lunedì 28 ottobre 2013

Per seguire seriamente Cristo

 
 



 

«Se uno viene a me e non odia suo padre, sua madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo" (Luc. 14:26.)
Chi non porta la propria croce e non viene dietro di me, non può essere mio discepolo.
Chi di voi, volendo costruire una torre, non si siede prima a calcolarne la spesa, se ha i mezzi per portarla a compimento? Per evitare che, se getta le fondamenta e non può finire il lavoro, tutti coloro che vedono cominciano a deriderlo, dicendo: Costui ha iniziato a costruire, ma non è stato capace di finire il lavoro.
Oppure quale re, partendo in guerra contro un altro re, non siede prima a esaminare se può affrontare con diecimila uomini chi gli viene incontro con ventimila? Se no, mentre l'altro è ancora lontano, gli manda un'ambasceria per la pace.
Così chiunque di voi non rinunzia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo». (Lc 14, 25-33)
A tutti poi diceva: Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua. Chi vorrà salvare la propria vita, la perderà, ma chi perderà la propria vita per me, la salverà (Lc 9,23-24). "Noi abbiamo lasciato tutte le nostre cose e ti abbiamo seguito". E Gesù gli rispose: "In verità ti dico, non c'è nessuno che abbia lasciato casa o moglie o fratelli o genitori o figli per il regno di Dio, che non riceva molto di più nel tempo presente e la vita eterna nel tempo che verrà" (Lc 18,28-30).
Non c’è amore più grande di chi dà la vita per i propri amici(Gv 15,13).


lunedì 21 ottobre 2013

Ragionevole è chi sottomette la ragione all'esperienza

 
 
 
 
 
 
 
Ragionevole è chi sottomette la ragione all'esperienza. Ma cos'è la ragione? Oggi, infatti, è come se si fosse smarrito il concetto di ragione, così che la speranza si riduce al sogno vago di un futuro avvertito allontanarsi sempre di più da un presente che non soddisfa. Su tutto sembra prevalere l'immagine tragica dell'ultimo uomo che insieme alla sua donna osserva declinare il sole per l'ultimo tramonto della storia, così come la fissa Giosuè Carducci in una sua poesia "Su Monte Mario". Noi, invece, non possiamo rassegnarci che tutto finisca nel nulla, il nichilismo. La natura stessa della ragione grida: "Esiste un significato!", ciò che anche Kafka afferma: "Esiste un punto di arrivo". L'obliterazione dell'idea di ragione come apertura positiva al reale mi desta molta preoccupazione. L'esperienza, invece, causa una sincera attenzione ai bisogni veri dell'uomo. La ragione come libertà ridotta a puro parere, opinione e istintiva, snerva nell'uomo la creatività e lo rende schiavo dell'istinto, cioè ultimamente del potere, che in ogni epoca fissa regole e valori a seconda delle sue convenienze personali. Il mio punto di arrivo non è certamente il cinismo appassionato della cultura laica che fa considerare il mondo come un grande gioco, talvolta tragico, sempre venato di un sorriso amaro. Nessuno può generare se non è stato generato. E' la fedeltà a una Presenza quello che fa del cristiano un diverso.


mercoledì 16 ottobre 2013

Nel nostro io convivono cuore e ragione





Nel nostro Io convivono affettività ( cuore) e ragione. Interagiscono fra di loro. Il cuore (affettività) istintivamente sceglie, ma il sì, il riconoscimento che libera il cuore lo dà sempre la ragione.
La ragione è un filtro che blocca il male e libera il bene.
Nel giardino comunale vedo una verdura accattivante e corro per prenderla e mangiarla. Ma la ragione ha letto un cartello che dice: erbe velenose.
Tutto quello che facciamo con l'istinto eludendo il parere della ragione può essere esaltante, ma dura poco se non è ragionevole.
Io sono sposato. Vedo una bella bionda che mi attrae. Vado con lei a fare sesso. Un piacere immenso che però dura il tempo di un orgasmo. La ragione mi aspetta e solo con uno sguardo mi dice che ho frantumato un amore, un matrimonio per un'avventura passeggera.



domenica 13 ottobre 2013

La riconciliazione riparatrice

 
 
 

 
 
 
 
La realtà virtuale apre nuove strade alla creatività
e all’educazione, rimettendo anche in discussione
le forme tradizionali di comunicazione, con serie
implicazioni antropologiche.
La città moderna è relativista: tutto è legittimo, e
possiamo cadere nella tentazione di credere che, per
non discriminare, per includere tutti, a volte
dobbiamo relativizzare la Verità.
Ma questo non è giusto.
Dobbiamo smettere di nascondere
il dolore delle nostre perdite e assumerci la
responsabilità dei nostri crimini, della nostra apatia
e delle nostre bugie, perché soltanto attraverso
una riconciliazione riparatrice saremo resuscitati
e, in questo modo, non avremo più paura di noi stessi.
Anche la Chiesa è consapevole della responsabilità
che tutti portiamo verso questo mondo, verso
l’intero creato, che dobbiamo amare e custodire.
Noi possiamo fare molto per il bene di chi è più
povero, di chi è debole e di chi soffre, per favorire
la giustizia, per costruire la pace.


mercoledì 9 ottobre 2013

La via che percorre il cristiano

 
 

 
 
Vangelo di Matteo 16,13-20 - Chi dite che io sia ?

