lunedì 30 gennaio 2012

La danza dei colori




Dovrei scrivere un post.

Quello che è accaduto

La cosa più impressionante della mia vita è stata vedere il buco dove fu piantata la croce, il luogo in cui Cristo è morto, dove Cristo ha agonizzato. Vedendo questo posto, immaginando l'incomprensione e il non riconoscimento di tutta la folla che stava a guardare, si capisce che dev'essere una cosa terribile e grande il male del mondo se Dio ha accettato un sacrificio così, una morte del genere.
Quello che ci si porta via da quei luoghi è il desiderio, lo struggimento, che la gente si accorga di quanto è accaduto. E invece quello che è accaduto sembra sia oggi possibile cancellarlo così come si cancella con un piede una lettera sulla sabbia.
Oggi tutto il resto, la politica, l'economia, ecc, sembra più grande e più importante di questo avvenimento così facilmente e a buon mercato identificabile con una fiaba.
Ma la concretezza di quell'avvenimento è così umana che non si può tornare dalla Palestina col dubbio che il cristianesimo sia una favola.
Mettersi nelle condizioni naturali, logistiche, in cui Cristo si è venuto a trovare: il paesaggio che ha visto, le rocce che ha calpestato, le distanze che ha camminato.
Tutto collabora e costringe a capire la verità di quello che è accaduto.

domenica 29 gennaio 2012

L'utopia è una menzogna,quindi una violenza.

Accorgendosi dell'esistenza di molte religioni l'uomo per essere sicuro della verità della propria scelta dovrebbe studiare tutte le religioni, paragonarle tra di loro e scegliere. E' la posizione del razionalismo moderno. Una pretesa che non è un ideale , ma un'utopia. Infatti un lavoro di questo tipo è praticamente irrealizzabile. Non basterebbe una vita intera. L'ideale è un cammino dell'uomo che a ogni passo vede qualcosa di esso realizzarsi. L'utopia è fuori dalla natura. Un sogno sovrapposto per sfuggire o forzare la realtà.
L'utopia è sempre violenza. Assumere il dovere di conoscere tutte le religioni altro non è che un'astrattezza irrazionale. Il consiglio di vivere la religione della propria tradizione rimane l'indicazione fondamentale senza pretese.
Può essere che un incontro nella vita faccia balenare la presenza di una emozione più adeguata alla propria ragione maturata. Allora uno potrà cambiare, convertirsi, anche se la conversione altro non è che la scoperta più autentica di ciò cui si aderiva prima.

sabato 28 gennaio 2012

Poveri e bisognosi di una risposta

Bisogna che diventiamo poveri, ossia certi di alcune grandi cose.
Il povero è chi è certo di alcune grandi cose, per cui costruisce una cattedrale anche se vive in una catapecchia, essendo così cento volte più uomo di chi ha come orizzonte ultimo un appartamento confortevole.
Perché essere poveri è essere certi?
Perché la certezza implica l'abbandono e il superamento di sé.
" Sono piccolo, sono niente, la cosa vera e grande è un'Altra".
Secondo l'economia la povertà è la mancanza di un reddito, di una proprietà, di un bene.
Non c'è un automatismo che ti fa passare dalla povertà economica alla Fede, anzi la povertà può incattivirti, spingerti a rubare, oppure prostituirti.

venerdì 27 gennaio 2012

Il nesso tra il Mistero e noi

La partenza di ogni nostro passo non può che essere
una gratitudine.
Senza gratitudine infatti non si può partire per nulla,
non c'è suggerimento, fascino, attrattiva e
quindi possibilità di connessione reale
con le cose.
Ma la vera gratitudine, o la verità della gratitudine,
riguarda il principio di tutto,
riguarda il nesso fra il Mistero e noi.
La fragilità nell'impatto con la realtà,
che può oscurare gli occhi nel guardare e infiacchire
la forza del volere nell'aderire, ha una sorgente di riparo e di aiuto:
è la grazia di Cristo.

giovedì 26 gennaio 2012

Una società priva di spessore

Continua a farsi strada una sorta di timore della memoria, fondato sulla speranza che solo mettendo tra parentesi il passato, o sterilizzandolo del tutto, sia possibile rendere più agevole la strada del futuro. 

