sabato 26 dicembre 2015

Alla ricerca di una vera identità







Il bene dell'io, come il bene comune, è un bene relazionale fatto di scelte definitive e stabili, che mantengano la caratteristica della permanenza, di un impegno di fedeltà e di costruttività.
L'incapacità di permanere nella scelta significa l'incapacità di una effettiva responsabilità.
Illudendosi di essere libero solo perché può continuamente cambiare le sue scelte, l'uomo finisce spesso per essere condizionato dalla mentalità dominante, dal potere enorme dei mass-media. In realtà, spesso il potere sceglie lui, e l'uomo non è più protagonista. Solo la coscienza della propria identità rende protagonisti.




sabato 19 dicembre 2015

Un gap comunicativo




Il succo del mio discorso credo che risieda in questa frase:
"Relazioni falsate, basate sull'invalidamento alla fonte del senso originario; dinamiche pregiudiziali compromettenti l'autenticità di ogni rapporto."
Sono i pregiudizi e soprattutto i giudizi che falsano i rapporti e l'impossibilità di comprensione

lunedì 14 dicembre 2015

Gesù ci invita ad entrare in comunione con lui





Nei vangeli sinottici Gesù dice ai suoi discepoli che «ad essi è stato dato di conoscere i misteri del Regno dei cieli» ( Mt 13,11), «del regno di Dio» (Lc 8,10) o, anche, che è stato loro «confidato il mistero del Regno di Dio» (Mc 4,11). Il mistero è ora oggetto di rivelazione ai piccoli, ai semplici, ai quali non è richiesto un linguaggio da iniziati ma un cuore puro (cfr. Mt 11,25). Ciò che Dio conosce viene comunicato agli uomini, perché lo conoscano anche loro: «Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamati amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre l'ho fatto conoscere a voi» (Gv 15,15). Non si tratta però di una conoscenza riservata, ma, al contrario, di un messaggio destinato ad essere divulgato con una predicazione universale e gratuita: «quello che ascoltate all'orecchio - dirà ancora Gesù ai suoi discepoli - predicatelo sui tetti» (Mt 10,27). La rivelazione del «mistero» della salvezza cristiana e l'invito al «sacramento» del battesimo sono diretti a tutte le genti, senza eccezione (cfr. Ef 3,5-6; Mt 28,19-20). Il contenuto di quest'offerta non è una «gnosi», un sistema di pensiero per interpretare il cosmo e le sue leggi, né semplicemente una regola di vita, bensì l'offerta della vita personale di Dio stesso e l'invito ad entrare in comunione con lui (cfr. 1Gv 1,3-4).


mercoledì 9 dicembre 2015

Comprendere il valore del celibato





La Scrittura, che fin dalla Genesi è concorde nell’affermare il valore della sessualità e la bellezza – come abbiamo detto – dell’essere maschio e femmina, è anche concorde nell’affermare la bellezza, la singolarità, la “plus-valenza” della verginità per il Regno dei cieli. La novità della verginità cristiana è “per il Regno dei cieli”. Chi vive la via del celibato desidera anzitutto seguire il Signore. La rinuncia “alla moglie” o “al marito” ha la sua motivazione nel seguire il Signore “con cuore indiviso”. Non è quindi solo una necessità data dal servizio apostolico da rendere alla Chiesa (il celibe ha più tempo da dedicare agli altri, ha meno preoccupazioni, ecc.) Il celibe è anzitutto uno che si consacra a Cristo e che intende servirlo con cuore indiviso. La verginità cristiana è una scelta d’amore, all’amore per Dio, come abbiamo detto, e all’amore per i fratelli, gratuito e disinteressato. È per questo che la Chiesa cattolica ha scelto e mantenuto nei secoli la via del celibatario.
Questo è il carisma della verginità.
San Paolo: Prima lettera ai Corinzi, cap.7:
Questo vi dico, fratelli: il tempo ormai si è fatto breve; d'ora innanzi, quelli che hanno moglie, vivano come se non l'avessero; coloro che piangono, come se non piangessero e quelli che godono come se non godessero; quelli che comprano, come se non possedessero; quelli che usano del mondo, come se non ne usassero appieno: perché passa la scena di questo mondo! Io vorrei vedervi senza preoccupazioni: chi non è sposato si preoccupa delle cose del Signore, come possa piacere al Signore; chi è sposato invece si preoccupa delle cose del mondo, come possa piacere alla moglie, e si trova diviso! Così la donna non sposata, come la vergine, si preoccupa delle cose del Signore, per essere santa nel corpo e nello spirito; la donna sposata invece si preoccupa delle cose del mondo, come possa piacere al marito. Questo poi lo dico per il vostro bene, non per gettarvi un laccio, ma per indirizzarvi a ciò che è degno e vi tiene uniti al Signore senza distrazioni.




