mercoledì 31 luglio 2013

Per tutti gli uomini di buona volontà, e ce ne sono tanti





La crisi del sistema capitalistico non è una fase che verrà superata, ma è diventata permanente.
A chi vorrebbe ricordarmi che i tempi sono cambiati, che non si può parlare di padroni e di classi, rispondo che sì, i tempi sono cambiati e in questo cambiamento sono anche mutate profondamente le basi oggettive su cui il sistema capitalistico si reggeva.
Le alterazioni che stanno per diventare irreversibili degli equilibri naturali dovute al perseguimento di uno sviluppo senza nessun controllo, l'esaurimento delle fonti, il costo sempre più elevato dell'energia, la dimostrata incapacità di attuare un rapporto equilibrato tra i diversi fattori del processo economico sono diventati ormai una costante dei paesi industrializzati.
Inflazione, recessione, mancanza di lavoro sono aspetti ormai connaturati al sistema e da questo prodotti.
L'indifferenza verso milioni e milioni di uomini come noi a cui manca l'essenziale per sopravvivere porta solo al disastro, senza contare che è eticamente inaccettabile.
Anche lo stato sociale va in crisi in conseguenza di questo, lo stato sociale che è stato il fulcro della moderne socialdemocrazie.
Non solo quindi si possono cercare vie nuove, ma si devono cercare senza far diventare la crisi del capitalismo una crisi nostra.
E vorrei sapere perché mentre ci si interroga sulla realizzabilità di un sistema diverso, non ci si fa la domanda sul come e sul se le moderne democrazie capitaliste hanno risolto qualcuno dei problemi per cui il comunismo è nato e nella sua attuazione aberrante non ha risolto.
La risposta per me è no, visto che quei problemi ci sono e aumentano.
Allora perché è da folli pensare e voler costruire un sistema diverso?
Non lo capisco e nella mia limitatezza penso invece che dovrebbe essere l'unica strada da percorrere per evitare la catastrofe.
Per tutti gli uomini di buona volontà, e ce ne sono tanti.




domenica 28 luglio 2013

Il progetto Pledge to peace

 
 
 
 
 
 


E' una cosa che non ho mai capito: come sia possibile essere la "patria della democrazia" - secondo loro, beninteso - e contemplare la pena di morte; oppure questo: essere filantropici e non lottare per un sistema sociale equo, che tuteli le fasce deboli e disagiate... una nazione piena di contraddizioni, non c'è dubbio.
 

sabato 27 luglio 2013

Quando entri ti senti come risucchiato verso l’altare

Per la prima volta non ho rispettato la regola che impone di non manovrare a vela nel porto.
Sono uscito dal porto con una bolina rabbiosa. Completamente sbandato, un altro grado di inclinazione avrebbe fatto sventare le vele. L’equipaggio mi guardava muto e rannicchiato sopravvento. Non guardavo nessuno, guardavo dritto in faccia al vento.
Poi ho raddrizzato la barca e mi sono voltato a guardare le luci rosse e verdi del porto che lasciavo. Il porto stava ancora lì, indifferente al vento, al mare gonfio e lucido, alle galee dei turchi, ai morti ammazzati, al sole che tramontava ed alla sua luce che Otranto avrebbe imprigionato fino al prossimo sorgere. Mi sono seduto tranquillo e ho puntato verso Santa Maria di Leuca.
Otranto è la porta dell’Oriente, non Bisanzio. La porta è Otranto.
Vento forte, mare formato, sole abbacinante. Il porto di Otranto è strano: di fronte all’entrata un ampio bacino poco protetto tanto che sente vento e mare, ed in fondo una spiaggia, a destra un braccio di mare più protetto. Ancoriamo. Franchigia per tutto l’equipaggio sfinito dalla lunga navigazione.
La cattedrale. Il mosaico. Ben deciso a spostare le sedie per vedere il mosaico, resto deluso ancora una volta: il mosaico della navata centrale è coperto da un telo di plastica per operazioni di restauro che alcuni giovanotti stanno eseguendo tessera per tessera. Guardo gli alberi delle navate minori, ci passeggio sopra. E’ strana la cattedrale di Otranto: quando entri ti senti come risucchiato verso l’altare, verso l’abside. Un capolavoro dell’architettura dell’inganno spaziale, un vuoto pneumatico che ti attira nella sua depressione. E tu cammini, vai, ti lasci attrarre da quello spazio che non puoi fare a meno di percorrere. Quella cattedrale non dovrebbe avere sedie, panche o banchi; lo spazio della navata centrale è nato per essere camminato o, se proprio si vuole, per accogliere folle, masse di persone; è uno spazio per assemblee, non per liturgie. Mi piacerebbe fosse sgombro per permettere a tutti di passeggiare, di inginocchiarsi, di leggere il mosaico. Magari proteggendolo dal calpestio con idonea protezione trasparente.
La navata di destra ospita il mosaico dell’albero della redenzione; i giganti, mostri terrificanti ed un nome, Marcuacius, che mi sta facendo scervellare.
Alla fine dell’albero, l’ossario davanti al quale una Madonna con Bambino sdraiato, supino sulle sue gambe.
La basilica di san Pietro, la prima cattedrale bizantina è devastante per la sua bellezza. Un piccolo, minuscolo spazio per organizzare una croce greca il cui incrocio è sormontato, in verticale perfetta, da una cupola sostenuta da quattro colonne. E i resti degli affreschi sono testimoni viventi de li grechi. Anche qui è affrescata una Madonna…
Non c’era nessuno e mi sono messo a chiacchierare con un giovane prete che sostituiva la custode ammalata. Gli ho chiesto se fosse permesso scattare fotografie; “ Sì, ma senza flash, per favore.” Certo, certo... avevo il telefonino…