E' un'operazione culturale che la società dei consumi ha largamente anticipato nei suoi comportamenti più ordinari, e che dà luogo a quel tipo di società liquida, priva di ogni spessore, costruita a misura più di merce che di persona. 
La memoria è proprio lo spessore che rende scomoda la visione di una società di questo genere, tutta proiettata in una piatta dimensione orizzontale.



 

martedì 24 gennaio 2012

L'amicizia è un amore



San Pietro non è come i farisei che, facendo prevalere la ragione del vero,

dominano la loro prospettiva etica con le leggi che questo

vero esprimono.

Invece san Pietro era attaccatissimo a Gesù, perciò all'origine

della sua morale c'era questo attaccamento,

che è una simpatia profonda.

San Pietro era tutto disposto ad obbedire a Cristo

perché lo amava.

Ma cosa vuol dire "lo amava?".

Era la sua simpatia profonda.

In tutta la terra, di tutti i pensieri e di tutte le cose si poteva parlare,

san Pietro era attaccato a quell'uomo lì.

E da quell'attaccamento parte uno sforzo morale:

"Chiunque ha questa speranza in lui, purifica se stesso, come

egli è puro".

Rimane una volontà morale che faccia simili a Lui,

fino a morire per Lui, che non può essere mantenuta

se non dentro un clima di pensiero nel quale

risulti evidente che quello è il vero.

lunedì 23 gennaio 2012

La vita umana ridotta a segmenti



Gli ostacoli sociali derivano oggi dal fatto che la modernità suddivide ciascuna vita umana in una molteplicità di segmenti.

La cultura della società di oggi produce un'immagine e un sentimento dell'io come aggregato di segmenti o frammenti. Ogni segmento, ogni frammento- il rapporto affettivo, il lavoro, la religione, il riposo, il divertimento, ecc. - ha la sua legge, ha una dinamica stabilmente fissata e ineludibile ( ci sono delle leggi per giocare a calcio, ci sono altre leggi per il rapporto tra un uomo e una donna, o per affermarsi nel proprio lavoro, e via dicendo). Tutti i segmenti sono governati da una loro legge, perciò è come se la realtà rimanesse tutta terremotata.

L'esito di un simile comportamento culturale e psicologico è quello di azzerare ogni costruzione in frammenti, dispersi per terra e l'uno contro l'altro in lotta. Come dopo un violento terremoto, non esiste più la casa e non esiste più il paese, esistono mucchi di sassi, pezzi di mura.

domenica 22 gennaio 2012

E' successo duecento anni fa

Abitavo a Varazze ma facevo uno strano 
mestiere a Celle Ligure. 
Andavo tutte le sere da Celle Ligure a Varazze 
e poi tornavo indietro.
Lì c'è un'ansa della costa, un giro della costa 
con un muricciolo basso
e poi c'è la spiaggia e il mare. 
La sera di primavera il muricciolo 
era zeppo di coppiette.
Una notte non c'era la luna, ma c'era  un cielo
assolutamente limpido, 
carico di stelle.
Proprio sul voltare della strada
ho visto il ponte sul mare fatto dalla Via Lattea.
Chi sa osservare il mare fino a questo punto?
Chi sa osservare le cose fino a questo punto?




Les Murray

Oltre il non saper scrivere sembrerebbe in crisi anche l'osservazione. Poche immagini ci turbano, quasi nessuna ci muove, ci è motivo di scoperta. 
Les Murray in alcuni suoi versi ricorda che Newton osservando la mela cadere dal ramo ha capito molte cose, e aggiunge però che se si fosse anche chiesto come diavolo aveva fatto ad arrivare lassù quella mela,allora avrebbe scoperto una fisica perfetta. 
Guardare veramente è un atto di implicazione con tutti gli aspetti del fenomeno. Cioè è usare la ragione.
Ancora una volta mi torna in mente la congiura delle ombre e la angosciante previsione sul futuro prossimo della cultura.
Nella mia esperienza, ciò che la coscienza ha in comune con l'arte è la capacità di accadere in modo istantaneo e convincente, un rifiuto totale della menzogna (in arte non si può mentire, così come nelle preghiere), un'eloquenza che è dentro e va oltre le parole, e una logica rigorosa che funziona senza bisogno di parole, sul piano della struttura.
"L'incarnazione e altre incarnazioni"

venerdì 20 gennaio 2012

Non si tratta di una cultura polverosa




Mi ha sempre colpito l'accusa verso un cattolico


di rappresentare una cultura tradizionale, polverosa, 


accademica. 