lunedì 7 dicembre 2015

L'uomo si riconcilia con Dio





Cristo ha incaricato Pietro di fondare la Chiesa che già c'era, cioè Lui, gli apostoli e la comunità dei credenti erano la Chiesa. Gesù ha investito di questa missione il migliore dei suoi apostoli conoscendo le sue debolezze.
A Pietro che diceva di amarlo rispose che lo avrebbe rinnegato per tre volte prima che il gallo cantasse.
Senza la Chiesa Cristo sarebbe un dubbio personaggio storico, meno di Napoleone. Secondo te Napoleone può cambiare la vita di un uomo? Nella Chiesa Cristo vive attraverso i Sacramenti, la lettura dei Vangeli e l'Eucarestia. Nella Chiesa l'uomo che ha peccato si riconcilia con Dio attraverso la Confessione. Nella Chiesa l'uomo si libera del peccato originale, si unisce in matrimonio e riceve l'estrema unzione.
Ipotizzando un rapporto diretto con Dio ogni uomo avrebbe una sua religione diversa. Direi tascabile. Nella Chiesa si assicura l'unità dei credenti. Riguardo alle altre religioni e agli uomini in genere tutti abbiamo da imparare. Nella parabola del samaritano chi ama il prossimo non è il sacerdote e nemmeno il levita, ma la persona più generosa pronta a fornire aiuto a chi è nel bisogno.


giovedì 3 dicembre 2015

Il pensiero pasticciato




Il guazzabuglio di parole è lo specchio di un tipo di pensiero e le chiusure ideologiche nullificano la persona privandola della libertà di un dialettico confronto che accolga idee anche discordi. Noto che talora si adottano frasi irriflesse e distorsioni semantiche dove spesso manca una coerenza logico-argomentativa.


lunedì 30 novembre 2015

Osservare e poi descrivere







La crisi della cultura è causata dalla mancanza dell'osservazione. Se uno non si sofferma a guardare una rosa, come potrà mai descriverla?

E' il fenomeno dell'anoressia dell'osservazione.

Io penso non sia soltanto l'ascolto, sempre importante, ma anche la lettura e il guardare con occhi aperti, il fare esperienze, perché il linguaggio ha sempre anche una motivazione e trovare emozioni anche oltre la parola aiuta paradossalmente la parola.

Mallarmé arrivò al silenzio della pagina bianca, il limite della non comunicazione, cioè il silenzio dove niente è scritto e tutto è detto.

Io non sono uno scrittore eccelso, men che meno un grande oratore, ma il fatto che non sappia (o non voglia) esprimere i miei pensieri in maniera decente non vuol dire che non sia in grado di pensare in maniera decente.

In un tempo di linguaggio povero, stereotipato quello che viene messo in crisi è proprio la capacità di ascolto e di dialogo, la possibilità di capire; il parlare assume sempre più la struttura di un monologo e di un monologo povero in quanto non sufficientemente dotato di parole che riescano ad esprimere le proprie esperienze, i propri sentimenti i propri conflitti, la possibilità di mettersi in discussione.






venerdì 27 novembre 2015

Superare la falsa meritocrazia




Ognuno potrebbe, teoricamente, avere quel che merita se vivessimo in una società giusta, solidale, egualitaria, organizzata per riconoscere ed attribuire i meriti in base alla capacità o agli sforzi fatti.
Non mi pare che il ritratto di una società competitiva come la nostra assegni in base a meritocrazia, poiché i “meriti” premiati sono la concorrenza, il risultato ottenuto a qualsiasi prezzo e con qualsiasi mezzo. Chi parte già avvantaggiato per stato sociale conserva sempre questo privilegio iniziale. Questo è un approccio liberale e individualista. Quindi X, portatore di uno stato economico più favorevole rispetto a Y, manterrà sempre questa rendita di posizione non già secondo meriti ma in base agli accessi consentiti.
Una società giusta è invece quella che tende ad essere egualitaria, cioè una società nella quale si tende a ridistribuire, tra tutti coloro che fanno parte di una certa comunità, le risorse disponibili, realizzando (tendendo a realizzare) una sostanziale eguaglianza.