giovedì 25 luglio 2013

Un cinguettio per il Royal Baby

 
 
 
 
Secondo la teoria dei sei gradi di separazione, ogni persona è collegata a un’altra attraverso una catena di conoscenze che conta non più di cinque intermediari. Per alcuni la nascita dei social network avrebbe azzerato questi passaggi. Ma si dibatte ancora se ciò che accade nella realtà corrisponda a ciò che avviene in rete. Che sia vero o meno, #6 gradi è un blog che racconterà ciò che accade sui social network, con l’aiuto di chi fa parte di questo mondo e con l’aiuto di voi lettori. Perché il virtuale ormai è reale. Nel bene e nel male.




 

domenica 21 luglio 2013

Non esiste una morale cristiana, esiste solo una testimonianza ed una metanoia

 

 



"Watermill in Pont-Aven" by Paul Gauguin


Nella sequenza di interrogativi si riassume lo smarrimento dell’uomo Gauguin dinanzi al tramonto di un mondo in cui egli non crede più: “ Da dove veniamo? Chi siamo? Dove andiamo?” Nella magia delle sue opere affiorano tante reminiscenze inseguendo vanamente la speranza di un’innocenza perduta per sempre.
 









venerdì 19 luglio 2013

Dimmi cosa twitti e ti dirò quanti anni hai

 
 
 
 
 
 



Twitter è una miniera d’oro per i linguisti. Un database pubblico dal quale attingere per scoprire nuove parole, idiomi o espressioni. Un gruppo di ricercatori olandesi ha deciso però di fare un passo in più. E ha messo in correlazione il contenuto dei tweet (e lo stile di linguaggio adottato per scriverli) con l’età. Analizzando il tutto con l’aiuto di un algoritmo creato ad hoc.

Come spiega
il Time, Nguyen e i suoi colleghi hanno scelto degli account che appartenessero a persone fisiche (niente organizzazioni, partiti o fake). Unico requisito: che avessero un buon numero di follower e un livello abbastanza buono di interazione. Poi li hanno analizzati e hanno verificato la validità del loro test verificando l’età degli utenti attraverso altri social network come LinkedIn o Facebook.
 
 


martedì 16 luglio 2013

Perché non diciamo più per cortesia





E' vero che si usano sempre meno, la parole poi accompagnavano anche un modo d'essere che sta scomparendo. Non ti dico quello che ho visto e sentito in vacanza. Bimbi prepotenti che aprono i frighi del gelato del bar senza chiedere. Genitori che nemmeno controllano ciò che fanno, altri che ti urtano con le bici quando sei seduto al bar, altri che urlano a tutte le ore e tanto altro. Quando vedo che qualcuno si scusa rimango sbalordita mi rendo conto che non dovrebbe essere l'eccezione ma la regola. Questo è il mondo oggi.

lunedì 15 luglio 2013

Il guazzabuglio di parole è lo specchio di un tipo di pensiero

 
 
 
 
Nella vita c'è una componente di recitazione.
Una maschera, che però non toglie realtà alla rappesentazione dell'io che la indossa.
Sotto ci siamo sempre noi.
In internet è più difficile capire quale sia il nostro ruolo, possiamo scegliere noi che maschera indossare...? Forse... all'inizio si ha una sensazione come di illimitatezza, ma solo illusoria, perchè poi va a cozzare con la sensazione di illimitatezza altrui e ci si insulta più facilmente, come degli animali che lottano per il loro territorio, e abbaiano.
 


sabato 13 luglio 2013

Bellezza e simbolismo della basilica di S.Marco di Venezia

 
 
 
 
Di questi stupendi mosaici è stata fatta una mostra: 40 pannelli che raccontano la storia d’amore e di salvezza iniziata con la creazione, attraversata dalle vicende dei progenitori, dei patriarchi e dei profeti, e , nella pienezza dei tempi, culminata negli eventi centrali dell’incarnazione, della passione e della resurrezione di Gesù Cristo per prolungarsi oltre nel tempo della chiesa sino al ritorno del Cristo glorioso.
 