In effetti il cattolicesimo parte dall'uomo e si trovano 


compagni i più grandi scrittori, 


da Péguy a Claudel, da Dostoevskij a Thomas Mann, 


da Leopardi a Rilke. 


Una posizione culturale corretta, infatti, non ha paura 


di nulla, incontra l'umano e trattiene ciò che è giusto 


senza lasciarsi deviare dall'ideologia. 


Il saggio tira fuori dal suo tesoro cose vecchie 


e cose nuove. 


Il cattolico ha navigato tra le pagine di Shakespeare o di 


Pavese condividendone a fondo lo spessore 


umano e ritrovando la ricchezza di quella 


domanda umana la cui risposta adeguata è Cristo. 



mercoledì 18 gennaio 2012

Purtroppo accade



Mi sono stancato di pensare e di cercare cause e motivi.
Con i tempi che corrono le difficoltà economiche rendono il tutto più grave e, molte volte, si ripercuote sui figli.
Il divorzio è impossibile per i costi da sopportare.


L'eccezionalità dell'evento accaduto

Quando si incontra una persona importante
per la propria vita,
c'è sempre un primo momento che ci fa
percepire un presentimento che qualcosa
in noi è messo alle strette dall'evidenza
di un riconoscimento ineludibile:
"Ecco, è lui, ecco, è lei.".
Ma solo lo spazio dato dal ripetersi di
questo avvenimento carica l'impressione
di peso esistenziale.
Cioè, solo la convivenza lo fa entrare
sempre più radicalmente e profondamente in noi, fino
a che, ad un certo punto è assoluto.
Ma non basta.
La conoscenza sarà una persuazione che avverrà
lentamente e nessun passo successivo
smentirà i precedenti.
Dalla convivenza deriverà una conferma di
quella eccezionalità dell'evento accaduto.
Si sperimenta ciò non come una vaga
eventualità, ma nella sua evidenza stringente.
Abbiamo bisogno subito di capire
che l'amore è fatto dal ripetersi di tanti riconoscimenti,
cui occorre dare uno spazio e un tempo
perché avvengano.
L'uomo di oggi ha fretta o inganna se stesso.
Per questo l'amore diventa solo un gioco che
prima o poi finisce per annoiarci.

martedì 17 gennaio 2012

Lo stupore

De Lubac, in  Paradossi e nuovi paradossi,
osserva che "il conformista", quell'uomo che aderisce
alla mentalità comune, prende perfino le cose dello spirito
per il loro aspetto formale, esteriore.
L'obbediente invece prende perfino le cose della terra
per il loro aspetto interiore e sublime.
Per questo occorre coltivare una dote umana che è
immediatamente propria del bambino
e diventa grande quando è propria dell'adulto: lo stupore.
Giovanni e Andrea si mettono a seguire Gesù.
Gesù si volta e dice: "Che cosa cercate?".
"Maestro, dove abiti?".
"Venite e vedrete".
Ed essi andarono e rimasero quel giorno con Lui.
Immaginiamo quei due che vanno dietro, tutti intimiditi,
a quel giovane uomo che li precede.
Chissà con quale stupore lo guardavano e lo ascoltavano!





lunedì 16 gennaio 2012

La coscienza della propria incompiutezza

Il bene dell'io, come il bene comune, è un bene relazionale fatto di scelte definitive e stabili, che mantengano la caratteristica della permanenza, di un impegno di fedeltà e di costruttività.
L'incapacità di permanere nella scelta significa l'incapacità di una effettiva responsabilità.
Illudendosi di essere libero solo perché  può continuamente cambiare le sue scelte, l'uomo finisce spesso per essere condizionato dalla mentalità dominante, dal potere enorme del mass-media. In realtà, spesso il potere sceglie lui, e l'uomo non è più protagonista. Solo la coscienza della propria identità rende protagonisti.

domenica 15 gennaio 2012

L'esperienza cristiana

penetrando nel nostro orizzonte
fa affiorare tutta la drammaticità della nostra esigenza.
Non si può dire io infatti senza pagare
qualcosa, senza che un'esigenza
strana che ci destina a una fatica venga indicata,
senza che una sofferenza venga introdotta,
e senza che un desiderio di felicità,
normalmente soffocato nella distrazione,
prenda corpo.
L'avvenimento cristiano porta nella nostra vita
una drammaticità che altrimenti non vi sarebbe.
Può succedere, però, che l'uomo scelga di dimenticarsene,
poiché esso inquieta, disturba, e preferisca abbandonarsi
alla confusione, oppure oscillare nell'aria come
una foglia staccata dall'albero.

