mercoledì 29 febbraio 2012

La morale cristiana è Cristo

Le strutture morali cristiane non sono le leggi dei dinamismi umani individuati dall'analisi razionale, ma l'attrattiva scoperta e ragionevolmente riconosciuta di fronte a quella Presenza eccezionale.

Il motivo e il contenuto dell'azione è Cristo: questo è la moralità perché Lui è la verità.
Non basta sapere le leggi per osservarle. Lo sapeva bene san Paolo che, nella Lettera ai Romani, afferma nettamente:" C'è in me il desiderio del bene, ma non la capacità di attuarlo. Infatti io non compio il bene che voglio, ma il male che non voglio".
La speranza dell'uomo e di un popolo non si possono poggiare sulle leggi; le leggi non sono capaci di darci la forza di aderire al bene che pur vediamo.
La morale cristiana è solo Cristo. Gesù guarda solo un istante l'adultera e da allora lei non guarderà più a se stessa, non vedrà più i rapporti con gli uomini se non dentro lo sguardo di quegli occhi.
L'inizio della moralità è quella attrattiva che perdura nel tempo, anche se la presenza fisica di Cristo non c'è più.
Il resto è sovrastruttura. A volte deleteria.


martedì 28 febbraio 2012

Il giudizio di valore è un'accoglienza

Allontanare da me certe persone non significa giudicarle o selezionarle, ma forse proteggersi da qualcosa difficilmente gestibile.
L'importante, secondo me, è agire con retta coscienza noi, perché entrare nel mondo delle intenzioni altrui, secondo me, è una profanazione molto grave.

lunedì 27 febbraio 2012

Verità nascoste per coprire una menzogna

Pensate che la Chiesa venga attaccata per i preti pedofili?
La Chiesa viene attaccata perché difende la famiglia, perché è contro il divorzio e l'aborto. Sul divorzio c'è un giro d'affari enorme. Sulle pillole abortive e quelle del giorno dopo le multinazionali del farmaco si ingrassano a dismisura. La pillola abortiva è un falso. Procura danni a volte mortali. La pillola del giorno dopo è utilizzata dalle ragazzine di 13/14 anni che la scambiano come contraccezione. E' una bomba ormonale.
Sembra avverarsi quel presagio e quell'incitamento di Nietzsche che ritiene decisivo, per superare e sconfiggere definitivamente il cristianesimo, attaccarlo non tanto sul piano della sua verità quanto su quello del valore della morale cristiana, mostrando che essa costituisce un crimine capitale contro la vita. In concreto il cristianesimo avrebbe introdotto nel mondo il sentimento e la coscienza del peccato e sarebbe il più grande avvenimento della storia dell'anima malata e il più fatale artifizio dell'interpretazione religiosa, da superare ed eliminare facendo riconquistare alla vita umana la sua innocenza, al di là del bene e del male, e così la gioia di vivere e una libertà senza confini.

domenica 26 febbraio 2012

Nonverar le stelle ad una ad una


Il grido proprio dell'uomo è domanda di felicità.
In questo grido sta la radice, il seme della creatività.
Il soffocamento del grido alla felicità equivale
allo spegnimento della scintilla della creatività.
Oggi c'è la tecnica, come applicazione della scienza,
la quale dice un'infinità di piccole verità in funzione
di una grande menzogna.
Quando non c'erano né jet né missili, Leopardi
poteva immaginare:

Forse s'avess'io l'ale
da volar su le nubi,
e noverar le stelle ad una ad una,
o come il tuono errar di giogo in giogo,
più felice sarei, dolce mia greggia,
più felice sarei, candida luna.