mercoledì 25 novembre 2015

E' bello quando accade




Succede a volte che incontrare gli occhi di “qualcuno” , ti fa vibrare il cuore, e ti provoca un languore, una dolce malinconia e vorresti che mai finisse quella magia. E’ come se si arrestasse il mondo, i tuoi pensieri sfumano e restano solo quegli occhi.




domenica 22 novembre 2015

L'incanto della Bellezza







L’integrità o perfe­zione (integritas sive perfectio), poiché le co­se incomplete, proprio in quanto tali, sono deformi. Quindi si esige la dovuta propor­zione o armonia (debita proportio sive con­sonantia) tra le parti. Infine la radiosità, il bello interiore. 


martedì 17 novembre 2015

Il male allontana il Regno dei Cieli






Francesco come Benedetto XVI. Come il suo diretto e vivente predecessore, Bergoglio all’Angelus si è rivolto ai musulmani chiamandoli “fratelli“. Un saluto impensabile soltanto mezzo secolo fa, ovvero prima del Concilio Vaticano II, che scrisse e approvò la dichiarazione “Nostra aetate”, pietra miliare per le relazioni tra la Chiesa di Roma e le religioni non cristiane, ebraismo e islamismo in primis, a cui il documento dedica paragrafi molto importanti. “Se, nel corso dei secoli, – si legge nel testo approvato da oltre 2500 padri conciliari – non pochi dissensi e inimicizie sono sorte tra cristiani e musulmani, il sacro Concilio esorta tutti a dimenticare il passato e a esercitare sinceramente la mutua comprensione, nonché a difendere e promuovere insieme per tutti gli uomini la giustizia sociale, i valori morali, la pace e la libertà”.
I fratelli musulmani sono quelli che rispettano le altre religioni e non compiono atti di barbarie inaudite.


giovedì 12 novembre 2015

Non chiedersi mai il senso del dolore





Il dolore, per coloro che hanno avuto l’impudenza di volerne un senso, non può essere altro che misterioso. A costoro tocca convivere con il Mistero e con tutte le contraddizioni che esso comporta e, dunque, il mistero del dolore può esistere soltanto per coloro che al dolore chiedono un senso. La montagna diventa misteriosa se ad essa chiedo di essere sensata, altrimenti resta quello che è: una montagna.
La necessità di un senso al dolore è dettata dal desiderio di renderlo sopportabile. Se ad Atene il dolore si supera, faticosamente, s’intende, a Gerusalemme si sopporta altrettanto faticosamente, suppongo. La richiesta di senso al dolore sembra renderlo sopportabile, attenuandolo. Ma non è così, purtroppo, poiché si è attuata una mutazione genetica del dolore: la domanda ontologica (cosa è l’oggetto-dolore) si è trasformata in domanda ermeneutica (quale senso ha il dolore). Il dolore si è trasformato da ontologia in ermeneutica. Dalla Natura è stato proiettato nel Mistero. Ed ecco, quindi, che al dolore-oggetto si aggiunge il dolore ermeneutico di trovarne un senso, la cui mancanza smarrisce ancor di più, fa soffrire ancor di più, inducendo persino a mettere Dio sul banco degli imputati. Giobbe chiede conto a Dio delle sue disgrazie, lo incolpa del suo dolore, chiede conto del perché e del per come deve subirlo, si smarrisce di fronte alla montagna, non per la sua ripida altezza da scalare, ma per la sua mancanza di senso; Ulisse non incolpa nessuno, scala la montagna del dolore perché sta là, pensa soltanto a come dannazione scalarla. Al dolore oggetto, si aggiunge, così, il dolore del pensiero del dolore.