La lontananza è una non presenza

(Gilberto Gil)
Toda saudade é a presença da ausência
De alguém, de algum lugar, de algo enfim,
Súbito o não toma forma de sim
Como se a escuridão se pudesse a luzir.
Da própria ausência de luz
O clarão se produz,
O sol na solidão.
Toda saudade é um capuz transparente
Que vede e ao mesmo tempo traz a visão
Do que não se pode ver
Porque se deixou pra traz
Mas que se guardou no coração.

Ogni saudade è la presenza dell`assenza
Di qualcuno, un luogo o un qualcosa, infine
Un improvviso no che si trasforma in sì
Come se il buio potesse illuminarsi.
Della stessa assenza di luce
Il chiarore si produce,
Il sole nella solitudine.
Ogni saudade è un capsula trasparente
Che sigilla e nel contempo porta la visione
Di ciò che non si può vedere
Che si è lasciato dietro di sé
Ma che si conserva nel proprio cuore.

A un certo momento della nostra esistenza c'è un impaccio che è lontananza.
Nelle azioni no, in quelle può essere determimante il movimento.
Andiamo a lavorare, non facciamo mancare niente ai nostri cari.
La lontananza è una non presenza.
La presenza è come uno guarda i suoi bambini, come uno guarda la moglie o il marito,
come uno guarda il passante, i colleghi d'ufficio, i compagni, l'amicizia.




sabato 14 gennaio 2012

Il pettirosso di Gino Paoli

Aveva gli occhi come un pettirosso
era una donna di undici anni e mezzo
si alzò la gonna per saltare il fosso
aveva addosso un vestitino rosso.
Mentre passava in mezzo a quel giardino
di settant'anni incontrò un bambino
voleva ancora afferrare tutto
e non sapeva cos'é bello e cos'é brutto
e l'afferrò con cattiveria
lei si trovò le gambe in aria
lui che cercava cosa fare
c'era paura e c'era male.
E il male lo afferrò proprio nel cuore
come succede con il primo amore
e lei allora lo prese tra le braccia
con le manine gli accarezzò la faccia
così per sempre si addormentò per riposare
come un bambino stanco di giocare
Gino Paoli asserisce che il brano nasce "dalla pretesa di umanità per tutti e due i protagonisti, anche del mostro" e ci propone la sua idilliaca lettura del violentatore, inteso come "un borderline che non sa cosa è bene e cosa è male"
"Lo stupro" - ci erudisce - "non si consuma fino in fondo, il vecchio ha un attacco di cuore mentre tenta la violenza e la bambina che lo vede a terra morente prova pietà invece di odio, anche perché priva di sovrastrutture"


Per me è uno schifo.





venerdì 13 gennaio 2012

L'identità del soggetto umano

Quando la tendenza della cultura moderna secondo cui la famiglia non fa parte del diritto naturale ma solo opzionale i giochi sono belli e fatti. Vedi ciò che dovrebbe essere naturale, ovvero quel rapporto ordinato tra generazioni che è la famiglia, spesso attraverso una costruzione sociale che è la scuola d'obbligo i film, i libri i telegiornali e i talk show ed una miserabile psicoterapia sociale da ausl ,viene ridotto a qualcosa di ingovernabile. Di maligno. Un orco è utile che ci sia sempre e tirarlo fuori all'occorrenza è conveniente.

Esigenza di infinito


 

 
 
Scavare su terreni soprattutto rocciosi, è molto faticoso; lo è anche scavare in noi stessi, sotto tante incrostazioni fatte d'abitudini e forse di vizi ormai consolidati.Credo sia un esercizio necessario a tutte le latitudini,altro che occidente,ma decisamente indispensabile oggi, così spesso protesi verso l'esteriorità, la superficialità, la banalità, le apparenze. I Padri della Chiesa dicevano: scava dentro di te. E' lì la fonte del bene, ed essa può sempre continuare a zampillare, se tu scavi sempre.


