venerdì 29 luglio 2016

La Madre di Dio

 
 
 


 
Nelle nozze di Cana, quando il vino è finito e avrebbe guastato la festa, Maria chiede al Figlio il miracolo. Gesù risponde che non è ancora il tempo,  ma la Madonna dice "Fate quello che vi ordina". Ecco, noi non possiamo immaginare lo sguardo  del Figlio che si incrocia con quello della Madre che legge il sì. Capite, ora, di che sguardo parlo?  Tanto per comprendere quello che sto scrivendo: tra i cinque sensi che permettono all'uomo  l'accesso alla realtà, il senso della vista è  quello più oggettivo e  più personale. Lo sguardo si rivela al mondo delle cose e degli uomini e, nello sguardo questo mondo viene accolto. E' antichissima, la si ritrova già in Platone ed è sepolta nella coscienza collettiva, l'osservazione che la pupilla ( l'intimo del nostro occhio) ha questo nome ( piccola fanciulla) in quasi tutte le lingue perché chi ci guarda vede riflessa in questa nostra intimità la sua propria immagine. L'essere umano è dunque per l'altro uomo lo specchio più naturale, più rivelatorio, più intimo e vivo. Abbracciare con lo sguardo è un vero atto dell'uomo-Dio, appartiene alla reciprocità dello sguardo, a  guardarsi a vicenda come avviene nelle scene di chiamate al Giordano: "Egli vide che lo seguivano...Venite e vedete, ed essi andarono insieme e videro, "Gesù fissò lo sguardo su di lui e disse: "Tu sei Simone".
Quando Gesù vide venire Natanaele disse: "Guarda,  ti ho visto sotto il fico....vedrai qualcosa di ancora più grande".
L'espressione " Vedere Dio", dunque mantiene tutto il suo valore nel Vecchio Testamento,  ma acquista certamente maggior rilevanza  nel Nuovo Testamento.



lunedì 25 luglio 2016

Non inciampare sul preconcetto

 
 
 


 
 
Tu, cos'è il tu umano che entra in azione? E' la libertà. Perché abbiamo visto in quella pagina terribile che, quando Gesù ha fatto il suo più grande miracolo tanti hanno detto: «E vero!» e alcuni sono andati ad accusarlo.
Per aderire basta essere sinceri, affermare la corrispondenza e, perciò, essere ragionevoli: la ragionevolezza è affermare la corrispondenza tra quello in cui ci si è imbattuti e se stessi e il proprio cuore. Per negare occorre un preconcetto: occorre essere attaccati a qualcosa che si vuoi difendere; se si ha da difendere qualcosa di fronte all'evidenza e alla verità, non si vede più l'evidenza, non si vede più la verità, si è accanitamente tesi a salvare quello che si vuoi salvare. Per esempio, uno degli scienziati che hanno capovolto il corso della storia umana, Pasteur, che ha scoperto i microbi (la scoperta più rivoluzionaria della storia della medicina), è stato osteggiato fino a volerlo fare mettere in manicomio - adesso l'avrebbero ucciso! - da chi? Dagli scienziati dell'Accademia delle Scienze di Parigi, quelli che per sé avrebbero dovuto capire più facilmente degli altri l'evidenza delle sue scoperte. Invece, cari miei, se le sue scoperte erano vere, la mia cattedra, il mio emolumento al 27 del mese, la mia fama... addio tutto! L'indomani sarei dovuto salire in cattedra e dire: «Ragazzi, vi ho contato balle fino ad ora!», sarebbe umiliante. Ecco, per fuggire da questa umiliazione, quegli scienziati sono stati gli ultimi a cedere, perché erano attaccati a qualcosa di precedente, a un preconcetto. Ma io ho usato una parola che serve per tutto, la parola «scandalo», che viene dalla parola greca scandalon che vuoi dire "inciampo". Come un sasso che in montagna cada sulla strada: devi correre in paese a prendere la gru, se ci riesci. Scandalo è l'obiezione che deriva da un interesse affermato non in nome della verità, non come ricerca della verità.



giovedì 21 luglio 2016

Un giudizio che nasce dall'osservazione

 
 


 
 
Il vedere non vuol dire entrare in profondità alle cose, ma coinvolgere direttamente la nostra affettività (cuore) senza il filtro della ragione. Per esempio il sole che nasce dal mare con i suoi colori ci emoziona immediatamente superando la barriera della ragione. Guardare è un accurato lavoro dell'anima (Io), che comprende cosa c'è nel fondo di tutto quello che attira la nostra attenzione e se corrisponde a quello che stiamo cercando.
L'osservazione è sicuramente un metodo. Dall'osservazioni scaturiscono giudizi di valore, ragionamenti, e conclusioni.
Disse una volta il premio Nobel per la medicina Alexis Carrel: "Poca osservazione e molto ragionamento conducono all'errore. Molta osservazione e poco ragionamento conducono alla verità". Osservo le vie, le persone, le chiese, i bar, le osterie, le ormai fatiscenti sezioni di partito... Ma dopo l'osservazione, appunto, viene il ragionamento, il giudizio, la sintesi. Carrel (in Riflessioni sulla condotta della vita): "Nello snervante comodo della vita moderna la massima delle regole che danno consistenza alla vita si è spappolata...La maggior parte delle fatiche che imponeva il mondo cosmico sono scomparse e con esse è scomparso anche lo sforzo creativo della personalità.