Oggi l'uomo che va con i missili a contar le stelle
ad una ad una , non credo sia di un briciolo più felice.
La felicità è qualcosa d'altro.

sabato 25 febbraio 2012

Un amore a cui aderire

L'esperienza viva di Cristo e della nostra unità è il luogo della speranza, perciò dell'origine del gusto della vita e del fiorire possibile della gioia, che non è costretta a dimenticare o a rinnegare nulla per affermarsi. E' il luogo del recupero di di una sete di cambiamento della propria vita, del desiderio che la propria vita sia coerente, muti in forza di quello che essa è al fondo, sia più degna della realtà che ha addosso. Dentro l'esperienza di Cristo e della nostra unità vive la passione del cambiamento della propria vita. Ed è il contrario del moralismo. Non una legge cui essere adeguati, ma un amore a cui aderire. Una presenza da seguire sempre di più con tutto se stessi, un fatto dentro il quale realmente naufragare. Chiunque ha questa speranza in Lui, purifica se stesso, come Egli è puro.
Il desiderio del cambiamento di sé, pacato, equilibrato, e nello stesso tempo appassionato, diventa allora una realtà quotidiana, senza ombra di pietismo o moralismo. Un amore della verità del proprio essere, un desiderio bello e scomodo come una sete.









mercoledì 22 febbraio 2012

Una percezione acuta del Tutto



 
 
 



Che il Mistero ci accompagni e ci illumini dall'alto proprio nell'UNO - in quell'unità del tutto che è indefinibile ed è Grazia.
Dare significato a ciò che per ciascuno di noi è da considerarsi un "valore" credo sia diventato semplicemente ridicolo; basta guardarsi intorno, soffermarsi a ciò che ci viene propinato come valore in questa società di completi disvalori per renderci minimamente conto che sarebbe tutto da azzerare e da rifare.

martedì 21 febbraio 2012

Il bisogno di una ragione completa



Nella fede la ragione è impegnata in modo molto
più ricco e potente che in tutti gli altri modi. 
Perché tutti gli altri modi sono parziali, riguardano un tipo di 
oggetto: un uomo che sappia tutto sulla mosca e faccia 
sulla mosca un librone di 1500 pagine descrivendo tutte 
le possibili qualità di mosche, premio nobel per la scienza, 
e di sua moglie non capisce un'acca, e i suoi figli lo odiano
tanto li tratta male, è un pover'uomo, non un premio nobel, 
perché sua moglie e i suoi figli hanno bisogno di una ragione 
naturalmente completa e in pace: lui è acutissimo
in un segmento della realtà, un segmento, tra l'altro,
sufficientemente piccolo della realtà, che è la mosca,
il fenomeno mosca: su questo sa tutto, ma non sa 
niente del suo destino né della situazione altrui. 
E' un povero disgraziato, pur essendo un Premio Nobel.

lunedì 20 febbraio 2012

Laicità e stato laico

Qual è il significato di laicità e stato laico?
Il laico è colui che rifiuta il dogmatismo: può essere profondamente religioso, ma non accetta ciecamente l'intervento della Chiesa in certe sfere della vita civile. Il laico è un uomo che rispetta le opinioni degli altri e cerca sempre una sintesi per permettere nella società la convivenza tra culture e opinioni diverse. Essere laici non significa essere anticlericali, ma solo rifiutare i dogmi e tenere separata la politica che si occupa del bene comune dalla morale che ciascuno può perseguire individualmente.

domenica 19 febbraio 2012

La società prima dello Stato



La sussidiarietà è il rovesciamento dell'impostazione tradizionale

statalista e centralista, che ha dominato il mondo

in questi ultimi trecento anni dall'illuminismo

in poi. E' realmente mettere la persona prima

del partito, la società prima dello stato.

La sussidiarietà è la restituzione della sovranità

al cittadino: il primato della persona, delle

famiglie e dei soggetti sociali.

Attuando la sussidiarietà la poiitica non

è più Potere, ma è semplicemente

Servire.

sabato 18 febbraio 2012

Il sospiro di infinito

C'è un punto di fuga, c'è qualcosa che sfonda l'oggetto che afferriamo, per cui non lo prendiamo mai a sufficienza e per cui c'è sempre come un'intollerabile ingiustizia, che cerchiamo di celare a noi stessi, distraendoci.
Il buttarsi nell'istinto è il modo più bieco di chiudersi a questa apertura che tutte le cose reclamano, cui tutte le cose spingono.
La tristezza che si prova nel rapporto non compiuto con la persona che si ama di più, perché io non sono capace, perché lei non è capace, questa coscienza della propria incompiutezza è la caratteristica più umana della vita.
E il sospiro d'infinito si presenta sempre quando insorge il bisogno di
qualcosa di finito.