 

giovedì 12 gennaio 2012

Interroghiamoci sul perché

Per esplicare meglio il mio pensiero
non posso esimermi dal criticare
tutto ciò che è matematico e scientifico.
Queste discipline hanno la pretesa di ridurre tutta
la realtà a una legge ferrea definita.
La certezza dimostrabile e dimostrata
è un pericolo per tutti perché non sa
rispondere ai problemi del senso o non senso della
vita.
La conoscenza del come è sterile e lascia tristi
ponendoci davanti ai limiti della nostra ragione
e non interrogandoci sul perché

mercoledì 11 gennaio 2012

Il fatto nuovo si rivela







Tutto inizia grazie a un aforisma di Andrej Tarkovskij
"Lo sai bene: non ti riesce qualcosa, sei stanco e non ce la fai più. E d'un tratto incontri nella folla lo sguardo di qualcuno - uno sguardo umano - ed è come se ti fossi accostato a un divino nascosto. E tutto diventa improvvisamente più semplice".

martedì 10 gennaio 2012

L'incontro con il vero



La libertà è originalmente attaccamento al bene, e non una cosa neutra,

la possibilità di scegliere questo o quest'altro secondo

il proprio piacere, come dice la mentalità comune.

La libertà è inclinazione e destinazione al vero, al bello, al bene.

E' nell'incontro con il vero che la libertà è perciò

chiamata a realizzarsi.

Qual è l'obiezione che normalmente scoraggia la libertà?

Che l'aderire sia pieno di complicazioni, esiga delle condizioni.

lunedì 9 gennaio 2012

Mio figlio





Il tuo post mi fa tenerezza e mi fa pensare a quante cose non sono riuscita a dare a mio figlio: un bacio, un abbraccio, una carezza. Mia madre diceva che i figli si baciano di nascosto, di notte, senza che se ne accorgano. Io non l'ho fatto neanche di notte e non puoi immaginare quanto la cosa mi faccia star male. Ora che è diventato grande lo facciamo attraverso i suoi figli. Lui quando entra con loro dice: "Saluta la nonna, abbracciala...più forte,meglio" e io la stessa cosa. E' come se ci vergognassimo a mostrare i nostri sentimenti.
Giovanni una volta, dopo aver chiesto ripetutamente al papà se ero sua madre e viceversa, gli ha detto:"Allora perchè non l'abbracci?


domenica 8 gennaio 2012

La mafia cambia vestito

Il Procuratore antimafia Piero Grasso ha detto recentemente che non è cambiato molto da allora, da quando i giudici Falcone e Borsellino furono assassinati. 
Il solo cambiamento, mi sembra di capire, è che la mafia nei  grandi temi si è fatta più prudente.
In sostanza quella gente, soprattutto i capi in giacca e cravatta, ora la guerra preferisce farla con il libretto di assegni e così stiamo assistendo a un perverso e continuo intreccio tra politica e criminalità organizzata che nell'immediato, quando si viene a conoscere la verità, suscita sorpresa e scandalo ma subito viene relegata nel dimenticatoio della grande marmellata mediatica.
La commistione tra politici compiacenti e mafiosi intriganti è una specie di  leit motiv  dal quale sembra che la società siciliana non sia capace di liberarsi.
Per questo che alla lunga le commemorazioni e il ricordo di quei due galantuomini mi causa un senso di fastidio come le promesse non mantenute.





sabato 7 gennaio 2012

La Cassazione maschilista



Se il marito picchia la moglie in un contesto di dissidio tra coniugi derivante dal diverso credo religioso, non necessariamente viene integrato il reato di maltrattamenti, a condizione che si tratti di episodi sporadici ed espressione di una reattività estemporanea. La circostanza emerge da una sentenza della sesta sezione penale della Corte di Cassazione, che ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato dal Procuratore Generale di Catanzaro contro l' assoluzione di un uomo, decisa dal Tribunale catanzarese e confermata dalla Corte di Appello.

Tra l' uomo e la moglie vi erano stati in passato continui dissidi legati all'educazione religiosa che la donna, testimone di Geova, impartiva ai figli. Tali dissidi - aggravati da una relazione extraconiugale avviata dall'uomo - erano spesso sfociati in maltrattamenti, al punto che la donna aveva deciso di sporgere querela.