lunedì 18 luglio 2016

Comprendere e accogliere

 
 
 

 
 

Il non giudicare nessuno vuol dire accogliere tutti.
Senza identificare il non giudicare con la parola accogliere,
ci sarebbe un equivoco perché, quanto a giudicare, dobbiamo giudicare.
Ma non possiamo giudicare la persona, la persona viene accolta,
giudichiamo un atto: "un atto così è sbagliato".
Dicendo "tu hai compiuto un atto sbagliato",
perché per giudicare la persona entrano infiniti fattori a noi sconosciuti.
Certo, il mondo giudica la persona perché fissa la perfezione
in valori che costituiscono il tornaconto per sé,
e ha interesse, quindi, a eliminare le persone che cadono
sotto i segmenti di giudizio in cui fissa la perfezione.
Giudicando esclusivamente un atto, e non la matrice che l'ha determinato, crea la scissione tra essenza ed azione.
Ma siamo esseri in evoluzione, spesso contraddittoria, quindi è giusto contemplare, ed isolarne il giudizio, anche azioni determinate non in linea retta, quindi non coerenti.
D'altra parte nessuno può contenere in sé un qualsiasi valore conquistato se prima non l'ha accolto, sperimentato, compreso e poi messo in azione. Altrimenti è un valore solo acquisito per indotto e non per “esperienza” o percorso. E l'esperienza è somma dei nostri errori.



sabato 16 luglio 2016

Dall'ideale al sogno

 
 
 
 

 
 
 

L'io è quel complesso di esigenze e di evidenze che costituiscono il volto originale dell'uomo, la struttura dell'umana natura.
Nel nostro io interagiscono la ragione e l'affettività. Il blocco di questa attività di interscambio causa la dissociazione dell'io.
La ragione corre verso l'alienazione e l'affettività si manifesta con un fascio di reazioni irragionevoli. L'uomo pensa di realizzare il proprio ideale invece asseconda il volere del Potere che dopo averlo privato dei desideri originari gli impone quelli falsi.
Le esigenze di un uomo pretendono di essere esaudite. Siccome l'uomo non ha la forza e l'intelligenza per realizzarle, di raggiungere cioè il traguardo che esse fanno prevedere, l'uomo dà forma a questa pretesa secondo la consistenza fragile e ultimamente illusoria che si chiama sogno, cosa molto diversa dall’ideale che rappresenta l’oggetto di perfezione per cui il cuore dell’uomo è fatto.
Lo sguardo della ragione riconosce il vero, cioè la corrispondenza tra quello che è proposto e il proprio cuore, tra quello che si incontra e si segue e la natura originale della propria persona.
La ragione conduce l'uomo verso la libertà. La libertà è innanzitutto capacità di una percezione che nasca dentro di noi, determinata da qualcosa che suscita l'interesse dell'io: quel complesso di esigenze e di evidenze che costituiscono il volto originale dell'io, la struttura dell'umana natura. Tale percezione istituisce un paragone tra ciò in cui l'io si imbatte e ciò che lo costituisce originariamente. E' questo paragone che dà all'uomo la possibilità di cercare la soddisfazione. La percezione che coinvolge l'io è l'inizio della liberazione, perché è l'inizio della ricerca di un modo di rapporto con la realtà che soddisfi, cioè corrisponda, risponda a ciò che pre-occupa l'io, a ciò che teologicamente si chiama cuore.




giovedì 14 luglio 2016

Il pasticcio della datità oggettiva

 
 
 


 
 
Abbiamo moltissimi criteri per distinguere, in ogni scienza, ciò che vale in un certo campo e ciò che non vale ma, asserisce Heidegger in Essere e tempo, si è perso invece il senso complessivo di che cosa chiamiamo "è"; abbiamo dimenticato il senso di questo termine perché abbiamo ridotto l'essere all'oggettività. Ma allora, se identifichiamo l'essere con ciò che è oggettivamente dato e verificabile ne consegue, prima di tutto, che non possiamo più pensare alla nostra esistenza in termini di essere, perché non siamo mai un tutto già dato, siamo fatti di ricordi del passato, di esistenza nel presente e soprattutto di proiezioni verso il futuro, tutte cose che dal punto di vista della datità verificata non sono nulla.
Se non possiamo più parlare dell'essere dell'uomo, perché il nostro modello di essere è quello della datità oggettiva, ciò non ha solo delle conseguenze conoscitive preoccupanti, ma ha soprattutto conseguenze morali, politiche e sociali drammatiche. Predisponiamo cioè l'essere dell'uomo a diventare oggettività manipolabile nell'organizzazione totale della società.