venerdì 17 febbraio 2012

Le cose si manifestano inaspettate

Le cose si manifestano inaspettate. E sono al di là quello che appaiono.
Io non credo che quello che vediamo sia tutto.
L’autobus era affollato. Non c’era posto a sedere per tutti. Qualcuno spingeva, qualcuno si appoggiava, altri si aggrappavano.
C’era un ragazzo che poteva essere mio figlio qualche anno fa. Io l’ho sentito come fosse mio figlio.
Si lamentava con una tristezza sconsolata della voce.
Come se nessuno lo potesse ascoltare.
Il suo lamento era una canzone. Gli ho teso la mano per sostenerlo.
A quel gesto, c’è stato un movimento fra i passeggeri.
Un varco inaspettato si è aperto , ed è emerso , lì fra i tanti , un posto libero che nessuno aveva mai visto prima di allora .
Il ragazzo si è seduto, con un sorriso per me.
Credevo che non l’avrei più rivisto.
Ma un giorno, sul molo di Pescara, ho visto lo stesso ragazzo che ripeteva il gesto di tendere la mano.
A qualcuno , un ragazzo come lui che stava vacillando, col rischio di cadere, in acqua.
Gli ha teso la mano, come avevo fatto io .
L’altro ragazzo ha avuto un attimo di impercettibile sbandamento, poi è ritornato i piedi .
E gli ha sorriso.
Quel gesto, quel sorriso sono passati di mano in mano, di vita in vita.
Quello che mi sta accadendo mi ha dato di più di quello
che mi ha tolto.
Ho conosciuto il significato vero della sofferenza e anche
del sacrificio.
Ma la cosa più grande è questa speranza che cammina insieme a noi.

mercoledì 15 febbraio 2012

Che danni produce la consuetudine?



La consuetudine reca in sé un meccanismo “suo”, cioè della ripetizione meccanica, quindi se ne è vittime e non artefici. Difficilmente si ripete con costante consuetudine senza immettere variabili, giacché l'individuo stesso è variabile dipendendo dal contesto e dalla crescita personale. Quindi la contadina che ha seguitato a portare in braccio il toro non è stata capace di interagire con la crescita del toro. E' stata cieca e ottusa, quindi vittima della tirannide della consuetudine.
Vero pure che dove finisce la consuetudine inizia la sperimentazione fuori dall'ordinario -che nulla a che vedere con il disordine o con la libertà negativa-
Inizia cioè lo stra-ordinario. Che altro non è che un chiedersi se il toro in questione ha bisogno di qualcos'altro che due braccia che lo portano...
Qualcuno cambia se trova in sé, grazie a mille motivazioni interne/esterne la necessità di modificazione. Il cambiamento spesso è dettato dalla necessità esterna che preme e sollecita il tuo interno fino a renderlo inevitabile. Potendo, forse, prevarrebbe il timore di lasciare il vecchio per il nuovo anche a costo di rischiare l'ernia e seguitando a sollevare il toro in braccio.

 


 

martedì 14 febbraio 2012

L'eremita di Victor Hugo


Non è proprio più possibile stare appollaiati sul ramo -ci vuole una carta di credito non soltanto psicologica ma anche validata.
Un po' di stretching alle ali anchilosate e...se becco in pieno la montagna?
Vabbò, sempre meglio rischiare.
Scopro un deserto umano intorno a me. Anime coperte di polvere. Le beccherò tutte io le anime polverose?




Il Verbo che si è fatto carne



Che l'uomo sia destinato alla felicità si rende fisicamente

tangibile nel rapporto tra l'uomo, la donna e la

piccola creatura che essi generano, in cui comunicano

se stessi.

La tenerezza che domina il rapporto tra la madre e il

bambino esprime il bisogno che si realizzi

la soddisfazione e la letizia di quella

piccola creatura.

La tenerezza attesta l'inesorabilità del desiderio che si affermi

l'uomo,

e un padre e una madre devono rinnegare se stessi per

sconfessare questa tenerezza.

Non si può guardare un uomo senza uno

sguardo teso verso la prospettiva del suo destino.