lunedì 9 novembre 2015

Il capitalismo è maschio







Quando camminano senza la croce, quando edificano senza la croce, quando vedono un Cristo senza croce, non sono più discepoli del Signore: sono mondani, vescovi, preti, cardinali e papi, ma non sono discepoli del Signore, e il Paradiso non possono vederlo nemmeno con il telescopio, perché nessuno sa dove sta il Paradiso. Io ho una vecchia Alfa 146 e sul cofano trovo solo il residuo secco del processo digestivo dei piccioni e non ho niente da acchiappare.


sabato 7 novembre 2015

L'urlo del leopardo



Con la classica espressione “gatta morta” si indica una persona che, nonostante abbia un’immagine ed un comportamento inoffensivo, apparentemente innocuo e mansueto, nasconde in realtà un altro tipo di personalità, più subdola ed aggressiva.
Tale persona usa questo stratagemma per raggiungere i propri scopi ed interessi. In realtà si tratta di una persona malevola, aggressiva, ficcanaso, intrigante e sleale che finge di essere dolce, timida ed indifferente per ingannare il prossimo. Molto spesso “gatta morta” viene anche definita una persona che cela la sua natura poco virtuosa fingendo di essere irreprensibile.

Mi domanderete: " E il leopardo?"
Vi rispondo: " Il leopardo ha rifiutato di farsi fotografare"




venerdì 30 ottobre 2015

A me piaceva Edith Piaf





 Dove va' l'emozione di un cielo con una così grande e lucente luna? E dove vanno a finire le ombre dei passi che lei illumina? Forse se ne vanno. Ma dove vanno? Bella la tua luna! Grande Luna! Mi sovvien Leopardi!


lunedì 26 ottobre 2015

Abbandonati dalla creatività








E così si adempie per loro la profezia di Isaia che dice: Voi udrete, ma non comprenderete, guarderete, ma non vedrete. Perché il cuore di questo popolo si è indurito, son diventati duri di orecchi, e hanno chiuso gli occhi, per non vedere con gli occhi, non sentire con gli orecchi e non intendere con il cuore e convertirsi, e io li risani.

mercoledì 21 ottobre 2015

La Presenza è una realtà nuova

 
 
 
 
 
 
 
Un padre e una madre lasciano ai figli un’eredità,
ma l'eredità non è soltanto il denaro.
 I soldi concretano simbolicamente tutta
la serietà della vita con cui i genitori hanno vissuto.
Così, l'eredità di quello che noi lasciamo
 è dentro la coscienza di una Presenza.
E' l'esperienza di una realtà nuova,
di un avvenimento che accade ogni istante.
A parte il fatto che, anche umanamente parlando,
non capisco come faccia un uomo a voler bene a una donna,
 se non la sorprende come fosse la prima
  volta tutte le volte che la vede.
L'avvenimento è la modalità con cui la novità entra
 nella storia: se non è più novità, non è più storia.
Ma bisogna che diventi avvenimento la presenza
che c'è tra noi, come dovrebbe diventare avvenimento
il rapporto che c'è tra un uomo e una donna che si amano.
 
 


venerdì 16 ottobre 2015

San Paolo introduce e Luca spiega

 
 
 
 
 
 
 
Se anche parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, ma non avessi la carità, sono come un bronzo che risuona o un cembalo che tintinna.
E se avessi il dono della profezia e conoscessi tutti i misteri e tutta la scienza, e possedessi la pienezza della fede così da trasportare le montagne, ma non avessi la carità, non sono nulla.
E se anche distribuissi tutte le mie sostanze e dessi il mio corpo per esser bruciato, ma non avessi la carità, niente mi giova.
La carità è paziente, è benigna la carità; non è invidiosa la carità, non si vanta, non si gonfia, non manca di rispetto, non cerca il suo interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, non gode dell’ingiustizia, ma si compiace della verità.
Tutto copre, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta.
La carità non avrà mai fine.
In quel tempo, mentre era nel tempio, Gesù, alzati gli occhi, vide alcuni ricchi che gettavano le loro offerte nel tesoro.
Vide anche una povera vedova che vi gettava due spiccioli e disse: “In verità vi dico: questa vedova, povera, ha messo più di tutti.
Tutti costoro, infatti, hanno deposto come offerta del loro superfluo, questa invece nella sua miseria ha dato tutto quanto aveva per vivere”.