martedì 12 luglio 2016

Comprendere la nostra vita

 
 


 
 
La prerogativa e il dovere della forma umana è farsi domande altrimenti diventa una vita di animali che mangiano, dormono, si difendono, si accoppiano, si ammalano e muoiono con la sola differenza che gli animali lo fanno per strada e l'uomo in lussuosi appartamenti.
Quando l'assurdo si fa norma e specchio della realtà che ti circonda, è difficile mantenersi integri. Si fa, certo, se si pensa, se si sente, ma si avverte una profondissima e immensa solitudine.
La vera libertà qui, nel mondo materiale non esiste, perché questo contesto non ci appartiene, ci è estraneo perché noi siamo eterni e qui tutto è perituro, anche il ricordo, anche i pensieri, anche la mente (corpo, mente, intelligenza sono vestiti che indossiamo solo per un po’, poi si cambiano).
Il nostro libero arbitrio in definitiva si riduce a due semplici scelte: o segui le leggi Divine o non segui le leggi Divine.
Il resto sono due rotaie che ti sei costruito, due rotaie che dove viaggi pensando di guidare.
Si dovrebbe capire che innanzi tutto si esce dal regno del polveroso dell'assurdo se ciascuno di noi riprende su di sé il mestiere di vivere, il mestiere duro di essere un uomo, quella ricerca del vero senza la quale l'uomo è condannato a una parvenza di incidenza, a una vita spezzata, una vita che non ha senso.



sabato 9 luglio 2016

Amare in funzione dell'eterno

 
 
 


 
 

Dall'appartenenza sgorga la domanda del cambiamento: "Compi , o Signore, il miracolo che io non so fare".

La coerenza infatti è un miracolo, è una grazia e non il puro esito di uno sforzo di volontà. Dall'ethos dell'appartenenza, che è l'ethos dell'uomo nuovo, nasce una trasformazione della persona secondo i suoi due fattori costituivi: intelligenza e affezione.

Il cambiamento dell'intelligenza è un mutarsi del modo di percepire e concepire una conversione per cui Cristo viene riconosciuto come principio interpretativo di tutto.

Il cambiamento dell'affettività si documenta nell'insorgere della gratuità. Gratuito è un rapporto definito nella prospettiva dell'eterno, cioè di Cristo.

Chi non ama sua moglie o marito, i figli o gli amici in funzione dell'eterno, cioè della costruzione della presenza di Cristo, non ha fatto esperienza di un amore vero.

 





giovedì 7 luglio 2016

Nascere di nuovo per il Regno di Dio

 
 
 

 
 

Un cristiano crede in Gesù
Un vero cristiano trova le risposte dentro di sé, nella pratica cristiana di tutti i giorni.

 Un cattolico crede che al di fuori della Chiesa non si sia veramente credenti.
 Un cattolico osservante si rifà a Dio, all'entità superiore, e in tal senso non ha nulla da temere. Riduce i margini di dubbio -e di errore- applicando la regola dell'ubbidienza.

 Di un laico o di un ateo è corrente il significato di nemico della fede
 perché analizza criticamente il potere temporale e
 dimentica che senza la Chiesa, il continuamento di Cristo
 nella storia, Il Figlio dell'uomo sarebbe solo un personaggio
 storico come Napoleone.

 Ma ciascuno di noi sa quanto Gesù gli sia vicino.
 Le regole è bene osservarle se ci si vuol sentire in pace.
 Ma la ricchezza spirituale trasmessa da Gesù non credo conosca luoghi ove dimostrarla.

 Il regno di Dio non viene in maniera che si possa osservare: né si dirà: "Eccolo qui", o "eccolo là": poiché, ecco, il Regno di Dio è dentro di voi

 La propria vita, le proprie scelte rinnovate ora per ora, giorno per giorno, in un senso o nell'altro, sono il terreno migliore.





lunedì 4 luglio 2016

Superare il finito

 
 
 

 
 
 

C'è un punto di fuga, c'è qualcosa che sfonda l'oggetto

che afferriamo, per cui non lo prendiamo mai

a sufficienza e per cui c'è sempre come

un'intollerabile ingiustizia, che cerchiamo

di celare a noi stessi, distraendoci.

Il buttarsi nell'istinto è il modo più bieco

di chiudersi a questa apertura che tutte

le cose reclamano, cui tutte le cose spingono.

La tristezza che si prova nel rapporto

non compiuto con la persona che si ama di più,

perché io non sono capace, perché lei non è capace,

questa coscienza della propria incompiutezza

è la caratteristica più umana della vita.

E il sospiro d'infinito si presenta sempre

quando insorge il bisogno di

qualcosa di finito.