Guardare un altro senza affermare la prospettiva del suo

destino è un atto di violenza, è la radice

dell'estraneità, che è la prima forma di violenza.

L'irruzione del destino è accaduta nella storia.

Se nei cieli tutte le nebulose si scontrassero

e avvenisse la deflagrazione universale, questo

sarebbe un fatto ridicolo rispetto a

quell'Accaduto: Il Verbo che si è fatto carne.

lunedì 13 febbraio 2012

Quando la teologia si complica: gioia e letizia

Chi non è chiamato a un rapporto senza veli,
senza diaframmi che oscurano e inaridiscono,
che rendono arido un rapporto vero,
veramente in modo consapevole non è mai
lieto di una letizia come durata.
Contento sì, soddisfatto sì, ma non lieto; e la gioia
è una forma, non il miracolo che avviene
in chi ha la capacità di quella letizia.
Perché la gioia e la letizia sono due cose diverse:
la gioia è il fiore su un ramo, la letizia è il ramo.
Uno può dire: "Nella semplicità del mio cuore,
lietamente ti ho offerto tutto", ma non può dire
gioiosamente ti ho offerto tutto.
Sarebbe come un'esagerazione.
Esagerazione cosa vuol dire? Uscire dai limiti.
Uscire dai limiti, e perciò l'esagerazione è
contro la natura dell'uomo, che è fatta di limiti,
che è una partecipazione all'Essere e non l'Essere.

La Vocazione è un grido di battaglia









Giovanni 14:6 Gesù gli disse: «Io sono la via, la verità e la vita; nessuno viene al Padre se non per mezzo di me.
Il capitolo Giovanni 14, rivela Gesù come la personificazione di queste tre qualità divine, ma anche svela la chiave che apre uno spiraglio sulla comprensione del progetto di Dio che fa, a dir poco, sbalordire.
Questa affermazione di Gesù esprime la composizione pragmatica della funzionalità delle virtù di Dio, che nel loro insieme sono intrinseche alla natura Trina di Dio, ma anche e soprattutto, hanno funzionalità universale della esplicazione della sua volontà, perché operano al volere decisionale di Dio, essendo parte di Dio stesso.
 

domenica 12 febbraio 2012

La figura di Francesca



Non so né il perché, né il per come 
ma nella mente mi frulla conoscere la figura di Francesca 

protagonista del V Canto dell'Inferno. 

Un viaggio attraverso le interpretazioni che questa figura 

ha suscitato nei critici delle diverse epoche. 

Dalla prostituta dipinta nel nel Trecento, all'eroina dei romantici, 

all'intellettuale di provincia nel 900. 

Chi ha ragione? 

Leggere è un'operazione esistenziale: tanto più sono coinvolto, 

tanto più riesco a cogliere il vero significato del testo. 

Mi vedo di fronte a Dante con l'impertinenza e la curiosità 

dei bambini, impazienti di scartare il dono che è la poesia: 

qualcosa di vivo, che parla della realtà e della verità e, quindi, del nostro essere uomini.




sabato 11 febbraio 2012

Il grido è la prima espressione della Libertà



 

 
 
 
Il grido come espressione di libertà, il grido che accompagna la nascita, il grido che contiene la vita.
 

venerdì 10 febbraio 2012

Le storie di Gus

Il mio professore di lettere,
Lanfrodi Capone,
che uomo,
comunista,
sempre in stivali da gringo,
pantaloni di velluto verdi a zampa d'elefante,
giubbino di jeans stinto,
capelli, basettoni, occhiali e mustacci,
sempre il manifesto sotto il braccio.
entrava e diceva,
"Le teste di cazzo non mi rompano i coglioni",
ovviamente si mettevano a giocare a carte.
Pochi seguivano.
Lo diceva all'inizio dell'anno,
io non boccio,
sei politico a tutti,
ma non rompete i coglioni a chi vuole ascoltare.
Ovviamente allora si fumava in classe.
Ovviamente lo amavano tutti.
Ovviamente era deluso della piega del mondo,
aveva capito tutto.
Morì d'infarto durante una partita a poker.
E' ancora una leggenda in provincia di Pescara.

giovedì 9 febbraio 2012

Comprendere le ragioni di uno che ti rappresenta



Quando leggevo Leopardi non mi era amico. Rappresentava molto meglio di quello che









avrei saputo fare io ,quello che io sentivo, ma non mi era amico: era un'autorità

fuori di me. 


