lunedì 30 aprile 2012

Seguire il cammino della speranza con gioia


L'opposto della pazienza non è l'impazienza.
L'impazienza è un difetto della pazienza.
L'opposto della pazienza è quella specie di rassegnarsi verminoso, come i vermi che si rotolano adagio.
E' quel procedere serpentino.
E' quello sgranchirsi le braccia e le gambe inutile, che deriva da tante cose, per esempio dalla pigrizia.
La pigrizia non definsce niente. E' solo un atteggiamento della persona, dal quale, presto o tardi, qualcosa di molto brutto salta fuori: si chiama tiepidezza.
La tiepidezza ( è inutile controllare il dizionario) è seguire il cammino della speranza col naso storto, la testa storta, come, appunto, si torce un verme per camminare.

venerdì 27 aprile 2012

Il blog

Ho tolto la moderazione.

Mi ha stancato.

Scrivete ragionevolmente.

Il clone

Uno può anche impossessarsi del nickname di un altro
e scrivere in un blog usandolo.
Ma lo fa dal suo computer e l'IP che arriva a Blogger
è il suo e non è tra quelli che il Gestore telefonico ha
assegnato al nick clonato. Se qualcuno lo fa rischia grosso,
perché il Gestore telefonico ha l'elenco degli IP assegnati al suo cliente.

giovedì 26 aprile 2012

la grandezza viene per grazia di Dio




La riflessione di Von Speyr mi ha ricordato la prima pagina del Vangelo di Giovanni: "Il Verbo di Dio, ovvero ciò di cui tutto consiste, si è fatto carne, la bellezza s'è fatta carne, la bontà s'è fatta carne, la giustizia s'è fatta carne, l'amore, la vita, la verità s'è fatta carne".
E mi viene anche in mente la poesia di Leopardi intitolata Alla sua donna, un inno non ad una donna, ma alla scoperta che aveva fatto, cioè quello che cercava nella donna amata era "qualcosa" oltre essa, in una appassionata invocazione.

Il fiume che scorre sotterraneo





Le accondiscendenze non possono che portare alle rotture perché alla fine non reggono (nelle condivisioni artificiali uno dei due va in crisi ,sia perché è riconosciuto per quello che è, e lo sa, sia perché l'altro alla fine si rompe le palle di farlo). Nel blog paradossalmente è più facile riconoscere le affinità perché si innescano intuiti particolari che nella vita reale non esercitiamo spesso (l'istinto non filtrato, codici di convenzione standard ecc). Ma molto dipende da che cosa si vuole condividere, o meglio, l'io da cosa vuole essere intercettato. C'è chi scrive e si mostra per essere ammirato, c'è chi vuole cercare chiavi di lettura diverse dalle proprie istaurando anche amicizie e scambi con persone diverse per capire meglio ciò che nel reale non potrebbe, c'è chi scambia solo con chi è simile. Io credo che nella vita e nel blog lo sforzo sia quello di individuare le "sottotracce", il fiume che scorre sotterraneo. Per cui potrei intercettare quel che io condivido anche in linguaggi e codici apparentemente dissimili dai miei. Cercando la purezza. Cercando semplicemente uno scambio buono, positivo


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mercoledì 25 aprile 2012

Dall'appartenenza nasce la domanda del cambiamento



Il miracolo del cambiamento di chi crede in Cristo è la più grande testimonianza della verità della Sua presenza.

martedì 24 aprile 2012

Il potere dello stato è esorbitante

L'uomo contemporaneo è ridotto a un piccolo grano di pulviscolo, un pezzo di materia o cittadino anonimo della città terrena. Di fronte a tale situazione culturale il cristiano si trova a dover combattere innanzitutto per rivendicare il suo diritto all'esistenza ed affermare l'utilità storica della sua presenza, in una realtà che considera la sua pretesa assolutamente irrilevante, insignificante. L'uomo contemporaneo, dovendo pur vivere, e con un minimo di ordine, finisce per conferire allo stato un potere esorbitante, quasi divino. Sia lo stato assoluto di matrice hegeliana sia l'odierno stato capitalista nei fatti si appropriano di tutte le motivazioni di stima e guida degli uomini di oggi. Così il cristiano si trova ad affermare il suo diritto all'esistenza nei confronti di un potere che non gli è assolutamente meno nemico di quanto non lo fosse l'impero romano dei primi secoli. Anzi, da un certo punto di vista, gli è oggi più radicalmente ostile.


