stesso in divenire, in movimento. E il filosofo si configura esclusivamente come l'involucro del suo principale personaggio concettuale e di tutti gli altri, che sono gli intercessori, i veri soggetti della filosofia. Il personaggio concettuale è dunque, al tempo stesso, ciò che precede e ciò che 'succede' al filosofo, in altre parole: il suo orizzonte