Un po' per curiosità, un po' per dovere ho incominciato a capire certe cose.

Leopardi mi spiegava le ragioni del suo essere malinconico e io non condividevo.

I suoi lamenti li sentivo veri ma aumentavano la mia malinconia.


Un motivo in più per essere in contrasto con lui, ma non solo non ero in contrasto,

anzi mi diventava amico. Avevo compreso che uno ti diventa amico nella misura in

cui tu lo interiorizzi, vale a dire, comprendi le ragioni del perché lui ti rappresenta.

mercoledì 8 febbraio 2012

Le teorie strane di Lutero

Secondo Lutero la salvezza passa attraverso le fede e le opere sono ininfluenti.
Secondo la Chiesa sono le opere ad assicurare la salvezza dell’uomo.
Intanto è indispensabile appurare il significato che Lutero e i cattolici danno ai termini “fede” e “opere”.

Leggiamo qualcosa dei Vangeli:
(a)La parabola del samaritano.
(b)Gesù crocifisso accanto a due ladroni.

La parabola del samaritano sembrerebbe favorevole a alla Chiesa. Il samaritano non ha la fede, ma aiuta un uomo perché vede in lui il suo prossimo. E’ l’opera e non la fede a salvare il samaritano.
Gesù nella croce assicura il regno dei cieli ad un ladrone che ha sbagliato tutto nella vita, ma nel momento cruciale riconosce in Cristo il figlio di dio. Guadagna la salvezza attraverso la fede
Secondo Lutero si arriva a dio attraverso la Bibbia. Non ammette la mediazione di un papa. In pratica diventa un papa senza accorgersene, ma va oltre i diversi dogmi della Chiesa, e mi sembra cosa intelligente.
L’altro postulato forte di Lutero è il rifiuto del libero arbitrio. Diciamo che è una sciocchezza. Solo l’intervento diretto di dio potrebbe evitare all’uomo l’errore, che teologicamente si chiama peccato.
Con un uomo perfetto non staremmo qui a parlare di religione.















La papessa della Chiesa luterana tedesca, Margot Kassmann, è stata arrestata. La polizia l'ha pizzicata ubriaca alla guida, sabato sera ad Hannover, dopo che era passata con il semaforo rosso. Dice dunque in proposito la 1 lettera di San Paolo Apostolo a Timoteo, capitolo 3, versetti 1-3: È degno di fede quanto vi dico: se uno aspira all'episcopato, desidera un nobile lavoro. Ma bisogna che il vescovo sia irreprensibile, non sposato che una sola volta, sobrio, prudente, dignitoso, ospitale, capace di insegnare, non dedito al vino.

martedì 7 febbraio 2012

Il vero è il nostro destino


La memoria non è un ricordarci noi,

ma un accordarci continuo con una presenza che,

una volta che si è rivelata non va più via.

Non va più via perché ci costituisce

e si fa sentire sensibile, visibile negli altri,

una presenza che ci mette insieme

con lo scopo di essere vissuta.

Se l'esperienza si spalanca come attrattiva e tu l'accusi

la gusti e dopo passi ad un altra,

rendi nota una superficialità

per la quale non è vero che il vero è vero,

non capisci che il vero è il tuo destino e,

nello stesso tempo  un nesso al tuo destino.

lunedì 6 febbraio 2012

Deleuze e Guattari

 
















Si può, a partire da Freud e dall'espansione della psicanalisi, tracciare di nuovo una genealogia culturale ed intellettuale che, da Reich (La funzione dell'orgasmo) a Marcuse (Eros e civiltà) passando per Foucault (Storia della follia nell'età classica), l'antipsichiatria (La politica dell'esperienza di Laing) o ancora Lawrence (Eros et les chiens) e Miller (Amleto), sfocia ne l'Anti-Edipo. Esso fa arte di quelle opere che, alla maniera di qualche contemporaneo, (Foucault, Lyotard, Castoriadis, Baudrillard), spingono a riconsiderare la questione del potere, soprattutto riguardo ai meccanismi per i quali il potere repressivo venga introiettato dagli oppressi. Primo grande libro dell'epoca del Maggio 68, ebbe una grossa eco (ma pochissima stima da parte degli psicanalisti, per la maggior parte ostili al suo indirizzo), in particolare presso autori riscoperti ai nostri giorni dal pensiero «gay», come ad esempio Hocquenghem (Il desiderio omosessuale) o Wittig (Il pensiero corretto).