Essendo giunto Gesù nella regione di Cesarèa di Filippo, chiese ai suoi discepoli: "La gente chi dice che sia il Figlio dell'uomo?".

Risposero: "Alcuni Giovanni il Battista, altri Elia, altri Geremia o qualcuno dei profeti".

Disse loro: "Voi chi dite che io sia?".

Rispose Simon Pietro: "Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente".

E Gesù: "Beato te, Simone figlio di Giona, perché né la carne né il sangue te l'hanno rivelato, ma il Padre mio che sta nei cieli.

E io ti dico: Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia chiesa e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa.

A te darò le chiavi del regno dei cieli, e tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli".

Allora ordinò ai discepoli di non dire ad alcuno che egli era il Cristo.

 
 
 


lunedì 7 ottobre 2013

Il senso del mistero di un ateo







In un discorso tenuto a Berlino Einstein diede di se stesso questa immagine: «Sebbene io sia un tipico solitario nella vita quotidiana la mia consapevolezza di appartenere alla comunità invisibile di coloro che lottano per la verità, la bellezza e la giustizia, mi ha impedito di sentirmi isolato. L'esperienza più bella e profonda che un uomo possa avere è il senso del mistero: è il principio sottostante alla religiosità così come a tutti i tentativi seri nell'arte e nella scienza. Chi non ha mai avuto questa esperienza mi sembra che sia, se non morto, allora almeno cieco. L'emozione è sentire che dietro qualsiasi cosa che può essere sperimentata c'è qualcosa che la nostra mente non può cogliere del tutto e la cui bellezza e sublimità ci raggiunge solo indirettamente, come un debole riflesso. Questa è la religiosità, in questo senso sono religioso. A me basta la meraviglia di questi segreti e tentare umilmente di cogliere con la mia mente una semplice immagine della sublime struttura di tutto ciò che è lì presente»








venerdì 4 ottobre 2013

L'uomo è solo e quindi dominabile





La salvezza deve venire dal di fuori, non può nascere da noi, non può essere inventata né dai singoli né dalla compagnia umana: essa capita come una grazia, accade.
Dice sant'Agostino: "Se manca la grazia, ad un solo scopo è presente la legge, a rendere colpevoli e ad uccidere".
L'ordine fatto dagli uomini è presente per rendere colpevoli e uccidere. Perciò l'uomo d'oggi è inquieto sotto ogni punto di vista, eccetto quando non pensa, perseguitato dalla violenza e dall'ombra della paura.
Occorre tener ben fermo davanti al nostro sguardo il rapporto tra la negazione di Cristo e la debolezza della ragione. La sparizione dell'Assoluto dalla vita, la dimenticanza totale del Dio con noi, implica una ragione debole, cioè un io cedevole. Nel mondo di oggi, così deserto di Presenza, l'uomo è solo e quindi dominabile. Ha la fragilità di un bambino preda di chiunque lo afferri per primo, prigioniero di chi si presenti più forte di lui.


giovedì 3 ottobre 2013

Oltre la realtà c'è altro

 
 
 
 
 
Il culmine dell’intelligenza umana consiste veramente nello sfondare, proiettandosi verso l’infinito mistero, anche gli spazi ristretti nei quali spesso l’uomo è costretto a vivere. Solo così la ragione “culmina nel sospiro e nel presentimento che l’infinito si riveli”. Nel sospiro e nel presentimento che il mistero si riveli, l’intelligenza umana valica il proprio limite. Il sospiro è un modo di sentire le cose pieno di attesa, di desiderio e di commozione. Ma il sospiro non può che essere un desiderio velato di malinconia. Il sospiro è trafitto da “gemiti inesprimibili”. Il presentimento è la facoltà positiva e liberamente impegnata di percepire che la realtà è un insieme di segni che rimandano ad altro; talvolta siamo in grado di scioglierli, ma spesso non ci è dato di farlo. Non per questo la ragione viene a soffrirne, purché si adatti a riconoscere che oltre la realtà “c’è altro”, di cui la realtà è il segno visibile.