 
 


martedì 9 luglio 2013

domenica 7 luglio 2013

E se a inventare i meme fossero stati i greci?

E se a inventare i meme fossero stati i greci?






Il meme è una entità consistente in una informazione riconoscibile dall'intelletto, relativa alla cultura umana che è replicabile da una mente o un supporto simbolico di memoria, per esempio un libro, ad un'altra mente o supporto.
In termini più specifici, un meme sarebbe "un'unità auto-propagantesi" di evoluzione culturale, analoga a ciò che il gene è per la genetica quindi un elemento di una cultura o civiltà trasmesso da mezzi non genetici, soprattutto per imitazione.







sabato 6 luglio 2013

Il comunismo è morto e il capitalismo sta male

 





Il comunismo è morto, il capitalismo vecchio stampo ce lo siamo giocato da un bel po' e questo mi pare evidente ed ecco perché non comprendo più la tradizionale contrapposizione tra padroni ed operai. Forse sarebbe il caso di reinventare anche l'immaginario collettivo in cui l'incontro/scontro è tra finanza e mondo (residuo) della produzione. Dato per scontato questo cambiamento io non ho molto da sognare in termini di pura contrapposizione ideologica, ho molto da chiedere, pretendere ed ottenere in termini di scelta politica e di risultato.
Prendo come esempio un caso eminentemente pratico, essendo stanco dei principi oggi voglio fini e mezzi. il nostro sistema fiscale è improntato da un punto di vista teorico a principi di grande equità e giustizia ( faccio un esempio per chi non ha dimestichezza con l'argomento) fu scelto il sistema con prevalente imposizione diretta (imposte sul reddito prodotto)perché assicurava in ordine: 1)La possibilità di esonero totale dei redditi minimi.
2)Imposte progressive (aliquote crescenti a fronte del crescere della materia imponibile) perché una legge economica (utilità marginale decrescente) ci spiega che per produrre la stessa sofferenza in tutti è necessario far pagare in modo più che proporzionale chi ha di più. 3) Perché il sistema ad imposizione diretta permetteva il rispetto, tramite il gioco degli oneri deducibili e delle spese detraibili ,di una maggiore personalizzazione dell'imposta graduata e graduabile tenendo conto delle vere ed effettive capacità contributive del cittadino. Potrei continuare all'infinito nelle mirabili e mirabolanti "giustezze" del sistema e dei suoi encomiabili principi teorici di accompagnamento.
Sta di fatto che è sotto gli occhi di tutti che questo sistema non funziona e non mi interessa di chi sia la responsabilità. Mancati controlli, pastoie normative, incongruenze varie. Quello che so con certezza è che abbiamo una evasione pari al 27% del Pil, che ci sono categorie che possono evadere o eludere ed altre che si beccano una pressione tributaria pari al 52% . L'evasione fiscale totale o parziale ha prodotto negli anni questa divertente situazione: l'evasore ha spesso potuto raggranellare risparmi indebiti che poi ha offerto allo stato per coprire il debito pubblico acquistando titoli di stato il cui rendimento è stato tassato con percentuali che definire scandalose è poco.
























martedì 2 luglio 2013

Se la vita oscilla tra noia e dolore, la noia è un pendolo tra norma e patologia

 
 




Credo che la noia sia figlia del consumismo del sentire e che si svolta su un piano appiattito a cui siamo costretti. Per approfondire lo sguardo, il sentire, il comprendere c'è bisogni di piani sfalsati, letture di vita più meditate e spesso invece siamo costretti e strangolati dai tempi e dai piani ridotti. Viaggiando sulla superficie degli eventi è normale scivolare in fretta sui fatti e quindi non capire nemmeno il senso delle cose che ci circondano, e come conseguenza subire la noia.


lunedì 1 luglio 2013

Essere Casalegglo, quando un fake diventa realtà






Essere Casalegglo, quando un fake diventa realtà





Casaleggio, quello vero, il co-fondatore del Movimento 5 Stelle e il guru del blog di Beppe Grillo, non li ha mai chiamati. Ma loro – i creativi di Diecimila.me – sono riusciti in un’impresa ardua e quasi eroica. E cioè impossessarsi a colpi di battute dell’identità del guru più misterioso del web.