Da WIKI







domenica 5 febbraio 2012

La televisione? La definirei generalista



Il trovan un antibiotico .
La Pfizer , famosa casa farmaceutica , lo avrebbe sperimentato in Nigeria , approfittando di una epidemia di meningite.
Uso il termine approfittare , perché sembrerebbe che la Pfizer non si sia scomodata a ottenere dai genitori delle piccole cavie , un consenso informato all ' esperimento.
Che abbia avuto invece i permessi dal governo nigeriano di allora(1996) , non è dato sapere con certezza .
Di sicuro oggi la Nigeria ha deciso di fare causa alla casa farmaceutica .
La storia sarà raccontata in qualche TV. Ma la Pfizer è un cliente di riguardo.

sabato 4 febbraio 2012

La fragilità del nostro io

 



La conseguenza inevitabile e tragica di questa confusione introdotta, nella quale si dissolve la realtà dell'io, è il dissolvimento della parola "tu". L'uomo di oggi non sa dire coscientemente tu a nessuno. E' l'inesorabile contraccolpo della mancanza di un soggetto, di un io. Nessuna disumanità è più grande che far scomparire l'io: è precisamente questa la disumanità del nostro tempo.

giovedì 2 febbraio 2012

I genitori si rifiutano di educare



L'analisi l'ho già fatta. Forse ho rimediato, almeno a vedere l'amore che mi donano. In pratica loro vedono nella mia figura sia il padre che la madre che non vive più su questa terra.
Gius mi ha detto: "Papà, metà di me non c'è più, tieni duro, fallo per noi".

mercoledì 1 febbraio 2012

Aurora, ti prego, alzati dal letto



Post misterioso.

Si chiamava Francesca

La prima adolescenza, cioè quella che arriva a quindici anni, l'ho vissuta in un paesino della costa Adriatica. L'estate era una grande festa per noi maschietti. Arrivavano famiglie dalle città per passare le vacanze al mare. I più grandi rincorrevano le signore e i ragazzini le governanti. La spiaggia era molto bella. Un solo stabilimento balneare e una ventina di cabine. L'ultima della serie presentava un piccolo forellino fatto con il trapano da mani abili. E da quel buco la nostra immaginazione diventava realtà. Ormai avevo 15 anni, alto, somiglianza sfacciata a Alain Delon, e non curiosavo più nei forellini per spiare le donne nella loro intimità. L'ennesima estate si apprestava a lasciarci. Monotona e identica alle altre. Invece accadde qualcosa di eccitante e diverso. Un pomeriggio dopo il cambio d'abito una signora uscì e invece di tornare a casa venne verso il nostro piccolo gruppo. Dal suo sguardo di ghiaccio caldo non impiegai molto a comprendere che cercava me. Mi prese per mano e mi portò nella sua villa. Mi disse:" Ora puoi vedermi con tutta tranquillità". E così fu. Con molta dolcezza mi insegnò quello che non si impara nei manuali del sesso perfetto e che i genitori evitano di spiegare. La storia durò una quindicina di giorni. Poi partì per tornare a Milano. Si chiamava Francesca, sposata. Aveva trent'anni.

La morte di Dio

Credo che siano comunque avvenimenti planetari transitori, l'umanità ha una storia brevissima se confrontata all'universo.
In questa storia c'è ancora posto per molteplici esperimenti sia scientifici che sociologici.
Saranno solo i millenni a determinare l'evoluzione della razza umana, nelle sue infinite possibilità con il concetto di Dio o quello della scienza.
L'uomo è ben lontano dall'aver acquisito una vera e piena coscienza della sua posizione microscopica nella Realtà pluridimensionale e ignota.