Sia il processo di primo grado, sia quello di secondo grado si sono conclusi con una sentenza di assoluzione dell' imputato, poiché i giudici hanno ritenuto che le condotte violente dell'uomo "fossero espressione - si legge nella sentenza della Cassazione - di una reattività estemporanea che affondava le sue radici nel clima di dissidio tra i coniugi derivate sia dalla diversa religione" praticata dalla donna, sia soprattutto dalla relazione adulterina" intrattenuta dall'uomo, "che, tuttavia, la congiunta era disposta a subire, non sollecitando la separazione dal marito".

venerdì 6 gennaio 2012

Oggi sembra prevalere



l'immagine di un padre assente, lontano,

insignificante sul piano educativo,

preoccupato soprattutto di proporre

in chiave maschile tenerezze e attenzioni materne.

Un padre che non spiega, non offre sicurezze,

non rimprovera neppure quando necessario,

ma gioca, sorride, intrattiene con dolcezza.

Più incline alla simpatia che all'autorevolezza, più

morbido, fluttuante, ondivago.

Con un grande rischio agli occhi dei figli:

l'incoerenza e quindi la scarsa credibilità.

giovedì 5 gennaio 2012

Homo urbanus

L'homo sapiens non ha cominciato la sua vita nel mondo come una creatura urbana. Campagne, foreste e coste sono state il suo vero habitat per oltre centomila anni.
Solo undicimila anni fa l'uomo ha cominciato a costruire qualcosa che assomigli a un villaggio. Ci sono voluti altre seimila anni per città superiori ai centomila abitanti. Quindi, un lungo cammino ha portato l'uomo verso le città. Oggi, nel 2012, la metà della popolazione mondiale si trova concentrata nelle metropoli. E sappiamo tutti che le grandi città ospitano immense baraccopoli. Per esempio Kibera, con un milione di persone, che si è sviluppata in piena Nairobi.
La domanda che mi pongo è perché gli uomini preferiscano lo squallore terrificante delle bidonville alla "sana" miseria della campagna.
Provo a rispondermi: "Niente come la metropoli alimenta l'idea che "farcela" è possibile".

mercoledì 4 gennaio 2012

L'intellettuale


è colui che, in un corpo a corpo tra
esistenza e idealità,
rischia un giudizio storico calato nella vita
del proprio Paese.
Un giudizio che quando è autentico confina
l'intellettuale in una scomoda solitudine.
Intellettuali sono stati Gobetti, Gramsci, Testori e Pasolini.
Pasolini è il grande diagnostico della
rivoluzione antropologica in Italia,
quella rivoluzione per cui dalla metà degli anni 50
alla metà degli anni 60 avviene un passaggio
velocissimo da un mondo tradizionale
fondato su una concezione umanistica e solidale
a un altro in cui trionfano egoismo, apparenza, vuoto morale.
E' il mondo del Nuovo Potere che nella sua ingannevole
tolleranza persegue un'omologazione generalizzata.




martedì 3 gennaio 2012

Ecco l'amore!

L'amore all'altro non è una cosa generica, come un gran vento caldo che all'improvviso in certe giornate primaverili fa dire: "Toh, è già estate".
La dedizione di sé all'altro è una cosa molto concreta. Perché l'Io vive, non come un nuvolone astratto, vive come atto.
La legge dell'io è darsi, è l'amore come darsi all'altro. Darsi all'altro significa muoversi verso un altro, ascoltare, comprendere ed esaudire le esigenze dell'altro.
C'è una mamma che vuol bene al suo bambino, ma se il bambino si ammala, lei non fa neanche un passo perché lei è un po' pigra.
Il bambino può crepare con la madre che gli vuole benissimo.

Il pensiero debole

Ci troviamo al culmine della diffusione di un fenomeno che appare ormai irrefrenabile: ogni campo del sapere sembra intaccato e affetto da un’epidemia che lascia poche speranze per il nuovo millennio. Si tratta del relativismo, struttura portante del cosiddetto "pensiero debole", che la "modernità" ha inflitto alla nostra civiltà diffondendolo a dimensione planetaria sotto morfologie solo apparentemente cangianti, come indifferentismo, nichilismo, pirronismo, soggettivismo, individualismo, ecc., in campo ontologico, gnoseologico, culturale, etico, terminologico.