lunedì 12 ottobre 2015

La parola ci spiega il Fare e l'Essere

 
 
 



 

Dal libro della Sapienza  (7,7-11)
 
Pregai e mi fu elargita la prudenza,
implorai e venne in me lo spirito di sapienza.
La preferii a scettri e a troni,
stimai un nulla la ricchezza al suo confronto,
non la paragonai neppure a una gemma inestimabile,
perché tutto l’oro al suo confronto è come un po’ di sabbia
e come fango sarà valutato di fronte a lei l’argento.
L’ho amata più della salute e della bellezza,
ho preferito avere lei piuttosto che la luce,
perché lo splendore che viene da lei non tramonta.
Insieme a lei mi sono venuti tutti i beni;
nelle sue mani è una ricchezza incalcolabile.
 
 
Forma breve (Mc 10, 17-27):
 
Dal Vangelo secondo Marco
 
In quel tempo, mentre Gesù andava per la strada, un tale gli corse incontro e, gettandosi in ginocchio davanti a lui, gli domandò: «Maestro buono, che cosa devo fare per avere in eredità la vita eterna?». Gesù gli disse: «Perché mi chiami buono? Nessuno è buono, se non Dio solo. Tu conosci i comandamenti: “Non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non testimoniare il falso, non frodare, onora tuo padre e tua madre”».
Egli allora gli disse: «Maestro, tutte queste cose le ho osservate fin dalla mia giovinezza». Allora Gesù fissò lo sguardo su di lui, lo amò e gli disse: «Una cosa sola ti manca: va’, vendi quello che hai e dallo ai poveri, e avrai un tesoro in cielo; e vieni! Seguimi!». Ma a queste parole egli si fece scuro in volto e se ne andò rattristato; possedeva infatti molti beni.
Gesù, volgendo lo sguardo attorno, disse ai suoi discepoli: «Quanto è difficile, per quelli che possiedono ricchezze, entrare nel regno di Dio!». I discepoli erano sconcertati dalle sue parole; ma Gesù riprese e disse loro: «Figli, quanto è difficile entrare nel regno di Dio! È più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio». Essi, ancora più stupiti, dicevano tra loro: «E chi può essere salvato?». Ma Gesù, guardandoli in faccia, disse: «Impossibile agli uomini, ma non a Dio! Perché tutto è possibile a Dio».
 
 
Due Passi della parola importantissimi.
Leggendo il Vangelo si nota che Cristo al giovane ricco nomina diversi Comandamenti, ma non tutti. Si
tratta dei comandamenti del “Fare”.

Non vengono nominati i Comandamenti dell'Essere (Non avrai altro Dio fuori di me, Ama il prossimo tuo come te stesso, Non nominare il nome di Dio invano, Ricordati di santificare le feste, Non desiderare la donna d'altri, Non desiderare la roba d'altri)
Nel Libro della Sapienza si parla della Prudenza e della Sapienza. Virtù che rappresentano “ L’Essere”, cioè
quello che noi siamo.
 
Il significato biblico di sapienza dà risalto al sano giudizio, basato su conoscenza e intendimento; è la capacità di usare con successo la conoscenza e l’intendimento per risolvere problemi, evitare o prevenire pericoli, raggiungere certi obiettivi o dare consigli ad altri su come farlo. È il contrario di stupidità, stoltezza e pazzia, alle quali è spesso contrapposta.
 
Secondo Tommaso d'Aquino, fra queste quattro virtù (Prudenza, Giustizia, Fortezza, Temperanza), il primato spetta alla prudenza, in quanto rappresenta la retta norma di tutte le azioni. Ciò significa che un atto umano, per essere compiuto secondo la perfezione cristiana, non basta che sia in se stesso buono, se non è anche equilibrato.


mercoledì 7 ottobre 2015

La barbarie della tecnologia

 
 
 
 
 
 
«La tradizione occidentale sarà distrutta e il mondo sarà governato da una tecnica senza etica».
 