lunedì 23 aprile 2012

Quando la realtà svanisce



L'abitudine minaccia una realtà che non può essere vera senza la memoria dell'assenza di una felicità perduta.
Anche se il mio cuore cerca attimi di riposo, un breve ristoro, giustificato, ma per me fastidioso.

domenica 22 aprile 2012

Beati. Una promessa di felicità

 




 
 
Essere beati! Sentirsi fino in fondo Figli di Dio, Fratelli in Cristo.Una promessa di felicità che viene donata a tutti senza alcun merito personale se non quello di avere fede. Fede in Lui, contemplando la Sua vita fino alla croce.Ecco il centuplo.

sabato 21 aprile 2012

Il mestiere di essere uomo

 





Si dovrebbe capire

che innanzi tutto si esce dal regno

del polveroso dell'assurdo se ciascuno

di noi riprende su di sé il mestiere di

vivere,

il mestiere duro di essere un uomo,

quella ricerca del vero senza la quale

l'uomo è condannato alla inincidenza,

a una vita spezzata,

una vita che non ha senso.


giovedì 19 aprile 2012

Dio vuole essere accolto


Dio non pretende di essere amato, ma ama l'amore e l'amore chiede amore. L'amore non può chiedere indifferenza. Né vivere nell'indifferenza.
Dio viene, è venuto e viene, è presente: questa è la grazia.
È la grazia del volo.
Quindi l'amore di Dio è eterno. Pretendere è la parola sbagliata.
Nelle parole di Gesù «io sono la Via, la Verità, la Vita», vi è un seme: il seme che germoglia e apre la Via nella terra, che da la pianta della Verità, albero che da il frutto della Vita.

mercoledì 18 aprile 2012

L'attesa di Cristo

La situazione di negazione della presenza di Cristo e di debolezza assoluta dell'io, di rinuncia alla ragione, in cui viviamo, lascia però nell'uomo oggettivamente intatta l'ambiguità malinconica dell'esperienza, che è vissuta in proporzione a quanto una dignità originale, una certa pietà umana verso se stessi e verso gli altri, è ancora salva.
Lo scrive con un accento struggente, Adorno: " Quando speriamo nella salvezza, 'ché la nostra speranza è vana, eppure è soltanto lei , la speranza impotente, a permetterci anche solo di tirare il fiato.
L'implicazione ultima di una ragione vissuta, di un cuore vivo, di una pietà umana reale, è l'attesa della salvezza, meglio l'attesa di Cristo.
Perciò la posizione di Kafka segna il confine dell'umana dignità: "Anche se la salvezza non viene, voglio esserne degno a ogni momento.

Vivere secondo la radicalità della fede

Il nostro borghesismo si vede a occhio nudo. Il borghesismo è infatti la non radicalità con cui percepiamo il rapporto con Cristo. Se lo percepissimo con radicalità il nostro rapporto con Cristo giudicherebbe tutto. Quello che siamo, quello che facciamo, la vita comunitaria, la notizia del giornale, l'ambiente del lavoro. E lo giudicherebbe come l'aratro che ferisce la terra perché il seme vi penetri e dia frutto: il giudizio di Dio è il rinnovamento generato dallo Spirito.
E' necessario che cominciamo a prendere sul serio la fede come reagente sulla vita concreta, in modo tale che siamo condotti a vedere l'identità tra la fede e l'umano più vero.
Così, ad esempio, il rapporto uomo-donna vissuto nella radicalità del rapporto con Cristo viene a galla con la sua esigenza di verità e unità, di fedeltà e di permanenza nel tempo.
Così l'atteggiamento di fronte alla vita secondo la radicalità della fede diventa rispettoso della persona e della dignità del suo destino.


martedì 17 aprile 2012

Disavventure culinarie



Ieri mattina ho fatto la spesa. Per il contorno ho scelto gli spinaci. Ho chiesto al fruttivendolo la quantità sufficiente per una porzione. Ha detto 500 grammi.
La ragazza ucraina ha lessato e poi un po' fritto con olio sale e aglio. L'aglio l'ha frantumato in almeno mille pezzi. Per l'odore che non gradisco ho ancora la finestra della cucina aperta.
Ma non è questo il problema.
Nel piatto ho notato una quantità enorme di spinaci.
Mi domando: "E' il fruttivendolo che ha sbagliato il peso, oppure è la signora ucraina che ha cotto tutto senza scegliere le parti più morbide?".







domenica 15 aprile 2012

L'etica naturalista







Eugenio Lecaldano




è l'autore del libro: "Un'etica senza Dio". Egli propone un'etica naturalista



in cui i precetti fondamentali nascono



dai meccanismi psicologici insiti nell'animale-uomo.