La morale tascabile

Ognuno pretende di avere la propria morale:

ma questa è la più grande e triste menzogna.

Che ogni uomo abbia la sua morale significa

che ognuno è dominato dalla moralità del potere,

cioè dalla morale dei valori comuni,

stabiliti da coloro che hanno i mezzi per farlo.

Così per una pressione irresistibile

tutti coloro che pretendono avere una loro morale

finiscono sotto il dominio del potere.

Colletto di trina bianca

La vettura si avvicina a una fermata e una ragazza è pronta a scendere.

E' vestita di nero, le pieghe della gonna si muovono appena, ha la camicetta attillata con un colletto di trina bianca dalle maglie minuscole.
Ha il volto bruno, i capelli castani scuri e piccoli ciuffi disordinati sulla tempia destra.
Io non posso nemmeno giustificare perché mi trovi su questa piattaforma, perché mi aggrappi a questa maniglia e mi faccia trasportare da questa vettura, perché la gente si scansi davanti alla vettura o cammini imperterrita, o si riposi davanti alle vetrine. Del resto nessuno me lo chiede, ma ciò non ha nessuna importanza.

lunedì 2 gennaio 2012

Il Risorto


Esplode nel presente, in tanti, l'invocazione potente della Scrittura: "Vieni, Signore Gesù; iniziando così a trasformare il mondo secondo una grande alba che è autentica analogia con quello che sarà l'ultimo dei giorni.





















 








 


domenica 1 gennaio 2012

Il cornuto intelligente

Si fa presto a dire
"Ho fatto un incontro".
L'incontro deve avere le caratteristiche di eccezionalità per essere preso in considerazione.
L'altro giorno, così per fare qualcosa di nuovo, ho preso il tranvai.
C'era un normalissimo tranviere che faceva trac-trac con la manovella.
Ho pensato. Ecco, torno da mia moglie e dico: "Sai, ho fatto un incontro! Un tranviere".
Ma dai, non è serio. Non è un incontro.
Ma se, mentre sei lì col tranviere e questo inchioda di schianto il tranvai perché uno è passato veloce e poi apre lo sportello e grida "Cornuto!", la cosa si fa interessante.
E sì, il passante offeso corre dietro al tram, si apre un varco, arriva vicino al tranviere e gli dice: " Mi scusi, ma perché mi ha detto cornuto? Come fa a sapere che io sono un cornuto?". E il tranviere che comincia a tremare come una foglia, si giustifica: " Non si offenda, lei ha attraversato all'improvviso e mi è scappata l'invettiva".
"No, no lei ha ragione, io sono cornuto. Perché, vede, io mi sono sposato. Poi sono andato in Inghilterra, a Londra, sono stato due anni a lavorare, sono tornato e mia moglie aveva un bambino. Lei cosa avrebbe fatto?"
Il tranviere fa un cenno e l'altro: " Eh, me lo sono tenuto! Soltanto che il bambino è cresciuto e bisognava mandarlo all'asilo, dalle suore a pagamento. E dopo l'asilo c'erano le elementari e mia moglie mi ha detto: " Lasciamolo dalle suore"....che mi costa, mi costa un occhio della testa. Dopo la scuola elementare, la scuola media ancora dalle suore.... cosa vuol farci sono troppo buono e l'ho lasciato lì dalle suore, sempre pagando l'ira di dio. Finita la media gli ho fatto fare il Liceo e in una scuola privata a pagamento. Lei cosa avrebbe fatto? Gli ho fatto fare il liceo. Quanto mi è costato 'sto figlio. Ma la settimana scorsa non ci ho visto più. Mia moglie mi fa: " Senti, ha finito il liceo bene, mandiamolo all'Università".
" Ah no, no! sono sbottato a dire. "Fino a questo punto proprio no!" Perché il figlio di una buona donna, al massimo, può fare il tranviere!".

I Sacramenti

La vita di Cristo è la morale perché le regole della Chiesa sono l'applicazione degli insegnamenti di Cristo.
Per capire l'amore come Cristo lo intende dovremmo essere anche noi Cristo.
Per esempio i Sacramenti non li ha inventati la Chiesa ma sono istituiti da Cristo.

Battesimo.
Confermazione.
Eucarestia.
Penitenza.
Unzione degli infermi.
L'Ordine.
Il Matrimonio.