Così è intitolato un articolo, riportato da Newton RCS Periodici con il servizio «Scommetti sul futuro». L'autore è il filosofo Emanuele Severino, docente di ontologia fondamentale all'università vita-salute del San Raffaele. E questo di seguito è il testo relativo.
La tendenza in atto - sostiene il prof. Severino - fa intravedere sempre più radicalmente la distruzione della tradizione occidentale e siccome l'Occidente è alla testa del Pianeta, assisteremo alla disintegrazione dei valori che hanno dominato la Terra. Questa distruzione è operata dal pensiero filosofico degli ultimi due secoli, che mostra ciò che comunemente viene chiamata la morte di Dio, cioè la fine di ogni verità assoluta, di ogni fondamento, di ogni centro del mondo. Se non c'è alcun Dio, e cioè nessun limite, nessuna verità che argini e guidi l'azione dell'uomo, allora la scienza e la tecnica hanno via libera, ricevono da parte della filosofia del nostro tempo l'autorizzazione a procedere al dominio totale delle cose. Sto parlando di una tecnica e di una scienza che tendono ad avere sempre più come scopo l'incremento della capacità di produrre scopi.
Avremo un mondo regolato dalla scienza, che ha la scienza come autoreferente, ma con questa essenziale precisazione: non sarà la scienza degli scienziati che intende in modo ingenuo la tecnica come strumento. Fino a quando c'è un'ideologia, che in laboratorio dice al tecnico fermati, perché oltre un certo limite tu non puoi andare, altrimenti ti scontri con il mio messaggio cristiano o islamico, oppure umanistico, questa tecnica è debole. L'etica non è più ciò che era un tempo, cioè la guida che dice alla tecnica: “Tu puoi arrivare fin qui e non oltre”. Ma è la tecnica a servirsi dell'etica, per aumentare la sua stessa potenza».
 


venerdì 2 ottobre 2015

Allarghiamo l'area della nostra coscienza

 
 
 




 
Marco Polo ha scritto che le città credono di essere opera della mente o del caso, ma né l'una né l'altra bastano a tener su le loro mura.
D'una città non godi le sette o sessantasette meraviglie, ma le risposta che dà a una tua domanda.
Analogamente al testo di Italo Calvino che oscilla fra il racconto filosofico e quello fantastico-allegorico ed in cui Marco Polo descrive le città sempre guardandole dove tutti gli altri non guardano, verso i dettagli che ad altri paiono invisibili.
Non si trovano città riconoscibili ma l'immagine di città felici che continuamente prendono forma e svaniscono, nascoste nelle città infelici.
Nel romanzo "Furia" Salman Rushdie definisce New York una città di mezze verità ed echi che in qualche modo domina la terra. Si può odiare questo dominio oppure si può celebrarlo, o ancora rassegnarvisi, ma resta un fatto: New York è il plesso culturale della realtà americana, in tutto il suo eclettismo, la sua emotività, la decadenza, l'intelligenza e il potere.
Le mezze verità non sono sufficienti perché l'uomo occidentale, malgrado il suo sapere corre il rischio di arrendersi davanti alla questione della verità.
New York è la città ideale per chiedere:" Voi cosa state cercando?" e chiedersi: "Io cosa sto cercando?".
La curiosità di una domanda allarga la ragione perché dilata l'orizzonte del conoscibile.
Il cuore intuisce già che l'orizzonte è più ampio di quanto il mondo oggi affermi.
La nostra capacità di indagare le cose con la ragione è ispirata dal presentimento del cuore che esiste qualcosa di più grande. Si chiama esigenza di infinito o brama di verità.




lunedì 28 settembre 2015

Filosofia e fede potrebbero confrontarsi








L'habitus mentis della filosofia è il non credere a ciò che si vede: l'esempio che si riporta è il bastone immerso nell'acqua che ai nostri occhi appare piegato. Occorre farlo riemergere per accorgersi che è diritto.
Viceversa la fede deve credere a ciò che non si vede. Senza questa fiducia priori, non sarebbe fede.
Sono due ambiti legittimi, autonomi nei loro confini. Come due parallele che non s'incontrano e potrebbero confrontarsi, anche condividere alcuni punti non oltrepassando le rispettive competenze.
Ultimamente in numerosi saggi spesso proposti dalle gerarchie ecclesiali è palese la pretesa di compatibilità, ma sottintendendo la supremazia della Verità rivelata, anche con implicazioni scientifiche, come il creazionismo, Il Disegno Intelligente, ecc.
Nelle università prende piede il pensiero post metafisico, salvo qualche residuo del vecchio accademismo anti relativista.
Il senso comune scambia ancora la filosofia per ancella della teologia o comunque in un ambito di neo spiritualità. Con conseguenze anche sul dibattito etico, sulle nuove etiche e bioetica.