Perché?




Perché la morale religiosa alimenta valori negativi e socialmente nocivi.



Una concezione ristretta della libertà personale, il fanatismo e l'intolleranza.




Solo l'ateismo riesce a fondare un'autentica moralità.




P.S.




Con gli atei si dialoga, gli atei non si liquidano.




Ma se sono gli atei a liquidare i credenti?

sabato 14 aprile 2012

Un approccio alla percezione del vero



Arduo non si contrappone a semplice.


Semplice indica la modalità con cui affrontare l'arduo.


Se tu guardi l'arduo senza semplicità,


dici: " Ma, se, però, forse, chissà,


che sono le parole più sordidamente


nemiche della percezione del vero.


Perché uno può trovarsi davanti una faccia bella,


ma se non la ama trova tutti i pretesti per dire:


"Qui, ma, però, ha il puntino qui,


ha il puntino nero lì, ha


il puntino giallo là, ha il naso


leggermente spostato


a sinistra, leggermente spostato a destra".

venerdì 13 aprile 2012

Un mondo di cattivo cristianesimo

La vita è una cosa seria e grande.
Di ogni istante, di ogni gesto, di ogni parola,
di ogni pensiero noi dovremo render conto:
qui sta la grandezza della vita. Se fossimo molluschi
non dovremmo rendere conto. Invece renderemo
conto di ogni pensiero, anche il più occulto, perché l'io umano è rapporto con l'infinito.
Che si ravvii i capelli o che mangi un tozzo di pane,
non può strapparsi da questo rapporto ultimo
che lo costituisce, da questa grandezza che lo
definisce.
Ma non è così.
Dice Péguy che questo mondo moderno non è solamente
un mondo di cattivo cristianesimo, ma
è un mondo incristiano, scristianizzato.
Questo è un mondo che che non vuole più
il cristianesimo.


giovedì 12 aprile 2012

la difesa di un'esperienza

Quando l'esperienza si  spalanca come attrattiva e tu la gradisci,
la gusti e dopo passi ad altro,
rendi nota una superficialità
per la quale non è vero che il vero è vero.
Ma se capisci che il vero è il tuo destino
devi farlo diventare diuturno, familiare, continuo.
Occorre vigilanza.
E' come uno che ha conquistato una cosa
bellissima e deve difenderla.
Non lascia spazio alla superficialità, non si distrae, è
teso, ma non  nervoso.

mercoledì 11 aprile 2012

L'autorevolezza è la definizione dell'amicizia

Chi si affida e percio' ha fiducia nell'altro crede nella autorevolezza del prossimo ,di chi reputa amico e percio' non ha paura ad abbandonarsi vincendo tante resistenze.

martedì 10 aprile 2012

La battaglia del nuovo contro il vecchio


 
Per realizzare un proprio ideale l'uomo quando non ne è capace comincia a sognare pensando di avere dato un senso alla propria vita, ma non è così.

La tragedia esistenziale greca

L'uomo è visto come la creautura più bella del mondo e, nello stesso tempo la più terribile. Sofocle usa l'aggettivo δεινός che Holderin tradusse in "smisurato".
Schopenhaurer e Nietzsche si sono interessati della misteriosa tragedia greca.

lunedì 9 aprile 2012

La fatica relazionale



Il virtuale dimostra che l'affettività contemporanea si concentra
sempre più nell'emozionale.



L'emozione è autoreferenziale e abitua a far attenzione a sé,
ad ascoltarsi e



a sentirsi sopra ogni cosa, rendendo fragile l'uomo nei confronti della fatica relazionale.



L'emozionalismo è dominante sul piano
degli affetti.