I sacramenti toccano tutte le tappe della vita del cristiano.

Il Battesimo è il fondamento di tutta la vita cristiana perché apre l'accesso agli altri sacramenti.
Nei Vangeli è scritto che Gesù stesso che era immune dal peccato originale volle farsi battezzare dal Battista.

La prima origine del sacramento della Confermazione risale agli Apostoli che attraverso l'imposizione delle mani comunicavano il dono dello Spirito a completare la grazia del Battesimo.

L'Eucaristia fu istituita nell'ultima cena da Cristo:

Matteo:

Ora, mentre essi mangiavano, Gesù prese il pane e, pronunziata la benedizione, lo spezzò e lo diede ai discepoli dicendo: "Prendete e mangiate; questo è il mio corpo".
Poi prese il calice e, dopo aver reso grazie, lo diede loro, dicendo: "Bevetene tutti,
perché questo è il mio sangue dell'alleanza, versato per molti, in remissione dei peccati.
Io vi dico che da ora non berrò più di questo frutto della vite fino al giorno in cui lo berrò nuovo con voi nel regno del Padre mio".

Il sacramento della Penitenza:

E detto questo, soffiò su loro e disse: Ricevete lo Spirito Santo. A chi rimetterete i peccati, saranno rimessi; a chi li riterrete, saranno ritenuti" (Gv 20:22-23).

L'Unzione degli infermi:

Gesù chiede ai malati di credere. Si serve di segni per guarire: saliva e imposizione delle mani, fango e abluzione.


Il sacramento dell'Ordine è quello grazie al quale la missione affidata da Cristo ai suoi Apostoli continua ad essere esercitata nella Chiesa. E' dunque il sacramento del ministero apostolico.

Il Matrimonio:

Alle soglie della sua vita pubblica, Gesù compie il suo primo segno, su richiesta di sua Madre, durante una festa nuziale, le nozze di Cana.
Vi riconosce la conferma della bontà del matrimonio e l'annuncio che ormai esso sarà un segno efficace della presenza di Cristo.


anno 2012

La vettura si avvicina a una fermata e una ragazza è pronta a scendere.
E' vestita di nero, le pieghe della gonna si muovono appena, ha la camicetta attillata con un colletto di trina bianca dalle maglie minuscole.
Ha il volto bruno, i capelli castani scuri e piccoli ciuffi disordinati sulla tempia destra.
Io non posso nemmeno giustificare perché mi trovi su questa piattaforma, perché mi aggrappi a questa maniglia e mi faccia trasportare da questa vettura, perché la gente si scansi davanti alla vettura o cammini imperterrita, o si riposi davanti alle vetrine. Del resto nessuno me lo chiede, ma ciò non ha importanza.

chi era Manu








Ieri, se non è stato un sogno,

sono andato a trovare le caprette.


Lascio uno spazio vuoto per permettervi di lasciare libero sfogo al vostro stupore.

Stavo su questa sedia, con il monitor e la tastiera.
E' venuta mia moglie:
"Augù, la parrucchiera è piena di clienti.
Vorrei andare a trovare le caprette.
Vuoi venire?".

Sono rimasto perplesso. Non conosco caprette.
Difficilmente dico di no a mia moglie.
Camicia, jeans, e l'avventura è cominciata.

Lei indossava un abitino grigio e una sciarpa di seta curiosa. Pure grigia, ma enorme.
Un filo di colore sulle labbra, occhi celeste chiaro, i capelli biondi.
Nelle mani qualche foglia di verdura.

Il posto delle caprette non era lontano.
A sud dello Stadio Adriatico. Un prato verde, ai margini della pineta dannunziana, dalle tamerici salmastre.

Tante volte mi era capitato di passare di lì, ma le caprette non le avevo mai viste.

Sì, le caprette ci sono. Anche le galline e un piccolo cinghiale nero.

Le bestioline hanno visto Manu e si sono presentate.
Ha offerto la verdura, le ha chiamate per nome.
Ho l'impressione che le caprette abbiano risposto.

Ho chiesto a Manu: " Ma le conosci da tanto le caprette?"
Mi ha risposto: "Sì, da tanto. Mentre tu eri al lavoro, avevo sempre un attimo di spazio
libero per trovare le mie amiche".