giovedì 24 settembre 2015

Non sempre il progresso è positivo

 
 
 
 
L’industrializzazione in cento anni di storia ha causato grossi guai, sia all'uomo che all'ambiente.
Perché come diceva Croce l'economia ha le sue priorità che sono diverse da quelle dell'uomo.
Cioè tutto si muove attorno al concetto di produzione e consumo.
I media rappresentano il braccio armato  della globalizzazione dei beni e dei cervelli.
Solo l'emergenza ambientale e l'urlo dei poveri potrà cambiare questa deriva immorale.
I luoghi dove si parlava della realtà stanno scomparendo.
Oggi chi va più a prendere un caffè al banco senza scappare, e rimane a far due chiacchiere col barista? E magari anche col cliente che beve accanto a lui?
Queste son cose che accadono nei paesini di campagna.
Adesso ci sono le discoteche, i pub, la televisione.
E i vecchietti se ne stanno o casa a vedere Belen o nei paesini, a parlare di politica a modo loro, di donne, di quello e di quell'altro.
 


venerdì 18 settembre 2015

Dare alloggio agli altri

 
 
 
 
 
 
 
 
Purtroppo l'egoismo è come un collante potente. Difficile da staccare.

martedì 15 settembre 2015

Educare i figli al Vero





Forse negli anni che sono passati si è fatta un po' di confusione su tante cose.
Alla ricerca di un modo nuovo di vivere si è fatto confusione sul concetto di libertà, sul concetto di educazione, sul concetto di vita.
Il modo vecchio non era più buono, ma non era pronto un modo nuovo.
Ed il nostro mondo è sempre più complesso, tende sempre di più a trasformare gli esseri umani, i cittadini in numeri, in soggetti senza identità da definire tramite regolamenti, indagini di mercato, circolari.
Diventa per tutti più difficile sviluppare un identità, una risposta alla vita.
Un essere "veri" e profondamente se stessi.
E come si può quindi trasferire con decisione quello che si è appreso a dei giovani ormai diventati adulti?


venerdì 11 settembre 2015

I limiti del perdono dell'uomo

 
 
 
 
 
 
 
Nella situazione umana attuale non c'è un ideale al quale possiamo sacrificarci, perché di tutti noi conosciamo le menzogne. Noi, che non sappiamo che cosa sia la verità. E' la più terribile definizione del cinismo che identifica l'atteggiamento dell'uomo d'oggi, e poiché non sa il nome della verità, tutto gli sembra menzogna, anche l'aspirazione ultima e costitutiva del cuore, anche l'esigenza profonda di certezza, anche la passione per la giustizia. Ognuno pretende avere così la propria morale, ma questa è la più grande e triste menzogna. Che l'uomo abbia la sua morale significa infatti che ognuno è dominato dalla morale dello stato, del potere, cioè dalla morale dei valori comuni, stabiliti da coloro che hanno i mezzi per farlo. Così, per una pressione osmotica irresistibile, tutti coloro che pretendono di avere una loro morale finiscono sotto il dominio della morale del Potere. La moralità vera è quella che nasce dall'eucarestia, cioè dal Dio non più anonimo, ma presente, cui apparteniamo. E' impossibile all'uomo perdonare: l'uomo può dimenticare, può ovviare, ma non perdonare. Perdonare significa infatti far rinascere da capo. L'Eucarestia è la memoria di un uomo che muore al nostro posto, che ci grazia, che ci fa diventare colmi di essere, come se non avessimo fatto nulla di male.
 


martedì 1 settembre 2015

Il trascendente è afferrabile





La religiosità risveglia la potenzialità di vivere

 la realtà sotto una luce meritevole di amore.

Perché avvenga  occorre umiltà e

la consapevolezza di "meritare" di cogliere

 la presenza e donarla a sé e agli altri.

Sembrerebbe una semplice occasione naturale,  

ma nella realtà tutto questo sembra inafferrabile,

distante, in sintesi non avviene con facilità.