Diventa la forma più evidente del sentire
senza ascoltare.

domenica 8 aprile 2012

Ho capito il Vangelo secondo Giovanni

 (20,1-9).
In particolare:
....Si chinò, vide i teli posati là, ma non entrò.
Giunse intanto anche Simon Pietro, che lo seguiva, ed entrò nel sepolcro e osservò i teli posati là, e il sudario- che era stato sul suo capo- non posato là con i teli, ma avvolto in un luogo a parte.
Allora entrò anche l'altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette.
Il corpo di Gesù, risorgendo, non si era strappato di dosso le scomode fasciature, ma egli ne era uscito senza scomporle, come se il corpo di Gesù fosse svanito dall’interno del lenzuolo (sindone) che l’avvolgeva e quindi la sindone e le fasce, non avendo più cosa avvolgere, si sono semplicemente afflosciate su se stesse.
Pietro e Giovanni temevano che il corpo di Gesù fosse stato rubato. Giovanni, invece, constatò che gli elementi erano esattamente nella stessa posizione dove erano stati lasciati 3 giorni prima, durante la sepoltura.
Il telo di lino che avvolgeva Gesù era dove prima giaceva il suo corpo, cioè sulla pietra sepolcrale, afflosciato e non srotolato.


giovedì 5 aprile 2012

Quando un amore è infinito



Tenerezza è tendersi verso l'altro, dal suo etimo tendersi verso..
Ma credo che se davvero è percepita e diretta verso l'oggetto amato non è soggetta a inversioni temporali se l'oggetto viene a mancare. La tenerezza è una diponibilità, un'offerta ma non può e non deve essere soggetta a “ritirate” se l'oggetto manca, non percepisce o tradisce. Anzi, proprio laddove c'è in-comprensione, nasce, dovrebbe nascere, la tenerezza. Laddove l'oggetto d'amore assente ha bisogno di percepire il tendersi verso..

mercoledì 4 aprile 2012

Ti ho amato di un amore eterno



Dio si è commosso per il nostro niente,

per il nostro tradimento,

per la nostra povertà rozza,

dimentica e traditrice, per la nostra meschinità.

Qual è la ragione?

"Ti ho amato di un amore eterno,

perciò ti ho fatto parte di me,

avendo pietà del tuo niente:

il palpito del cuore è la pietà

del tuo niente, ma la ragione è

che tu partecipassi all'essere.

martedì 3 aprile 2012

L'abitudine è anche una necessità?








La consuetudine reca in sé un meccanismo “suo”, cioè della ripetizione meccanica, quindi se ne è vittime e non artefici. Difficilmente si ripete con costante consuetudine senza immettere variabili, giacché l'individuo stesso è variabile dipendendo dal contesto e dalla crescita personale. Quindi la contadina che ha seguitato a portare in braccio il toro non è stata capace di interagire con la crescita del toro, quindi è stata cieca e ottusa, quindi vittima della tirannide della consuetudine.
Come se una madre seguitasse a dare il biberon alla piccola diventata un ragazzina.

lunedì 2 aprile 2012

La Carità non è sbarazzarsi del superfluo

Gesù diceva alla folla nel suo insegnamento: «Guardatevi dagli scribi, che amano passeggiare in lunghe vesti, ricevere saluti nelle piazze, avere i primi seggi nelle sinagoghe e i primi posti nei banchetti. Divorano le case delle vedove e pregano a lungo per farsi vedere. Essi riceveranno una condanna più severa». Seduto di fronte al tesoro, osservava come la folla vi gettava monete. Tanti ricchi ne gettavano molte. Ma, venuta una vedova povera, vi gettò due monetine, che fanno un soldo. Allora, chiamati a sé i suoi discepoli, disse loro: «In verità io vi dico: questa vedova, così povera, ha gettato nel tesoro più di tutti gli altri. Tutti infatti hanno gettato parte del loro superfluo. Lei invece, nella sua miseria, vi ha gettato tutto quello che aveva, tutto quanto aveva per vivere.

domenica 1 aprile 2012

La vera morale cristiana





Gesù ha cambiato "occhio per occhio, dente per dente" ed ha aggiunto "ama il prossimo tuo come te stesso".
Non ha cambiato, ma ha dato il senso vero alle leggi.
I farisei contestavano a Cristo un miracolo fatto di sabato, perché il giorno di sabato era quello dedicato al riposo.