Mi chiedo perché. Forse ci si avvicina

 con scarso rispetto degli altri,

forse tutto quel che circonda l'essenza

della religiosità paga il prezzo di una

 trasmissione non incontaminata, allora, 

nelle migliori delle ipotesi, ci fermiamo

allo sguardo religioso sulle cose senza dare

un senso religioso all'appartenenza perché

significherebbe uscir fuori dal proprio sé

 per darsi ad un tutto che sia ben più ampio del sé.





venerdì 28 agosto 2015

La Fede dà un senso alla vita





Il nostro essere borghesi si vede a occhio nudo. Il borghesismo è infatti la non

 radicalità con cui percepiamo il rapporto con Cristo. Se lo percepissimo con

 radicalità il nostro rapporto con Cristo giudicherebbe tutto. Quello che siamo,

 quello che facciamo, la vita comunitaria, la notizia del giornale, l'ambiente del

 lavoro. E lo giudicherebbe come l'aratro che ferisce la terra perché il seme vi

 penetri e dia frutto: il giudizio di Dio è il rinnovamento generato dallo Spirito.

E' necessario che cominciamo a prendere sul serio la fede come reagente sulla

 vita concreta, in modo tale che siamo condotti a vedere l'identità tra la fede e

 l'umano più vero.

Così, ad esempio, il rapporto uomo-donna vissuto nella radicalità del rapporto

 con Cristo viene a galla con la sua esigenza di verità e unità, di fedeltà e di

 permanenza nel tempo.

Così l'atteggiamento di fronte alla vita secondo la radicalità della fede diventa

 rispettoso della persona e della dignità del suo destino.





lunedì 24 agosto 2015

La gentilezza va scomparendo dal nostro linguaggio






Perché non diciamo più "Per cortesia" ?
Questo argomento trattato dal Corriere della Sera cade proprio a fagiolo per supportare certe mie convinzioni.
Individualisti, competitivi, poco educati. La «logica efficientista» ha monopolizzato anche il nostro linguaggio. Ecco le parole dimenticate........
Contate quanti tra di voi usano spesso parole o frasi come «prudenza», «virtù», «decenza», «per cortesia», «forza d’animo» e «gratitudine». Ora invece pensate a chi frequentemente dice «io», «personalizzata», «unico», «disciplina», «posso farlo io», «io vengo prima». Secondo uno studio condotto da Google su un database di parole estratte da 5 milioni di libri pubblicati in tutto il mondo tra il 1500 e il 2008 si è scoperto come alcune parole siano lentamente state dimenticate e altre si siano invece imposte nel linguaggio comune.


lunedì 17 agosto 2015

Da una testimonianza nasce la metanoia








Il sale è che ,benché peccatrice, la donna sa riconoscere che Cristo è la Verità e con il suo cambiamento sarà salvata. Appunto la metanoia



domenica 9 agosto 2015

L'Amore più grande






Descrivendo la situazione umana attuale, dice André Malraux: "Non c'è un ideale
al quale possiamo sacrificarci, perché di tutti noi conosciamo le menzogne. Noi,
che non sappiamo che cosa sia la verità". E' la più terribile definizione del
cinismo che identifica l'atteggiamento dell'uomo d'oggi, e poiché non sa il nome
della verità, tutto gli sembra menzogna, anche l'aspirazione ultima e costitutiva
del cuore, anche l'esigenza profonda di certezza, anche la passione per la
giustizia. Ognuno pretende avere così la propria morale, ma questa è la più
grande e triste menzogna. Che l'uomo abbia la sua morale significa infatti che
ognuno è dominato dalla morale dello stato, del potere, cioè dalla morale dei
valori comuni, stabiliti da coloro che hanno i mezzi per farlo. Così, per una
pressione osmotica irresistibile, tutti coloro che pretendono di avere una loro
morale finiscono sotto il dominio della morale del Potere. La moralità vera è
quella che nasce dall'Eucarestia, cioè dal Dio non più anonimo, ma presente, cui
apparteniamo. E' impossibile all'uomo perdonare: l'uomo può dimenticare, può
ovviare, ma non perdonare. Perdonare significa infatti far rinascere da capo.
L'eucarestia è la memoria di un uomo che muore al nostro posto, che ci grazia,
che ci fa diventare colmi di essere, come se non avessimo fatto nulla di male.